A Ferentillo, Noè rubò la scena a Dio

“Noè aveva seicento anni quando il diluvio delle acque inondò la terra”, dice la Genesi. Ma anche a questa veneranda età aveva un’energia fuori del comune, il patriarca antico; e proprio così, pronto ad obbedire e ad agire, capace di caricare su di sé il destino dell’umanità intera, lo ritraggono gli affreschi di San Pietro in Valle. E anzi quel Noè, tutto teso ad accogliere dalla voce di Dio l’annuncio del diluvio, è diventato il simbolo, la sintesi, l’icona del grande ciclo pittorico di Ferentillo.

Ascoltava, Noè, una sentenza dalla durezza inaudita: “Di qui a sette giorni – ecco le parole del Signore – farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti: sterminerò dalla faccia della terra tutti gli esseri viventi che ho fatto”. E sentiva, Noè, le ragioni di tanta ira, poiché, come racconta il testo biblico, Dio guardò la terra e la giudicò tanto corrotta da scandalizzarsene: “È venuta per me la fine di tutti gli uomini, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra”. Insieme all’annuncio di disgrazia, la voce di Dio gli affida un incarico, altrettanto gravoso: costruire in un’arca gigantesca, attrezzarla perché possa contenere pochi uomini e poche donne, ma poi tutti gli animali del mondo, e perché possa reggere schiacciata sopra e sotto dalla marea d’acqua che sta per scatenarsi. E cos’accadde da lì in poi, è storia nota.

Noè ascolta il Signore

Noi oggi ci soffermiamo a guardare come Noè, a seicento anni compiuti, reagisce alle parole del Dio adirato: le riceve come un colpo di sferza – se prestiamo fede all’affresco di Ferentillo – e come un arco si tende, e come una vela si gonfia. E se la voce che viene dall’alto ha la potenza di un vento che soffia, e sposta all’indietro, sulla schiena e tra le gambe, il mantello di Noè, questi non arretra di certo, e anzi si protende in avanti, riempiendo di sé il riquadro e il momento.

Molti altre scene compongono il possente ciclo di affreschi di San Pietro in Valle: su entrambe le pareti della navata gli episodi riquadrati si susseguono infatti tre “registri” continui, che propongono a sinistra gli episodi dell’Antico testamento e a destra quelli del Nuovo. Bellissime, di là, oltre alle scene dedicate a Noè e alla vicenda dell’arca, quelle poste ancor più su, con i momenti salienti della Creazione, e con uno splendido Adamo circondato dalla fauna del Paradiso terrestre e impegnato a dare un nome ad ognuno degli animali che il Signore gli ha messo in fianco; di qua, sulla destra, tra gli episodi evangelici si fanno preferire la cavalcata dei magi, insieme alla scena di Gesù di fronte alle porte di Gerusalemme.

Ma tra tanti episodi e tanti personaggi, nessuno mette in ombra il Noè di cui si diceva. E’ quel Noè, alla fine, il primo attore di Ferentillo. E’ il protagonista di quel riquadro che non si dimentica, ed è il protagonista degli altri seguenti in cui si sviluppa la storia dell’Arca. E’ il protagonista, in realtà, di tutto il vasto ciclo: con la sua energia sintetizza quello che è il tratto principale degli affreschi di San Pietro in Valle, che è proprio l’energico rifiuto della staticità “antica” e il deciso abbandono dai canoni dell’arte bizantina, del suo immobilismo, della sua ieraticità, e anche di quelle gerarchie che non avrebbero mai permesso ad un uomo, foss’anche il patriarca Noè, di stagliarsi da solo, e proteso, al centro dello spazio, rubando tutta la scena alla mano di Dio.

