“A, B, C… Agnello!” a Saint-Ursanne

Ce ne sono in giro di donne speciali, e ce n’erano anche nel medioevo romanico. Una contribuì alla prima rinascenza, quella del XII secolo: la ricordiamo con il nome di Maria di Francia, frequentò la corte di Enrico II, e seppe deliziare l’entourage del re, e non solo, con l’arte sua più affascinante, quella di narrare storie: “Ne ho ascoltate raccontare diverse / – dice riassumendo la propria vocazione e il proprio impegno quasi alfieriano – e non voglio lasciarle all’oblio / le ho messe in rima e ne ho fatto poemi / e ciò molte volte mi costò notti di veglia“.

Tra le tante storie a cui la nostra talentuosa scrittrice, abituata a lavorare di notte, diede fama eterna nei suoi versi in lingua d’oïl, c’è quella del lupo che – non lo sappiamo se sponte sua oppure no – prova a cambiar pelle, e decide di istruirsi, e lo fa andando a scuola. E’ una vicenda tipica dei testi popolari medievali, che gli appassionati del romanico trovano magistralmente trasformata in scultura su uno dei capitelli del portale di Saint-Ursanne, nella Svizzera Romanda. Ed è proprio la vicenda che Maria di Francia tratta in uno dei suoi lais – sono brevi componimenti in cui si incontrano i temi cavallereschi, mitologici, magici e d’amor cortese – e testualmente racconta con queste parole:

Un prêtre voulait jadis apprendre la lecture à un loup
“A”, dit le prêtre – “A”, dit le loup
Qui est faux à souhait et astucieux
“B”, dit le prêtre… “répète avec moi”
“B”, dit le louop en voyant la lettre
“C”, dit le prêtre, continue!
“C”, dit le loup… continue de la sorte…
…cette fois-ci, seul!
Le loup répond: “Je ne sais plus”
– Dis ce qu’il te semble, épelle!
Le loup répondit “AGNEAU”…
Le prêtre répond: “La vérité
Tel on pense, tel on parle”…

Il monaco cerca di istruire il lupo
Il portale di scorcio

Insomma: un prete un giorno volle insegnare al lupo a leggere, e cominciò con le prime lettere dell’alfabeto; la bestia arrivò a mala pena a comprendere e a ripetere la “C”, e poi, in confusione se ne uscì evocando ad alta voce l’agnellino, cioè il suo pensiero fisso, l’unica cosa che aveva nella testa; e al prete-insegnante non restò che concludere che ciascuno di noi, alla fine, dice quello che pensa, quello che si trova ad avere nella testa.

Guardiamo la storia raccontata in pietra, all’ingresso della collegiale di Sant-Ursanne, e vediamo che si discosta pochissimo dal testo della nostra Maria di Francia. Su una faccia un monaco siede su un seggio curiale, e di fronte ha il lupo che indossa anch’esso il saio; tra i due c’è un libro aperto, su cui sono scritte una “A” e una “B”, e la penna è in mano all’improvvisato scolaro, che provi a far vedere cos’ha imparato. Ma il lupo già si volta altrove, verso l’altra faccia del capitello; e qui il monaco, sorpreso, guarda la fiera che dell’abecedario si è già decisamente stufato e, abbandonati i sogni di sapienza, stringe tra le zampe l’agnello che costituirà la sua cena.

Il lupo si distrare e si concentra sul suo prossimo pasto

Se osserviamo questa seconda scena con un po’ di curiosità, vediamo che allo sguardo deluso del maestro – che indica la propria testa, come proprio a dire “tel on pense, tel on parle“! – risponde quello del lupo che, quasi sorridendo, quasi in imbarazzo, come un bambino colto con le dita nella marmellata, mette avanti la sua ammissione di colpa, spiegando che proprio non gli era possibile resistere alla tentazione. Perché – morale della favola – il lupo perde il pelo, ma non il vizio; perché l’abito non fa il monaco; e perché, spiega bene nel suo lai Maria di Francia,

Par l’exemple que nous allons conter
On comprendra que les loups vieillissent
Dans la peau où ils sont nés
Il y restent toute leur vie durant

Qui sur le loup mettrait bon maître
Qui l’enseignerait à être prêtre
N’en resterait pas moins loup gris
Fielleux et ingrat, laid et hideux

La storia ci istruisce e ci ricorda, cioè, che “che i lupi invecchiano nella pelle dove sono nati, e rimangono lì tutta la vita“. E che perderebbe il suo tempo “chi mettesse al lupo un buon padrone, chi gli insegnasse a fare il prete“, poiché “resterebbe comunque un lupo grigio, diabolico e ingrato, brutto e ripugnante“.

Sono sei, tre per parte, i capitelli del portale di Sant-Ursanne. Realizzati dalla stessa mano felice nella seconda metà del XII secolo, anche gli altri, oltre a reggere un’interessante lunetta scolpita, raccontano storie decisamente interessanti, di sirene e sireni, di mostri, di aquile e di Viventi. Ma il capitello con il lupo e il monaco per il nostro pomeriggio è sufficiente: bello di suo, ha inoltre il merito di averci raccontato una favole tra le più curiose della novellistica cortese, che ci ha fatto riascoltare e comprendere meglio grazie alle parole di un’arguta cronista narrativa dei secoli… prima di Chartres.

I tre capitelli di destra del portale

* Un grazie sentito al blog Storia religiosa del Giura, da cui abbiamo tratto molte delle suggestioni sul capitello.

** Altri lupi, nel medioevo romanico, sono andati a scuola, e sono stati immortalati in questa loro avventura: di un capitello nel Duomo di Parma, in cui a vestirsi da insegnante è addirittura un somaro, racconta questo altro articolo.

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Dodici tra i più interessanti capitelli del tempo romanico – da quelli di Sant’Antimo e di Mozac a quelli di Retortillo e di Clermont-Ferrand –, riletti con gli occhi di Before Chartres, sono stati raccolti tutti insieme nel volumetto pubblicato per i lettori più fedeli. Vedere per credere: DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI.

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Un’altra rassegna di capolavori: altri venti capitelli, tra i più belli scolpiti nel tempo romanico, sono raccolti in questo volumetto. Before Chartres li guarda e li racconta con la consueta curiosa attenzione, e con quell’entusiasmo che, di fronte a pezzi così eccezionali, è inevitabile: CAPITELLI ROMANICI, altri VENTI CAPOLAVORI.

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4 pensieri su ““A, B, C… Agnello!” a Saint-Ursanne

  1. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Bello il parallelo con gli scritti cortesi che narrano le medesime storie raffigurate nel capitello di Saint-Ursanne e che quindi ne dovrebbero almeno in parte esserne all’origine. Interessante vedere come certi modi di dire (qui “il lupo perde il pelo ma non il vizio”) si assomiglino in lingue diverse.

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  2. Benoit Larger (da Fb):

    Cette histoire du moine, du loup et de l’agneau est aussi sculptée dans le transept Sud de la cathédrale de Fribourg-en-Brisgau, sur une frise à l’intérieur du portail donnant l’accès au déambulatoire du chœur…

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