Dicono e scrivono che l’architrave con le storie di san Cerbone, a Massa Marittima, fu scolpito nel Duecento avanzato, e sarà anche vero. E’ innegabile, comunque, che le cinque bellissime scene scolpite, così avvincenti e mosse, ci riportano agli stilemi della scultura romanica. Uno dei riquadri, poi, quello in cui il santo vescovo sembra immedesimarsi con il profeta Daniele, ha tutto il profumo e il gusto dell’iconografia… prima di Chartres.
San Cerbone, patrono della città – è dedicata a lui, a Massa Marittima, la chiesa cattedrale – fu vescovo di queste terre quando ancora il centro urbano più importante era Populonia, città di fondazione etrusca. Venne dall’Africa, come altri prelati che all’arrivo dei Vandali – siamo nel VI secolo – da là fuggirono, per non essere costretti ad abbracciare l’arianesimo; sbarcò in Maremma e qui gli fu affidato, infine, il ruolo di pastore della diocesi. Non ebbe comunque vita facile. Erano gli anni della guerra gotica, e Cerbone finì inviso agli ostrogoti, che in quei decenni governavano le regione. Secondo quanto scrive nei suoi Dialoghi Gregorio Magno, il santo vescovo diede asilo ad alcuni soldati loro avversari, e per questo il re Totila decretò che fosse dato in pasto ad un orso feroce; il quale però, sul momento di aggredirlo, si ammansì.
L’episodio è raffigurato in modo sorprendente nell’architrave di Massa Marittima, nel secondo riquadro. A quella che avrebbe dovuto essere un’esecuzione assistono, come in un anfiteatro, il re in persona, seduto in trono a destra – quanto sono romaniche le proporzioni di questa figura! – e sei altri spettatori, raffigurati in pose delicatissime e popolari, che quasi si potrebbero paragonare ai commensali a tavola nell’archivolto di Uncastillo.
San Cerbone sta nel mezzo, in piedi, in posizione orante, e due grandi orsi – non uno solo! – sono già prostrati e gli leccano i piedi, mentre a destra e a sinistra, mandati a dar man forte agli orsi, lo pressano due leoni dalle fauci spalancate. E sarà pure duecentesco, questo rilievo, ma ci riporta indietro di secoli, in primo luogo evocando i racconti delle persecuzioni dei primi cristiani, offerte al popolo come uno spettacolo nell’arena; e poi richiamando una delle iconografia più e più volte riproposte dagli artisti romanici, quella cioè del profeta Daniele calato nella fossa dei leoni, e circondato dalle fiere che la mano di Dio ha reso innocue.
San Cerbone, peraltro, ha con gli animali un feeling particolare. Nelle altre scene dell’architrave, infatti, proseguendo verso destra, sono descritti due altri episodi in cui questo rapporto simbiotico dà luogo a situazioni quasi magiche: mentre va verso Roma scortato dai legati papali che lo conducono al cospetto del Pontefice, il santo vescovo prima fa dissetare i compagni di viaggio con il latte di due cerve che rispondono al suo richiamo; poi convince alcune oche a seguire la comitiva fino a Roma, e solo una volta arrivato nell’Urbe le lascia libere di andarsene. L’ultima scena dell’architrave potrebbe rappresentare, con una logica progressione, l’esito del viaggio, con san Cerbone che celebra la messa insieme al Papa, riconciliato, e anzi, secondo la tradizione, stringendogli la mano permette anche al pontefice di ascoltare i cori angelici.
La prima formella a sinistra, invece, dice di un viaggio in nave. Potrebbe rappresentare la traversata del vescovo dall’Africa in Maremma; ma è più probabile che racconti un altro episodio, l’ultimo della leggenda del santo. Cerbone, infatti, subentrati agli ostrogoti i longobardi, fu costretto a lasciare Populonia e trovò rifugio sull’isola d’Elba. E però espresse la volontà di essere sepolto in terraferma, e lasciò quindi ai suoi precise istruzioni perché portassero la sua salma, di notte, sulle spiagge della Maremma, e perché riprendessero il mare subito dopo le esequie, per non incappare nell’ira dei nuovi padroni della regione. Quando Cerbone morì, tutto avvenne secondo le sue istruzioni, e il viaggio della nave dall’Elba alla spiaggia di Populonia fu protetto dall’oscurità e dalla piaggia, che nascose l’imbarcazione ma non la bagnò nemmeno con una goccia: e forse è proprio questa traversata misteriosa, svolta sotto lo sguardo protettivo di un angelo, ad essere raccontata nel primo riquadro.
