Dodici perle, doni dei maestri comacini

Ha come due anime, la vasta regione romanica che si estende da Milano ai grandi laghi: un’anima è appunto quella fatta d’acqua, di specchi azzurri, appena mossi dalle scie dei natanti, in cui digradano i monti verde cupo, di paesi per turisti, ricchi e demodé, e di strade strette tutto lungo la costa; l’altra anima è quella della piana operosa della Brianza e del Varesotto, oggi fatta di strade e rotatorie dentro ad ininterrotte zone industriali, ieri terra di penetrazione e di popoli guerrieri. Di questa vasta duplice regione, la città di Como, anch’essa con lo sguardo al suo lago e piedi nell’erba, costituisce il centro ideale; e proprio i suoi antichi magistri – quei “maestri comacini” che tanta letteratura ha esaltato come i più intraprendenti costruttori del tempo medievale – sono quasi la malta che tiene insieme l’architettura romanica della zona.

Credo che partire dalla “rotonda” di San Tomè, ai confini orientali di quest’area geografica, sia il modo migliore per intraprendere un viaggio tra le molte realizzazioni che qui hanno lasciato i secoli XI e XII. La piccola chiesa, resto prezioso di un monastero più vasto, è di pregevolissima fattura, bella all’esterno e molto anche varcata la soglia: nel vano complesso, a due piani, coperto poi da un tiburio e da una cupola, a sua volta infine completata da una lanterna, i giochi di luce sono suggestivi, e suggestive sono le pietre della muratura, mirabilmente organizzata, e i capitelli. Poi, lo vedremo, San Tomè è il luogo giusto per iniziare il viaggio perché con la sua forma circolare – è una chiesa, ma potrebbe essere un battistero – inaugura la serie di edifici a pianta centrale che ci capiterà di incontrare da qui in poi.

La rotonda di Almenno San Bartolomeo

Da Almenno San Bartolomeo e dalla rotonda di San Tomè parte un cammino che traversa verso occidente tutta la Brianza, e che mette in fila tre notevolissimi complessi, costituiti tutti e tre dal sommarsi di un edificio basilicale e di un battistero a pianta circolare, o comunque centrale. Andremo, infatti, nella rustica Agliate, dove la basilica antica, bellissima all’interno, all’esterno canta con le sue absidi ad una sola voce con il ruvido battistero. Sarà poi a Galliano, sopra Cantù, che di nuovo incontreremo una grande basilica, ricca di affreschi di pregio, anche questa affiancata da un imponente battistero. Ancora più ad ovest, là dove Lombardia e Piemonte si toccano, la chiesa e il battistero che si accompagnano come amanti sono quelli di Arsago Seprio. Bellissimo, qui, l’interno del battistero, che non teme di paragonarsi al volume prezioso di San Tomè, da cui eravamo partiti.

È un sogno difficilmente decifrabile, poi, la tappa successiva del nostro viaggio: la cappella di Santa Maria Foris Portas, ai margini del castrum medievale di Castelseprio, è in tutti i sensi un unicum: una delle sue antiche absidi è infatti affrescata con mano eccelsa – si susseguono mirabili storie della Nascita e dell’Infanzia – e a lungo ci si è chiesti da quale mondo e da quale secolo potesse venire un frescante così abile e colto.

Si riparte da Castelseprio – ma merita una visita il vicino monastero di Torba, dove al tempo romanico sono ascrivibili gli affreschi della “torre” – e si lascia la metà “di terra” del nostro itinerario: da qui in poi le altre sei gemme avranno il lago sul loro orizzonte.

Castelseprio, una scena degli affreschi

Si vede il lago di Annone dal pianoro elevato di San Pietro al Monte, sopra Civate, chiesa tra le più nobili del romanico italiano, famosa per gli affreschi, gli stucchi, la cripta, i rilievi, il ciborio, e per la posizione spettacolare in cui è sorta. La si raggiunge salendo per un’ora lungo un sentiero non facile; e due ore invece, anche qui di cammino faticoso, servono per raggiungere, questa volta sul lago di Como, la chiesa di San Benedetto in Valperlana. Di nuovo pietre grigie a comporre, questa volta in mezzo al verde assoluto dei boschi, absidi mirabili che solo le mani laboriose dei maestri comacini sapevano decorare con gli archetti e le lesene che costituiscono la loro firma di pietra.

Tra le chiese affacciate al Lago Maggiore – siamo passati in Piemonte – vedremo la bella San Giovanni a Montorfano: ai bordi di un piccolo delizioso abitato quasi di montagna, quasi di villeggiatura, la chiesa propone la sua parte orientale insieme lineare e complessa, puro disegno di marmo grigio, che si appoggia sul prato verde. Il Lago d’Orta invece ci regala la celeberrima San Giulio, magia d’acqua e nebbia sull’isola omonima: nel ventre della chiesa, romanica d’impianto, affreschi e arredi quasi barocchi sembrano nascondere quanto resta di medievale; ma l’ambone in marmo nero, quasi in metallo fuso, è un capolavoro tra i più originali dei secoli dell’attesa.

L’isola di San Giulio sul Lago d’Orta (foto: Mattig744)
Gravedona: Santa Maria del Tiglio sulla riva del lago

Finisce a Gravedona il nostro viaggio: là, sulla cima alta del Lago di Como, Santa Maria del Tiglio riprende il discorso cominciato a San Tomè, e proseguito ad Agliate, a Galliano, ad Arsago Seprio: alle costruzioni a pianta centrale che abbiamo già visto si aggiunge con la sua pianta quadrata (ma non troppo); e alle chiese con battistero, quasi come la rotonda di Almenno, di nuovo risponde con una pianta e una funzione sospesa – sono io una chiesa o un battistero?

La dodicesima tappa, ferma stavolta, dopo tanto vagare per questa regione d’acqua e terra, non può che essere a Como. La basilica urbana di Sant’Abbondio, con le sue troppe navate, mette il suo punto fermo. E’ fatto anch’esso di pietre grigie mirabilmente connesse e mirabilmente scolpite, secondo la firma ormai consueta di quei maestri che qui cominciarono il loro lavoro febbrile, per poi insegnare un’architettura nuova a tutta la cristianità romanica.

Como, la facciata di Sant’Abbondio

4 pensieri su “Dodici perle, doni dei maestri comacini

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Bella e preziosa panoramica dell’architettura romanica lombarda in senso esteso.
    Tante di queste le ho viste già in gioventù, altre solo di recente, Civate, Galliano e Agliate, recentissimamente con gli amici di ITINERARI ARTISTICI del MEDIOEVO, Castelseprio e Torba.
    Mi mancano però Orta San Giulio, Montorfano e, come ben sai, San Benedetto in Val Perlana. Sono lacune per me dolorose, da colmare presto.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.