“Resta con noi, Signore, che si fa sera”

“Resta con noi”, gli dice uno dei discepoli. E con il braccio proteso cerca di trattenere il Signore. “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino” gli dicono, appena giunti ad Emmaus. Ma il Maestro si sottrae, e sembra deciso ad allontanarsi da loro.

Mentre avveniva questo dialogo di gesti, che l’artista del chiostro di Silos ha reso indimenticabile, i due viandanti non avevano ancora riconosciuto il Signore; già però si aggrappavano alla sua presenza. Sbandati e persi e in fuga – come lo siamo noi in queste settimane – i due discepoli si allontanavano dalla città, dove tutto ormai era appestato dalla morte del Messia in cui avevano creduto. Avevano pensato forse di possederla già, la ricca Gerusalemme; e nella città sfavillante cullavano il sogno di essere i primi, gli Apostoli, i più vicini al nuovo Re. Ma questi era miseramente morto in croce, e già dal suo sepolcro – che pure era vuoto! – i discepoli delusi sentivano uscire il tanfo della più cocente delle delusioni.

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I due discepoli “di Emmaus” provano a trattenere Gesù

Nel meriggio sconsolato, però, l’incontro con questo “altro” pellegrino aveva riacceso nel cuore dei due la piccola fiamma della speranza; solo più tardi capiranno il perché, ma in quell’uomo che si era accompagnato ai loro passi i discepoli diretti ad Emmaus già avevano intravisto di nuovo un senso, una ragione di vita. “Resta con noi”, lo pregano; e il rilievo del chiostro di Silos, mirabile, coglie proprio questo momento, scolpisce l’inconsapevole aggrapparsi dei due viandanti a quello sconosciuto portatore di speranza.

Noi sappiamo com’è finita la storia, perché cento volte abbiamo ascoltato il racconto di Luca:

Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. (Lc 24, 28-33)

Noi che sappiamo com’è finita la storia, insieme al discepolo scolpito a Silos non ci diamo pace se il Signore sembra allontanarsi, per lasciarci da soli. E in questi giorni in cui il senso di abbandono ci prende tutti, tornano alla mente le parole di un canto “di chiesa”, di quelli scritti e composti negli anni successivi al Vaticano II, quand’eravamo piccoli e la messa sembrava ancora una cosa da grandi. Tornati bambini per l’angoscia, e pieni di nostalgia per certe assemblee che non si celebrano più, di fronte al grande Cristo pellegrino scolpito a Silos proviamo a trattenerlo ad ogni costo con le parole di quel canto:

Resta con noi, signore, la sera
Resta con noi e avremo la pace
Resta con noi, non ci lasciar
La notte mai più scenderà.
Resta con noi,
Non ci lasciar,
Nelle vie del mondo, Signore.

Manchi, nelle strade e nelle piazze mai così vuote. Manchi, in questo città che si credeva capitale del regno e invece è polvere e paura. Manchi, in questi giorni vuoti di preghiera e di ragione. Non ci lasciare. Non ci lasciare, nelle vie di questo mondo perduto, Signore.

∼  ∼  ∼

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Silos, visitatori nel chiostro

Il “pannello” con l’incontro di Emmaus è uno degli otto rilievi sui pilastri angolari del chiostro del Monastero di Santo Domingo di Silos, in Spagna, nel territorio di Burgos, già ricco per i magnifici capitelli.

Gli otto pannelli, tutti della stessa forma rettangolare, in cui ogni scena è coronata da un arco, sono collocati a due a due all’incrocio delle gallerie del chiostro. Alla scena dei “Discepoli di Emmaus” si associa il “Dubbio di san Tommaso”, che Before Chartres ha già commentato in un altro articolo; i due rilievi in questione sono opere di grandissimo valore, per certi versi ingenue ma ricche di personalità e di pathos, datate intorno ai primi decenni del XII secolo secondo alcuni, secondo altri agli ultimi anni del secolo precedente. Riferibili alla medesima mano sono anche il pannello della “Deposizione” e quello del “Sepolcro e Visita delle donne”, anche questi notevolissimi, e poi quelli dedicati alla “Pentecoste” e all’”Ascensione”, meno felici pur se anch’essi… pieni di figure in piedi.

Diverso l’autore degli ultimi due pannelli, l’”Annunciazione” e l’”Incoronazione della Vergine con l’Albero di Jesse”.

 

6 pensieri su ““Resta con noi, Signore, che si fa sera”

  1. Anonimo ha detto:

    Marco Porsenna (da Fb)
    Da domani anch’io a casa da lavoro. Qui a Piacenza un macello…
    La fortuna ha voluto che incontrassi Before Chartres… ho stampato tutti gli articoli, alcuni riguardano luoghi che ho visto ed ora con queste spiegazioni, grande valore aggiunto, rivivono in un altro modo nei miei ricordi. Grazie di tutto questo e di tutti gli articoli che pubblicherete in questi giorni, una compagnia che renderà meno triste il forzato isolamento! In bocca al lupo a tutti gli amici di BC!

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    Questo Dio che a Silos cammina per le vie del mondo, pellegrino verso i confini della terra con la conchiglia di Compostela sulla bisaccia… questo Dio che lo incontri oppure no per i misteriosi disegni della vita… questo Dio che sembra scostarsi e scivolare via con il gesto del braccio stretto a sé …. questo Dio che si traveste e si nasconde e scompare ai nostri occhi umani, vuoto anche il sepolcro…..
    lo preghiamo di restare solo quando si fa sera e il cuore trema….
    Ma cercarlo talvolta nella gloria della luce meridiana ?

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  3. Anna Bortoli ha detto:

    Immensa gratitudine per aprire un raggio di luce sul romanico e per Rinnovellare il Vangelo . Anche se il canto post conciliare ,di commossa rimembranza , reputo il canto gregoriano più consono ed aderente al periodo . Anche a questo nostro attuale . Immensa stima .

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