Cortazzone, caos allegro in cantiere?

Serve davvero immaginare e scrivere, come fanno in molti, che il fascino della chiesetta di Cortazzone sta in quei rilievi “paganeggianti”, in quei seni di donna scolpiti, in quell’amplesso raccontato nella pietra? Io non credo. E non do credito a chi, a partire dalle tante e pittoresche immagini sparse sulla parete meridionale della chiesa, parla di simbologie orgiastiche, che a loro volta dimostrerebbero la preesistenza di un tempio pagano e – nientepopodimeno – la persistenza di pratiche rituali orgiastiche, che la povera chiesetta avrebbe ereditato e che nella stessa San Secondo sarebbero proseguite anche nel medioevo cristiano.

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Decorazioni nelle absidi (foto: Paolo Valpy)

Non riesco a considerare credibili simili ricostruzioni. Girando intorno a questo piccolo capolavoro, isolato su un colle dell’Astigiano, ho visto bene anch’io che a fronte di una facciata decorata in modo semplicissimo, sboccia invece sul lato meridionale, e ancor di più nella parte alta di questo lato, un chiarissimo sforzo di abbellimento e arricchimento; vedo come le lesene e gli archetti si arricchiscono di motivi geometrici e floreali; vedo com’è inquadrata e sottolineata la seconda entrata della chiesa, posta appunto su questo lato; vedo le finestre ben finite, le scacchiere, l’aquila, gli intrecci e le sirene che fanno di questa parete esposta a sud la parte più vivace di tutta la struttura, quanto agli esterni. E con tutto questo, la parete meridionale di Cortazzone, più che indurmi a pensieri sulle reminiscenze pagane e sui culti erotici, mi riporta a due pensieri ben più banali e forse ben più fondati.

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La parte alta della parete meridionale, decorata e illuminata (foto: Paolo Valpy)

Il primo pensiero è il seguente. Si conferma con evidenza, a Cortazzone, come i due diversi lati di una chiesa medievale hanno due diverse funzioni, e per questo ricevono spessissimo due diversi trattamenti. Poiché infatti la chiesa medievale è “orientata”, cioè “guarda ad oriente”, la sua facciata sta a ovest, e le absidi sono poste, appunto, ad est; quanto alle pareti laterali, ne consegue che una sta a sud, sempre illuminata, sempre favorita dall’insolazione; sarà la parte “preferita”, avrà spesso un portale e un ingresso, secondario rispetto a quello della facciata ma comunque nobile, frequentato, vissuto; e se ci sarà un chiostro, sarà addossato a questo lato, perché possa restare in pieno sole. L’altra parete della chiesa, e l’altro lato, posti per forza a nord, avranno ben altro destino: la parete non viene mai illuminata dal sole – lo mostra bene la bella foto di Paolo Valpy – e sarà quindi inutile decorarla; questo lato non avrà accessi e portali, poiché è privo di luce e freddo; e lo stesso destino toccherà al terreno adiacente a questa parete: che sarà sempre in ombra, per nulla utilizzato dai fedeli, e dedicato invece ai morti, al cimitero, al lutto. Guardando la facciata, allora, il lato sinistro della chiesa sarà quello povero, freddo, buio, morto: sarà quello “sinistro”, nell’accezione che l’aggettivo “sinistro” ha preso, guarda caso, proprio dagli effetti dell’orientamento delle chiese nel medioevo.

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Cortazzone e il suo lato nord in ombra (foto: Paolo Valpy)

A Cortazzone questa differenza tra i due lati appare con evidenza. Ed è bello osservare come sia percepibile anche nel giro delle absidi: quella a sud ben decorata, in continuità con quanto accade con la “famosa” parete meridionale; quella centrale poi via via più povera mentre si estende nel giro da sud a nord; quella settentrionale spoglia quanto la facciata a cui si lega. Guardare per credere.

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Cortazzone, le absidi

Ma torniamo al lato “caldo” della chiesa di Cortazzone: il fiorire scomposto e birichino delle decorazioni su questa parete conferma, come dicevamo, una seconda lettura, riguardante stavolta i ritmi e il lavoro di un cantiere medievale. Riassumiamola così: liberiamo scalpellini e muratori dalla guida dell’abate, e state certi che si divertiranno. Secondo questa lettura, ciò che accade sulla parete meridionale della chiesetta di San Secondo è… un normalissimo caos da cantiere lasciato a se stesso: “Dobbiamo farlo bello e ricco, questo lato, e lo faremo; noi scalpellini ci diamo dentro, e se nessuno ci dice quali soggetti scolpire, noi qualche idea simpatica ce l’abbiamo; e qualcuno spieghi ai muratori di avere un po’ di rispetto, e di non porre in opera così a casaccio le cose che abbiamo scolpite”. Non credete a questa tesi che fa di Cortazzone un cantiere “esuberante”? Eppure accade anche all’interno, nella piccola navata, che i capitelli antichi e primitivi si susseguano in un pur affascinante disordine; per dirla con le parole di Sandro Chierici, in “Piemonte Romanico” di Jaca Book, il quale scrive che a Cortazzone “pare che i decoratori siano stati per un momento lasciati privi di guida, e che abbiano potuto agire seguendo il loro istinto più che un’indicazione autorevole”. Parole ben più sagge ed eleganti delle nostre, ma che arrivano alla stessa conclusione.

