Un diavolo che bara eppure non vince

PesaturaAutun

La “pesatura delle anime” ad Autun

Non credo che sia un caso se molte delle rappresentazioni medievali della “pesatura delle anime” ci mostrano un diavolo truffaldino, ma comunque perdente. Parliamo di quell’attimo decisivo in cui l’Arcangelo Michele e i demoni si fronteggiano alla bilancia: su uno dei piatti è posta l’anima del defunto – potrebbe essere la mia, o la tua! – sull’altro piatto ci sono i suoi peccati. E’ una scena ricorrente, nel Medioevo, spesso inserita nelle rappresentazioni del Giudizio finale: dall’esito della “pesatura” (in termini dotti psicostasi) dipende la sorte dell’anima, che finirà all’inferno se i suoi peccati risulterenno pesare più di lei. Ebbene: il diavolo, sempre, tenta di truccare la partita; e con le mani uncinate – o con un raffio, come nella lunetta di Talignano – tira verso il basso il piatto su cui stanno i peccati, per far pendere la bilancia dalla parte della condanna eterna. A volte è un gesto quasi nascosto, un vero e proprio inganno, come nel rilievo di Spoleto; altre volte, come nel capitello di Chauvigny, il demonio addirittura si appende alla bilancia, penzolando come fa una scimmia sull’albero.

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Talignano: il diavolo tira la bilancia col raffio

Ebbene: per tutto il tempo romanico – più avanti nei secoli le cose cambiano di certo – non ricordo una sola rappresentazione nella quale il piatto a cui il diavolo si appende scenda più in basso di quello su cui è posta l’anima. Ci prova, il demonio, con il suo trucco, ma non riesce: contrariamente a quanto ci aspetteremmo, ad Autun, a Talignano, a Spoleto, a Chauvigny, nelle miniature, dovunque la bilancia sfida le leggi della natura, e resiste al tentativo del diavolo. E il piatto tirato verso il basso resta comunque più in alto.

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Il capitello della “psicostasi” a Chauvigny

Il diavolo bara, dunque, eppure non vince; non vince mai, nemmeno con l’inganno. Non credo che sia un caso. Credo invece che gli artisti romanici abbiano voluto insieme avvisarci e consolarci: ci ricordano quanto male potrebbero farci i nostri peccati e e quant’è pericolosa la frequentazione del demonio; ma ci rassicurano, allo stesso tempo, sulla possibilità di non soccombere. Uomo avvisato e mezzo salvato, insomma. Anche all’ultimo, decisivo esame.

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Anche a Spoleto, il diavolo bara ma non vince

 

4 pensieri su “Un diavolo che bara eppure non vince

  1. Pino ha detto:

    Cmq alla base dei messaggi c’era il giudizio divino e la minaccia della pena, la non salvezza.
    La Chiesa rivendicava a se il potere di salvezza dell’anima, in contrapposizione del potere militare o di distruzione dell’imperatore.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Francesco Vannucci (da Fb):
    La figura di quello che adesso può sembrarci come una bestiolina praticamente innocua, dal IX secolo in poi divenne una vera ossessione per i Cristiani del Medioevo. Noi uomini contemporanei, possiamo solo vagamente immaginare questa sorta di psicosi collettiva, sforzandoci, ad esempio, di aumentare all’ennesima potenza l’impatto che “L’Esorcista” , il film di William Friedkin, ha generato nell’immaginario collettivo degli anni ‘70…😈😈😈

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