L’Estany, il chiostro color del cacao

Come strani biscotti, meravigliosi e inspiegabili plumcakes, i capitelli che scopri a L’Estany ti restano impressi nella mente e nel cuore. Il chiostro è uno scrigno, una scatola di cioccolatini, una passeggiata onirica, quasi, tappa particolarissima del viaggio attraverso la bellissima Catalogna romanica.

Sorge in fianco alla piccola chiesa di Santa Maria, il chiostro di L’Estany, e piccolo appare a sua volta – si potrebbe quasi dire minuscolo – a chi ha già visitato i vasti e placidi chiostri di Girona o di Urgell. Le quattro gallerie, brevi, e separate dal cortile quadrato con un alto piedritto, offrono una sensazione di intensa unità. Le colonne si susseguono a due a due, robuste, con un passo regolare, e sono molto ravvicinate per gli archi stretti che collegano una coppia all’altra. Tutto è color della terra e – non sembri irrispettoso dirlo – tutto è color del cacao.

L'EstanyCopertina
L’Estany, le gallerie del chiostro

Insomma: il piccolo quadrato d’archi e colonne ci mette del suo, e ci aggiunge un bel po’ di magia, per risultare a chi lo visita così uniforme e così coerente. Di fatto la sua storia è invece costellata di fasi costruttive differenti, di periodi di declino e di incuria; e risale al basso medioevo l’ultimo grande intervento che, dopo crolli e smembramenti, ha restituito il chiostro alla forma compiuta che è giunta fino a noi. Alcuni dei capitelli sono stati in quel momento riposizionati: lo si evince dal fatto che alcuni hanno facce non scolpite, le quali in origine dovevano appoggiarsi ad un altro elemento murario, e ora invece stanno impropriamente in bella vista. Anche la struttura complessiva del chiostro è quella consegnataci dagli interventi del XV secolo: questi, tra l’altro, hanno ripristinato la copertura lignea delle quattro ali, che solo in epoca gotica aveva sostituito le volte originarie a crociera, di cui restano le imposte.

La Fuga in Egitto e un capitello “mostruoso”

E ancora va detto che la sorprendente omogeneità del piccolo chiostro si realizza nonostante il fatto che i capitelli – settantadue in tutto – si possano dividere almeno in tre grandi gruppi. Il primo raccoglie i pezzi che narrano episodi evangelici, dai Magi e dalla dalla Strage degli Innocenti fino all’Ingresso in Gerusalemme, dalla Fuga in Egitto fino al Cristo trafitto in croce: questi capitelli, databili al confine tra il XII e il XIII secolo, hanno un impianto tradizionale, una grande pulizia di tratto, una buona capacità di organizzazione degli elementi raffigurati: molto belli, anche per la loro semplice ma robusta simmetria, quelli che rappresentano l’Ultima Cena e il Cristo in Gloria circondato dal Tetramorfo.

Un capitello geometrico e il Tetramorfo

La donna che si pettina e gli innamorati

Con il secondo gruppo si accentua l’originalità del chiostro di L’Estany: esso infatti propone una vasta serie di capitelli decorati con motivi geometrici o vegetali, o adorni con figure d’animali, i più semplici dei quali richiamano all’osservatore moderno i decori con cui in pasticceria si rifinisce un cioccolatino, o un dolce; e il colore vivo della pietra aiuta a sostenere il paragone. Nel terzo gruppo, il chiostro di L’Estany propone capitelli che narrano scene di vita: il musico che suona e di fronte la danzatrice; gli innamorati uniti in un abbraccio mentre una dama pettina i lunghi capelli; gli uomini al lavoro tra gli animali domestici o, affrontati, nel campo.

Colpisce, rispetto ad altri chiostri a colonnine binate, come molti capitelli “ignorino”, qui a L’Estany, quelli che si trovano al fianco, e se ne differenzino per il soggetto: è così che una Fuga in Egitto si trova a confinare con un gioco di animali e mostri, e un capitello rappresentante una scena agreste ne ha in fianco – tangente ma allo stesso tempo lontanissimo – un altro con semplici decorazioni simboliche.

Un capitello “familiare” e uno geometrico

Il musico e la danzatrice

Pur se così diversi, pur se così stranamente abbinati, i capitelli a L’Estany, comunque, si rendono inconfondibili. Sarà per il gioco di sfumature, di tinte che vanno dall’ocra al marrone intenso, e che non si ritrovano in molti altri chiostri; sarà per il modo in cui anche gli elementi di contorno, come certi archi e certe colonne richiamano decisamente le decorazioni di morbidi e sconcertanti dolcetti, e le rifiniture di un pasticcere che guarnisca una torta. Sarà per le figure che si stenta a credere scolpite nel XIII secolo: guardate il musicista, dinoccolato e lungo; guardate la danzatrice con il cappello poggiato, e quasi aggiunto, come quello del contadino col grande martello; e ditemi se questi personaggi non richiamano il cavaliere, sempre approssimativo, di certi dolci di San Martino di popolare fattura.

Forse L’Estany è uno di quei posti in cui farsi domande è meno importante che stare a guardare. Di certo, il tratto e l’anima di questo chiostro, unitario, coerente, ingenuo eppure pieno di personalità, fotografia di un tempo e di un luogo lontani ma precisi, si impongono con forza a chi si lascia prendere. E forse non c’è chiostro, tra i tanti romanici, che colpisce e rimane quanto quello di L’Estany. Così come restano scolpiti nel cuore i giochi che facevamo da bambini, e l’attesa di un dono nel giorno della festa.

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La chiesa di Santa Maria

L’Estany è una cittadina della Catalogna, nel cuore della regione, a circa 65 chilometri da Barcellona. Il monastero dedicato a Santa Maria è stato fondato prima del Mille e nei secoli seguenti ha attraversato momenti di grande splendore – fino a fregiarsi in due distinti periodi del titolo di abbazia – e successive epoche di inevitabile declino. Non resta molto, a L’Estany, del tempo romanico, se si eccettua il chiostro; il quale peraltro non è facilmente visitabile: al tempo dell’ultima visita di Before Chartres – per capirci – era aperto solo al mattino, dalle 10.00 alle 14.00, e inoltre chiudeva dal 20 dicembre al 20 gennaio. Poiché è una tappa imperdibile, un vero e proprio tuffo in un medioevo sospeso tra fascino e sogno, è bene pianificare la visita verificando con cura gli orari di apertura.

Ci si può preparare vedendo la bellissima pagina che a L’Estany è dedicata da monestirs.cat, come molte splendide foto, alcune delle quali Before Chartres ripropone qui, insieme ad altre proprie, scattate molti e molti anni fa.

2 pensieri su “L’Estany, il chiostro color del cacao

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Piccolo chiostrino estremamente affascinante, quello che ci mostri così dettagliatamente; superbi i capitelli dalle raffigurazioni così nitide, perfettamente leggibili, e curiosamente affiancate da capitelli più semplici a motivi geometrici. Ammaliante.

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