Molti in più sottolineano che, per questa loro peculiare vitalità, per il nuovo movimento, per la ricerca dei giochi prospettici, dei piani differenti, della prospettiva, oltre che per la descrizione nuova degli spazi urbani, questi affreschi del pieno tempo romanico – il ciclo di Ferentillo data alla seconda metà del XII secolo – anticipano e prefigurano le tendenze della pittura del Duecento, e fanno scuola, influenzando il Cavallini, Cimabue e finanche Giotto. Da più parti ci si spinge a scrivere che questi affreschi sono i precursori autorevoli delle grandi chiese dipinte nel medioevo tardo, da Santa Maria in Trastevere alla Basilica di San Francesco ad Assisi… Può essere; purtroppo, però, per le molte parti rovinate, sia nella parete di destra che in quella di sinistra, e per il sovrapporsi in alcuni punti di affreschi di molto posteriori, oggi si fatica a cogliere la continuità originaria del ciclo romanico, e si fatica quindi a valutarlo come un’opera unitaria, e a considerarlo come un punto di riferimento per i grandi cicli posteriori. Ma su Noè non abbiamo dubbi. E’ lui, con i suoi seicento anni portati benissimo e con la vitalità di chi si prepara ad un’impresa da superuomo… è lui il protagonista, l’immagine, l’energia nuova delle pitture di Ferentillo.

Lo portiamo con noi, augurandoci che a sua volta, a tempo debito, quando avrà costruito la sua arca, mentre scenderanno le prime gocce, decida di portarci con lui attraverso il diluvio.

La parete sinistra di San Pietro in Valle

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Il complesso di San Pietro in Valle

San Pietro in Valle è una splendida abbazia in territorio umbro, di antichissima fondazione. La chiesa primitiva è stata probabilmente costruita nell’VIII secolo, al tempo del primo importante sviluppo del complesso monastico, di cui restano tuttora importanti tracce. La chiesa attuale risale invece all’epoca romanica, ed è stata edificata dopo le distruzioni causate da un assalto saraceno. E’ in questa fase storica che tutto il complesso vive un nuovo periodo di splendore, confermato anche dalla realizzazione, nella seconda metà del XII secolo, del vasto ciclo di affreschi che ornano le pareti interne di San Pietro in Valle.

Nei tempi più recenti la chiesa e il monastero, pur indissolubilmente connesse, hanno visto separarsi le loro strade: la parte del monastero è stata trasformata in una residenza turistica di alto livello, (come Before Chartres racconta in questo altro articolo), e alla chiesa, rimasta invece di gestione pubblica, si accede per un persorso indipendente da quello di accesso all’abbazia.

8 pensieri su “A Ferentillo, Noè rubò la scena a Dio

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Un complesso ricco di fascino, anche per l’ambiente in cui è immerso, la verdeggiante Valnerina. Un ciclo pittorico molto interessante anche per la particolare raffigurazione di Noè, così vivida e pregnante.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    Solo studiati, ahimé, sui libri, questi splendidi affreschi così vicini a certe pagine miniate; ma mai dimenticati.
    E come si potrebbe dimenticare l’uomo Noè che come una barca dalle vele gonfie di vento affronta la tempesta della voce di Dio? Quasi simbolo vivente della tempesta che tutti chiuderà nell’arca per un tempo sconosciuto a chi la abiterà….
    Ogni tempo ha le sue tempeste, il tempo di Noè, il tempo del romanico di Ferentillo, il nostro….
    Chissà se noi oggi abbiamo un Noè disposto ad ascoltare la voce di Dio.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Siamo noi, Noè. Lo sono io, e anche tu, Giovanna, sei Noè. A cui la vita prospetta tempeste sempre incipienti, ma anche vie d’uscita, per chi sa ascoltare, e tirarsi su le maniche. Cominciamo a costruire l’arca: io per me credo che quella che servirebbe oggi, davanti al diluvio dell’ignoranza e dell’insipienza dilagante, è costruita con il legno di una nuova inculturazione, di una nuova istruzione, di una scuola e di una famiglia che puntino in primo luogo a costruire uomini non ignoranti.

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