Jaca, l’anima nell’onda e la tentazione

Spesso si dice che il tempo romanico ama indugiare su temi sessuali, e per sostenere questa considerazione si mettono in fila, o in bella vista, modiglioni e metope decisamente scurrili; la scultura del tempo, però, ha saputo anche realizzare rilievi dalla sottile eppure potentissima carica sensuale. E a questi, più che a quelli, Before Chartres si appassiona. Di due splendide donne, tra loro diversissime, l’Eva sinuosa di Autun e quella prorompente di Clermont-Ferrand, questo blog ha già provato a descrivere il fascino; ed oggi nella cattedrale di Jaca, da sotto un pilastro della navata, si ferma incantato a guardare i seni dolci di un’altra deliziosa fanciulla, e a chiedersi se sia del posto, figlia della terra d’Aragona e dei primi Pirenei spagnoli, o se venga addirittura dalla Grecia.

Secondo Angel San Vicente, la ragazza ritratta sul capitello è un’anima che si purifica nei fiumi del Paradiso: “Nuda in mezzo all’agitarsi dei flutti – scrive nel volume Aragon Roman di Zodiaque – è guidata da un giovane uomo che trattiene la sua tunica con la mano sinistra (perché non si bagni nell’acqua) mentre protende il braccio ad indicare la via da seguire; agli angoli li affiancano due piccoli amorini alati, uno accucciato mentre soffia in un doppio flauto, gli altri due che si affrontano in una lotta gioiosa”.

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Il capitello nella Cattedrale

Qualcuno, e Before Chartres vuol fare altrettanto, ha voluto osservare con più attenzione quest'”anima” dai lunghi capelli, il giovane che le sta di fronte, e i quattro personaggi che completano la scena. E’ vero: lui indica in modo perentorio una direzione; ma lei, la fanciulla, indica con movimento speculare la direzione opposta, e non sembra affatto pronta a lasciarsi accompagnare. E poi quell’acqua, in cui il corpo di lei è quasi completamente immerso, è davvero l’acqua purificatrice dei fiumi del Paradiso? Come mai allora ai due lati del capitello il flusso che avvolge tutti i protagonisti sembra nascere dalle mani dei due personaggi più grandi, per nulla paradisiaci, che occupano le due facce laterali?

Nel suo splendido romanicoaragones.com, Antonio García Omedes racconta, guardando il capitello, ben altra storia. Dopo averne magistralmente descritto ogni personaggio – come sa fare solo chi davvero ha passato ore ed ore con gli occhi rivolti ad un capolavoro – e dopo aver evidenziato come a suonare il flauto siano piccoli demoni alati, e non amorini, a loro volta incitati dai diavoli più grandi che, in piedi alle loro spalle, li tengono per i capelli, García Omedes ribalta ogni conclusione sulla scena che stiamo osservando. C’è un'”anima”, è vero, in questo balletto di figure, ma è quella rappresentata come un giovane fiero, che ha ben chiaro il cammino da percorrere; lei, invece, la ragazza dai seni dolci, che indica la direzione opposta, che accarezza il suo interlocutore come per convincerlo a seguirla, che è avvolta nelle onde di un flusso che i demoni agitano con l’aiuto dei flauti suadenti, lei non è altro che “la tentazione”. “La idea que nos transmite con fuerza – scrive García Omedes traendo le sue conclusioni sul capitello – es el de la tentación, la incitación al mal por medio de la mujer“. “Mujer y hombre; tentadora y tentado – scrive ancora – señalan con sus manos direcciones opuestas. Ella hacia el pecado. Él, resistiendo, en dirección opuesta“.

Questa ricchissima cittadina d’Aragona, con i suoi capitelli, non finisce di sorprendere. Sta tra queste case di pietra e legno lo scandaloso “capitello del satiro”, tra i più spettacolari di tutto il medioevo; e nella cattedrale, nei portali, nella loggia che ripara l’ingresso laterale alla chiesa, il “Maestro di Jaca” – che poco dopo si trasferirà a Fromista – regala pezzi di chiarissima ispirazione classica: il re Davide che guida il concerto, l’Abramo fermato mentre sta per sacrificare Isacco, il profeta Balaam con la sua asina e altri capitelli di grande livello si contendono il titolo di miglior pezzo scolpito da questa mano inconfondibile; ma la “mujer semidesnuda que con sus encantos y la música trata de seducir al hombre” fa un’altra corsa, e gareggia con altre contendenti per la palma che spetta al più affascinante corpo femminile del tempo romanico.

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Jaca, la loggia della Cattedrale

P.S.: …e contemporaneamente per l’acume, la sapienza e la forza descrittiva romanicoaragones.com si conferma come uno dei siti più appassionanti tra i pochi che rendono onore all’arte romanica e ai suoi capolavori. Leggete le sue pagine, che non si contentano di dare una lettura corretta dell’iconografia del capitello, ma che inseguono con determinazione la ricerca del modello classico, del rilievo antico, probabilmente greco, a cui il Maestro di Jaca si ispirò per questo suo pezzo e tanti altri. Su questo aspetto – se quindi la bellissima fanciulla sia di sangue aragonese, oppure discenda da una ninfa del Parnaso – Before Chartres non si addentra: già tanto (immagini comprese) abbiamo sottratto alle pagine altrui ed è bene che non facciamo un solo passo in più. Per oggi almeno.

 

5 pensieri su “Jaca, l’anima nell’onda e la tentazione

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Un racconto affascinante di un capitello originale e suadente. Al di là della narrazione, mi colpisce anche l’echino del capitello, ovvero l cornice in alto che sormonta la scena abilmente descritta, dalla forma estremamente curiosa, simile a quella di una conchiglia.
    Mai vista altrove.

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