Si può andare visitare una chiesa per vedere un solo capitello? Sicuramente sì, e a volte si deve. Nella cittadina di Olite chi cerca e apprezza l’arte romanica fa tappa addirittura per vedere un volto, uno solo, bellissimo: e qui, nel portale della chiesa, il viso sorprendente di un soldato, scolpito in pochi centimetri di pietra, nell’angolo estremo di un capitello, basta per dar senso al viaggio.
Olite sta in Navarra, ad un giorno di cammino da Pamplona, in direzione sud. C’è una chiesa, a Olite, dedicata a San Pedro. Questa chiesa di romanico ha ormai ben poco: anche la lunetta e l’architrave del portale, infatti, pur se finemente decorati con le storie del primo degli apostoli, sono opera ormai gotica.
Però i capitelli che reggono gli archivolti sono romanici, e di pregevole fatture. E ce n’è uno, il più centrale tra quelli a sinistra dell’ingresso – in cui un drago riempie quasi tutto lo spazio con le tonde spire del suo corpo serpentino e con le ali, che tiene dritte verso l’alto. Solo nell’ultima parte del rilievo, a destra, poco prima che il capitello si spenga nel muro a cui si appoggia, trova posto l’antagonista delle belva. È un soldato che si protegge con l’alto scudo, e che con la lancia possente trafigge il drago.
Proprio per questa impaginazione del tutto asimmetrica, a chi lo osserva frettolosamente il capitello mostra poco più che un animale fantastico, uno dei tanto che dai bestiari sono volati a popolare i fregi delle facciate, le finestre delle absidi, gli archivolti dei portali. Ed è solo guardando con molta attenzione che si scorgono lo scudo e la lancia, e ci si accorge solo allora della lotta in corso. Il progressivo svelamento continua quando ci si concentra sul personaggio che fronteggia il drago, la cui figura sbuca appena da dietro lo scudo e dalla zona d’ombra tra capitello e parete: ne vediamo appena le spalle, e poi la testa, più piccola addirittura della mano che brandisce la lancia, il tutto confinato in una porzione minuscola della scena scolpita. Ma il volto, quando si riesce a scorgerlo, cattura tutta l’attenzione.
Tra i grandi amatori del romanico, c’è anche chi come García Omedes – che con il suo sito web garantisce e condivide una ricchissima documentazione fotografica e non solo – ha visto e fotografato, purtroppo, questo soldato di Olite offuscato anche per via dell’incuria: in occasione della sua visita e del suo reportage, una ragnatela stesa proprio in quella parte del capitello non permetteva di cogliere la bellezza del viso. E però, anche ora che il rilievo è stato ripulito – qui a Olite è tutta una questione di successivo svelamenti – il volto del guerriero non si lascia inquadrare immediatamente: succede per la posizione marginale del soldato, per la collocazione angolatissima della testa, confinata verso il muro; ma succede forse anche per via dei due ciuffi di capelli sopra la testa, che da lontano possono essere scambiati per gli occhi, falsando la visione.
Beati coloro che, invece, arrivano a mettere a fuoco i lineamenti di questo guerriero. Il suo capo – ci aiutano qui le bellissime foto che Javier Gago pubblica in
Pasión por el Románico – è come una perla nascosta, allungato e nobile come quello di un Cristo; i capelli sono scolpiti in ciocche aderenti alla fronte, i lineamenti distesi, tracciati con uno stile profondamente ispanico. Non appena gli occhi di chi guarda incrociano quelli del miles, cambia tutta la prospettiva della scena: egli, infatti, con il capo piegato sul petto, guarda verso i propri piedi, e conduce anche il nostro sguardo là dove si concentra l’azione; e ci porta ad osservare come la lancia sia piantata tra le fauci del drago, la cui testa è addirittura capovolta dalla forza del colpo e piantata a terra, soccombente senza scampo nella polvere.
Impassibile, trionfa. E lo riconosciamo, infine, dopo tutti questi successivi svelamenti: davvero è impossibile, di fronte a tanto vigore ed alla nobiltà di questo viso, che dall’ombra si propone così pieno di forza e autorità, non vedere nel guerriero di Olite la raffigurazione del Salvatore che si impone sul male eterno, e libera il mondo dalla paura.
.
L’Aragona romanica in 162 pagine, nove tappe e ventuno racconti. Before Chartres racconta questa terra ricchissima che ha per capitali Jaca, città sorprendente, e poi Uncastillo, piena di musici e ballerine in pietra, e il monastero vecchio di San Juan de la Peña, col chiostro protetto dalla montagna incombente. Ma le pagine di questo volumetto accompagneranno i “cercatori di romanico” fino al monastero di Siresa, e poi su al Santiago di Agüero, nella chiesa di Santa Cruz de la Serós con la sua stanza nascosta, dentro la cripta antica di Roda de Isábena, al castello di Loarre, nel chiostro alieno di Alquézar… I CAPOLAVORI del romanico in terra D’ARAGONA.
.
Vuoi viaggiare con Before Chartres e scoprire la Catalogna romanica nelle sue suggestioni più profonde? Ora questo itinerario organizzato su una settimana è diventato un volumetto, che contiene gli appunti di viaggio di questo blog: LA CATALOGNA romanica IN UNA SETTIMANA.
.
La Borgogna romanica – da Autun a Tournus, da Vézelay a Cluny a Berzé-la-Ville – è una regione tra le più belle dell’Europa romanica. Ora è anche un delizioso volumetto, densissimo di meraviglie, che mette insieme gli appunti di viaggio di Before Chartres: LA BORGOGNA romanica IN SEI GIORNI.
.










Interessante e molto originale il capitello di San Pedro di Olite in Navarra. Non avevo mai visto in un solo capitello una scena così, infatti. Non credo di averlo visto l’anno scorso nel mio viaggio in Navarra e probabilmente non sarei riuscito a notarlo ed apprezzarlo, come invece posso fare grazie al tuo commento alle splendide e dettagliate fotografie di Javier Gago.
"Mi piace""Mi piace"
Bellissimo e originale particolare
"Mi piace""Mi piace"