Rosciolo, un bestiario in lenta parata

In una delle chiese più strane e più affascinanti del romanico italiano, quella di Rosciolo, un leone, un grifo e una “pistrice” dalla coda attorta marciano sorridenti lungo il cammino della storia dell’arte.

L’iconostasi di Rosciolo

Dentro lo specialissimo mosaico di cose belle che è l’interno della chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, i nostri tre animali da sogno – che anche il leone, per lo scultore abruzzese, doveva essere un soggetto da scolpire “a memoria” – stanno sul pluteo di destra dell’iconostasi. Nella grande lastra quadrata, camminano nella stessa direzione, rivolti tutti verso il centro dell’iconostasi e quindi verso il varco che dà accesso al presbiterio. E “avanzano – come scrive Francesco Gandolfo, che ne dà un’accurata descrizione nel volume Scultura medievale in Abruzzo – in una marcia impettita che si impantana nella trovata straordinaria di ricavare agli artigli uno spazio al di là del limite della cornice, quasi ad imprigionarne la violenza e la ferocia in scarpe di pietra”.

Il pluteo di destra

Li ha scolpiti la stessa mano: lo si deduce da quegli occhi cerchiati che hanno in comune il grifo e la pistrice, dagli artigli e dalla posa quasi identica di leone e grifo; e ancora si vede bene che grifo e pistrice portano sul capo le stesse orecchie triangolari e sulla schiena le stesse ali… Insomma: lo scultore di Rosciolo mette in questa lastra composita “una capacità fantastica che lo porta a trasformare il pluteo in un divertito bestiario, in un campionario di mostri rabboniti, nella loro ferocia, dall’essere costretti a mettersi in posa e dall’essere manipolati come se fossero le pedine di un gioco”. Anche il gruppo delle aquile che completa il pluteo – due dai colli “inverosibilmente annodati”, una inutilmente sussiegosa e araldica”, un’ultima, “in una posa attorta e complessa” – dimostra secondo il Gandolfo “che questa volontà ludica non sia uno scherzo della improvvisazione, ma una scelta divertita e cosciente” del nostro scultore.

Vanno così a passo di marcia, insieme e solidali, quasi richiamando la favola della nostra infanzia dei “musicanti di Brema”, i tre animali fantastici del pluteo di Rosciolo. Le loro zampe anteriori alzate sono il segno del loro incedere… Ma allo stesso tempo, sono la rappresentazione del progressivo cammino della scultura di queste regioni, e del suo migliorarsi quanto alla propria capacità di rappresentare: siamo infatti evidentemente in quella fase di passaggio dal bassorilievo popolare – intorno, i capitelli della chiesa sono quasi primitivi! – in cui gli artisti cominciano a sollevare il loro disegno dal fondo, portandolo a conquistare una nuova spazialità: lo si nota bene nella pistrice, in cui si realizza, secondo il Gandolfo, “un rilievo nel quale entrano in campo sottili suggestioni spaziali (…) in cui la coda si avvolge scivolosa su se stessa, cercando di far conquistare credibilità di spazi ad un’immagine che, per altro verso, striscia veloce verso il grottesco”.

E c’è da concludere, allora, che è un cammino lento quello della scultura popolare del nostro Centro Italia. Le tre figure che tanto ci affascinano datano infatti alla metà del XII secolo – e il Gandolfo stesso lo dimostra contro l’opinione che le ritene pezzi più antichi di riuso – e non può non stupire che questi rilievi di Rosciolo siano più tardi ancora rispetto alle sculture vertiginosamente moderne di Gislebertus ad Autun, e praticamente contemporanee alle prime esperienze del gotico, con le sue statue-colonna a far bella mostra sulle facciate dell’Ile-de-France. Non che la cosa dispiaccia oltremodo, ma registriamolo: mentre a Chartres si scolpisce il grande Portale dei Re, nell’Abruzzo delle meraviglie i nostri tre animali, in rappresentanza di tutta la scultura del tempo, marciano davvero con i piedi di piombo: lenti, per nulla preoccupati, impantanati un po’, quasi beffardi, tirano tardi nel tempo romanico, in cui evidentemente si trovano molto a loro agio.

  • Le foto di questo post sono tutte prese dal vasto e interessante reportage di Nicola Severino, pubblicato in questo stesso ottobre 2020 nel Gruppo in “Simboli dell’età medievale”. A lui a al Gruppo un grazie sincero per i continui stimoli, e per l’ospitalità immeritata che offrono agli appunti di “Before Chartres”.

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5 pensieri su “Rosciolo, un bestiario in lenta parata

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Santa Maria in Valle Porclaneta è forse il più antico monumento romanico dell’Abruzzo ed è per questo un caposaldo per l’architettura e la scultura.
    Ricchissimo l’apparato decorativo all’interno, dai plutei dell’iconostasi, al ciborio, agli affreschi sulle pareti e nell’abside, entrando ci si immerge nel tempo romanico.
    Come sempre speriamo di poter fare.

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