Il Re dei Re? Sceglie l’artista romanico

Se sei un sovrano, importa assai l’immagine che offri della tua regalità. Assiso in trono, negli abiti e con i segni del potere, devi saper significare tutta la potenza e tutta l’autorità che possiedi. E questo vale ancor di più nel medioevo. E vale ancor di più se non sei un re qualsiasi, ma il “Re dei re”, e tutti osservano e commentano, da sotto l’abside in cui sei rappresentato, se davvero sei padrone dello spazio in cui ti trovi, di quel trono e di quell’angolo della tua corte regale, prima ancora che del tuo Regno.

Il tempo romanico, così attento alle gerarchie, e insieme così attento alla forza evocativa dei simboli e delle immagini (e quindi a suo modo così attento all'”immagine”), ha via via sviluppato la sua capacità di rappresentare, anche solo nei gesti, l’autorità e il potere. Lo ha fatto, in particolare, proprio ripetendo il tema onnipresente del Salvatore in trono, dove generazioni di pittori e scultori hanno potuto mettersi alla prova e mostrare come un vero Sovrano sta seduto in trono, e come da là domina il mondo. E se all’inizio questo lungo tempo medievale si è come fidato della lezione bizantina – autorità è fontalità, immobilismo, ieraticità – via via al contrario ha poi imparato a mettere al servizio di questa esaltazione della regalità una delle sue armi migliori: ha fatto ricorso, cioè, alla propria magistrale attitudine alla “monumentalità” della pittura.

Sant'AngeloInFormisAbside

Gli spazi vasti e vuoti nel catino di Sant’Angelo in formis

Di questo viaggio, di questo progresso della capacità di esprimere nel catino absidale la potenza del Salvatore, due imponenti rappresentazioni medievali del “Cristo in gloria” – la prima dell’abside della basilica di Sant’Angelo in Formis, in Campania, la seconda a Montoire, nell’Ile-de-France – ci raccontano il punto di partenza e il punto di arrivo.

Sant'AngeloInFormisCatino1

L’abside di Sant’Angelo in Formis

Nella basilica campana, tutta linee e spazi definiti e delimitati, il catino dell’abside è un perfetto quarto di sfera, a cui si aggiunge, sotto, una fascia rettangolare con la teoria degli angeli. Qui, però, pur col suo sguardo intenso, e pur allargando in modo ampio il braccio benedicente, il Salvatore seduto in trono non riesce affatto a riempire la scena; sopra la sua testa c’è spazio, addirittura, per un’ulteriore calotta in cui trova posto la colomba dello spirito; intorno, le quattro figure dei viventi vagano nell’azzurro come astronauti in passeggiata nello spazio infinito. Di questo Sovrano e dei suoi ordini, quasi neanche s’accorgono gli angeli che pure, subito sotto, sono lì per servirlo. La lezione bizantina, in parte dimenticata – a Ravenna certi re e certe regine hanno ben altra forza! – e in parte fin troppo presente, produce un Re senza spessore.

Guardate invece il Cristo di Saint-Gilles-in-Montoire. In un altro articolo abbiamo detto quanto è bello; qui invece ci concentriamo su come domina lo spazio, lo conquista a sé, lo pervade espanso e gonfiato. Non serve un trono, a questo Sovrano, per tenere giudizio e governare; ma una “mandorla” di forza emana dal suo corpo, e su un’altra minore siede gigantesco. Gli angeli e i Viventi sono intorno a Lui come una banda di compagni d’arme che nella battaglia gli fanno corona e nella festa gli danzano intorno. Ma quel che più conta, quel che più contribuisce ad ingigantire la figura del Re e la sua autorità, è il modo in cui anche il corpo del Cristo aggredisce lo spazio, rompe i confini: mentre i piedi invadono anche la sottile fascia che in basso delimita l’affresco, l’intera figura del Salvatore evade dalla conca del catino, evade dai confini del quarto di sfera, che non esistono più, e trapassa, in realtà, nella volta che copre il presbiterio. Immanente, domina così e sovrasta chi lo guarda dal basso, che lo vede disteso nel bianco vestito ad occupare tutta la copertura dello spazio più sacro.

MontoireAbsideM3

Il Cristo in Gloria nell’abside di Montoire

Ed è evidente, a Montoire, che la pittura romanica è pittura monumentale. Come fa in mille chiese romaniche la scultura, che in questi secoli intreccia un dialogo fittissimo con le strutture architettoniche che la ospitano e ne sono permeate, allo stesso modo la pittura romanica diventa essa stessa architettura. Si dilata negli spazi, diviene parete e volta, e muro, e struttura, e si trasforma essa stessa spazio. E al Pantocratore a due dimensioni di Sant’Angelo in Formis risponde a Montoire un Cristo che tutto ti copre, come una grande nuvola autunnale che avanza e incombe.

Se io fossi un re, e m’importasse assai della mia immagine, mi rivolgerei senza dubbio ad un pittore romanico. Che non farà un ritratto fedele, né un’aulica icona del mio retaggio antico; ma scolpirà col suo pennello un monumento alla mia regalità, in grado di riempire – come fa il Re dei Re di Montoire – il luogo e il tempo e gli occhi di chi guarda.

DSCF1307

L’abside di Saint-Gilles-in-Montoire, con il Cristo che si “dilata” sulla volta del presbiterio

 

 

2 pensieri su “Il Re dei Re? Sceglie l’artista romanico

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Splendido raffronto, suggestiva la conclusione. L’alfa e l’omega degli affreschi romanici espressi attraverso ad uno dei simboli, anzi, al simbolo per eccellenza delle chiese romaniche, il Cristo in Gloria del catino absidale. Chapeau!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.