Più che vere e proprie orgie, a San Secondo, immaginiamo una divertente confusione, che ci lascia comunque una delle più pittoresche pareti scolpite del romanico italiano, e capitelli ugualmente esuberanti a reggere gli archi della navata.

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La navata di San Secondo vista dal presbiterio

 

 

 

 

9 pensieri su “Cortazzone, caos allegro in cantiere?

  1. Roberto Gherzi ha detto:

    Conosco bene questa Chiesa….sono d’accordo su ogni parola del solito intrigante e intelligente commento. Non sarei riuscito a farlo cosi’ bene nemmeno in un mese. La semplicita’ con cui descrivi queste meraviglie desta curiosita’ e interesse in ogni riga anche in quelli che, come me, conoscono bene il soggetto. GRAZIE.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Luca Borgia (da FB):
    Qua, tra novarese, vercellese e laghi, i lati settentrionali delle chiese romaniche sono tutti più “poveri” rispetto alle pareti opposte, e deduco sia prassi molto diffusa un po’ ovunque. Non è zona di sculture, ma ci si basa sulle specchiature, sugli archetti, sulle aperture. Vale addirittura per qualche campanile, come S. Giulio di Orta o S. Pietro a Tronzano Vercellese (il primo ha il lato settentrionale cieco e liscio, il secondo a nord mostra finestre murate o nemmeno impostate oltre alla parte più bassa della canna con due specchiature mentre gli altri lati ne han 3). Beh, quasi tutti: fa eccezione S. Maria di Armeno, i cui fianchi non hanno particolari differenze

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Antonella Fabriani Rojas (da Fb):
    Ricordo questa chiesetta perchè poco tempo fa avevo pubblicato qualche immagine di quelle di cui parli, perciò ho letto subito.
    Le orge, come si legge nelle definizioni, sono feste di molte persone che si divertono assieme in modo licenzioso dove tutto è permesso. Invece qui l’immagine raffigura un accoppiamento ma non un coito che abbia qualcosa di erotico o di ammiccante. Si vedono due organi sessuali molto ben definiti ma esagerati, sia per l’uomo e sia per la donna. Nè mancava la capacità di eseguirli in modo ‘esuberante’ o più allegro, diciamo così, mentre mi pare quasi una illustrazione di libro scientifico sebbene non ci siano rapporti anatomici reali. Anche una mammella scolpita, un fiore con 9 petali al cui interno ci sono altri 9 petali, una decorazione che non so come chiamarla composta da strani nove ‘baccelli’ con qualcosa dentro; un uccello che mangia e al contempo depone un uovo.
    Insomma a me sembrano tutti simboli di fertilità, propizi per l’accoppiamento, per il concepimento, per la gestazione che è di 9 mesi, cioè tutto ciò che deve succedere prima della nascita perché questa avvenga.
    Gli antichi romani non si facevano scrupoli a rappresentare ex voto con parti anatomiche anche delle ‘parti vergognose’ (come venivano chiamate in italiano molti secoli dopo), ma gli ex voto che ho visto di periodi più vicini a noi (raccolti in molti santuari e chiese) rappresentano il ‘tutto’ (il ventre) per la ‘parte’. Il medioevo non aveva problemi a mostrare nudità ed organi sessuali, come tante volte abbiamo visto qui. Resto perciò dell’idea che quella chiesetta di San Secondo possa aver ospitato un piccolo santuario dove ci si andava a propiziare un buon matrimonio ricco di prole, o si andava a pregare per problemi di infertilità. Forse col tempo è caduta in disuso, forse è stato per un periodo breve, forse sembrava pagana ma di pagano non ha niente dato che alcune chiese in particolare, come la Madonna del Parto e simili, erano frequentate dalle donne proprio per ingraziarsi la benevolenza divina, data l’altissima mortalità a causa del parto.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Francesco Sala (da Fb):
    Probabilmente i lapicidi scolpivano a terra ed erano poi i muratori che fissavano i loro prodotti, anche a casaccio. I lapicidi finito il loro lavoro se ne andavano e cambiavano cantiere, lasciando ad altri la posa dei loro manufatti. Non era sempre così ma, in questo caso, sembra proprio di sì.

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  5. Paolo Salvi ha detto:

    Una delle chiese più pregevoli del romanico astigiano, che ho avuto il piacere di vistare nel luglio 2018. Davvero originale la scultura del fianco sud, in qualche modo anche gioiosa, divertente. Presumo che i riferimenti sessuali siano proprio da attribuire ad un auspicio di fertilità, fondamentale, piuttosto che di riti orgiastici, direi abbastanza desueti all’epoca, più che in altre precedenti.
    Nell’insieme l’edificio ha molto fascino in tutte le sue membrature, decorazioni scultoree, in particolare nelle absidi, arricchite da decori geometrici in pietra e cotto.

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  6. Fabius Dieciscudi ha detto:

    L’ipotesi di Antonella è sensata. Io aggiungo un’altra considerazione: se le rappresentazioni in oggetto fossero state frutto dell’allegria dei lapicidi, senza approvazione, sarebbero state successivamente cancellate o corrette dall’autorità ecclesiastica. Traggo la conclusione che si trattava di un modo per richiamare i fedeli alla giusta concezione della sessualità. D’altronde le melusine su architravi e facciate di chiese non sono affatto rare.

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