San Rabano, un tesoro nel mare verde

Scrigni d’oro e gioielli, custoditi da fantasmi di monaci senza testa: in molti andarono a cercarli, nelle rovine dell’abbazia di San Rabano, da secoli abbandonate in mezzo ai boschi dell’Uccellina. E qualcuno ci lasciò la pelle,  mentre altri se ne tornarono folli o – come narrano le leggende diffuse in questo verde angolo di Maremma – con i capelli bianchi per il terrore, provocato dall’incontro con i custodi del tesoro. Before Chartres garantisce qui una prima visita senza rischi, poiché in questa pagina di spettri non ne possono entrare: ai lettori poi la scelta di andare a vedere di persona, e a cercare di persona il tesoro dell’abbazia – che c’è, eccome! – inseguendo e sfidando le leggende.

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Il monastero in una bella foto di Giuliano D’Angelo

Le rovine di “San Rabano” sono quanto resta di un insediamento monastico dell’alto medioevo, tra i più importanti del Grossetano. L’abbazia fu costruita su un pianoro in quota, affacciato sul mare; i suoi resti di pietra grigia sono circondati da un bosco continuo ed esteso, e l’area oggi è forse ancora più verde di un tempo, inserita com’è nel Parco regionale della Maremma. E’ proprio il contesto – il blu del mare in lontananza, e il verde della fitta macchia mediterranea, in cui spicca il fortino grigio delle pietre antiche – che rende notevolissimo il sito e unica la visita. Ma di grande interesse è anche la struttura in sé: si conservano in sostanza la chiesa abbaziale, diroccata ma ben riconoscibile nei suoi tratti peculiari, il grande campanile conservato in toto, la base di un’altra torre, singolare nella sua forma rotonda, sul modello ravennate, e poi la traccia – poco più delle fondamenta emergenti dal terreno – di tutto il complesso degli edifici monastici, con la foresteria, la sala capitolare, il chiostro, la biblioteca, disposti secondo il consueto ordine. Della chiesa, in origine coperta da volte in pietra e ora protetta da una moderna struttura in resina e metallo, sono di gran pregio la parte absidale, ben conservata, e il tiburio all’incrocio tra navata e transetto. Scarna la facciata soprelevata per funzioni difensive; e tutto il complesso mostra di essere stato fortificato nel XIV secolo e circondato da mura protettive merlate, che restano solo in parte. Una torre difensiva tardomedievale si affianca al monastero, raddoppiando il profilo alto del campanile. Così sfiancata a metà e per metà ancora in piedi, affacciata sul mare e doppiamente turrita, San Rabano richiama Sant Pere de Rodes in Catalogna: nel confronto, è sconfitta quanto a qualità artistica, ma a modo suo risponde e si fa onore quanto al contesto naturale in cui si inserisce.

Pur se indebolita nella sua potenza già qualche secolo dopo la fondazione – fu vittima di ripetute scorrerie dei pirati e dei briganti, e più volte contesa e assediata nella contesa secolare tra le famiglie dominanti nel Senese e nel Grossetano – e già praticamente abbandonata nel XVI secolo, l’abbazia di San Rabano è davvero un tesoro di pietra custodito da un immenso scrigno verde; i boschi intorno lo proteggono dalle folle dei visitatori – ci si arriva solo a piedi, camminando nei boschi per un paio d’ore – e allo stesso tempo ne fanno la meta di una splendida passeggiata, unendo arte e natura in un itinerario particolarissimo e pieno di fascino. Vale la pena andarci, evitando magari le notti di luna piena e gli orari preferiti dai fantasmi.

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Uno scorcio delle rovine

Non si sa molto dell’eremita a cui l’abbazia è ora tradizionalmente associata nel nome: secondo la vulgata, aveva il suo romitorio nei dintorni, e solo dopo l’abbandono dell’abbazia – in origine dedicata a Santa Maria Alborense – ne fece il proprio rifugio e le diede il proprio nome. Altre leggende raccontano, come detto, di un tesoro custodito tre le rovine, a cui secondo alcuni montano di guardia i fantasmi, secondo altri una chioccia d’oro con i suoi dodici pulcini altrettanto rilucenti e preziosi. Anche i cavalieri templari – Before Chartres diffida di loro quanto dei fantasmi e delle chiocce d’oro – avrebbero posseduto e abitato per un periodo il complesso… Tutte queste vicende poste sul confine tra storia e mito arricchiscono di fascino la visita a “San Rabano”: per programmarla, ci si informi presso l’Ente Parco regionale della Maremma, che regolamenta gli accessi e li organizza secondo diversi itinerari.

P.S.: Un grazie a Maricla Bicci che, leggendo su Before Chartres di altre chiese “irraggiungibili”, ha preteso con dolcezza che qui si parlasse anche di San Rabano. Giustamente.

2 pensieri su “San Rabano, un tesoro nel mare verde

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