Nella cattedrale di Massa Marittima, iniziata romanica e terminata gotica, l’architrave di san Cerbone, posto sopra l’unica porta di ingresso, è probabilmente il pezzo più interessante per chi ama l’arte medievale. Le figure che la popolano, anche se finemente scolpite, conservano un sapore popolare; eppure è giusto notare, come fanno Giulia Marrucchi e Riccardo Belcari, che “all’intento narrativo si accompagna una certa capacità compositiva, che adotta in ogni formella una soluzione diversa”; e va rimarca anche “la raffinata lavorazione delle superfici, capace di riprodurre il movimento del mare, il piumaggio delle oche, la leggerezza delle vesti, mentre le fronde degli alberi e le corna dei cervi si staccano dal fondo”.
Come fanno i due critici, anche Before Chartres pensa che l’architrave del santo patrono sia da ascrivere, insieme a tutta la parte bassa della facciata, alla fase romanica della costruzione. E come i due critici ritiene che, così originale, ardita e fascinosa, così piena di leggenda e di spiritualità e di incantamento, possa dirsi romanica, e possa anzi essere retrodatata al XII secolo, cioè a qualche decennio prima rispetto al parere della maggioranza degli studiosi.
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Sandra Cerri (da Fb):
La cattedrale di Massa Marittima è un gioiello che non è abbastanza valutato e promosso. Grazie a Before Chartres che se ne ricorda.
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Luca Sozzi (da Fb):
Mi fa piacere che tu abbia dedicato alla cattedrale di Massa Marittima un bell’articolo. Permettimi solo un paio di osservazioni rispetto a quanto leggo. Dici: “iniziata romanica e terminata gotica”, ma di gotico in quella cattedrale c’è solo la terminazione in facciata, attuata da Giovanni Pisano, al di sopra del secondo ordine di colonnine; perché tutto, proprio tutto il resto (le volte sulla navata centrale sono state aggiunte successivamente, a sostituire le originali capriate) è romanico quanto più non potrebbe essere. Ed uno dei romanici più belli che sia dato vedere in tutta Italia.
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Sì però… dovremmo chiudere gli occhi arrivati al presbiterio 🙂 …La facciata è terminata gotica, la chiesa dalla crociera in avanti anche, le coperture sono quattrocentesche… Pensa, Luca, che nel volume sulla Toscana della collana Italia Romanica, edizioni Jaca Book, a questa chiesa se non sbaglio non è dedicata neanche una scheda breve.
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Luca Sozzi (da Fb):
Before Chartres, hai perfettamente ragione, volevo infatti integrare la mia considerazione, relativamente alla terminazione, ma mi hai preceduto
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Consoliamoci: anche Vézelay la magnifica e Saint Lazare ad Autun, come tante altre bellissime chiese romaniche, hanno un presbiterio gotico… e alla fine non dà neanche troppo fastidio 😉
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Luca Borgia
Luca Borgia (da Fb):
In compenso è in copertina in Toscana romanica, serie aggiornata di quella collana pubblicata dalla stessa casa editrice, con un formato più grande (collana che non credo verrà mai terminata; hanno prodotto molti volumi, qualcuno pure su gotico, rinascimento e barocco, ma da anni si sono fermati). E dentro ha il giusto spazio.
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Doverosa riparazione, Luca. Quanto alla collana nuova di Jaca Book, non mi ha mai appassionato come… l’originale. Ma probabilmente è una deformazione mia.
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Luca Borgia (da Fb):
Luca Borgia (da Fb):
L’originale ha il fascino dei libri vecchio stampo e del b/n. Riproporli, aggiornati, in chiave moderna e a colori ci stava (salvo qualche caso come il volume su Roma e Lazio, i cui testi erano relativamente recenti e non sono stati cambiati o rivisti). Soprattutto alla luce dei molti restauri e recuperi in corso d’opera al tempo della prima collana: vedasi proprio Casalvolone (NO), una a caso visto che ne faccio da custode e la apro alle visite una volta al mese (poco… ma, a volte, troppo: non è zona turistica e girare costa). Ai tempi del volume della prima serie era in fase di cantiere e la relativa scheda non poteva che essere parziale. Purtroppo il nuovo volume sul Piemonte non è mai uscito.
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Paola Ricci (da Fb):
Pazzesco, ci sono i pesci tra le onde, è la prima volta che me ne accorgo!
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Affascinante Massa Marittima col suo borgo medievale su un colle che domina la Maremma e nel quale emerge la splendida cattedrale romanica di San Cerbone. Ricordo che la visitai a metà degli anni ’70 coi miei quando ero un ragazzino già appassionato dell’architettura romanica. Ci sono tornato da architetto nel 1995 con la medesima passione, solo un bagaglio culturale più consono per poterla pienamente apprezzare.
Sorge sul lato corto di una piazza pressoché triangolare dove le quinte laterali sono costituite da bel palazzi medievali che ne aumentano il valore storico architettonico.
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Paola Milli (da Fb):
Sì, è un vero gioiello da custodire ed esserne orgogliosi.
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