San Zeno, strepitosa pasqua bronzea

Andate a San Zeno, a Pasqua. Andate a Verona, ed entrati in basilica mettete il vostro naso a pochi centimetri dalle nere formelle della grande porta, e guardatele di sbieco, da vicinissimo. E poi ditemi se non sono vere e proprie incarnazioni dello spirito audace e visionario dell’arte e del tempo romanici. Guardatele di nuovo, letti questi appunti di Before Chartres, poi ditemi se conoscete una Pasqua annunciata con più forza o più passione.

L’anta di sinistra

Potete farlo, di guardarle come fa il gioielliere con un diamante: le formelle di San Zeno, infatti, sono inchiodate sul legno spesso di un secondo portone, all’entrata principale; e poiché il primo è sempre chiuso, e le due ante del secondo, ciascuna con 24 grandi formelle, sono invece spalancate, le due metà della porta si guardano l’un l’altra, seminascoste nel vano dell’ingresso dalla facciata ora raramente utilizzato per l’accesso alla chiesa; vano in cui si arriva, quindi, dall’interno della basilica, e in cui le formelle si offrono senza che nulla impedisca – solo un cartello invita a non toccarle – di osservarle a lungo e in profondità.

Realizzate in bronzo con la tecnica della fusione a cera persa, le 48 grandi formelle si devono ad almeno due fasi successive: una trentina di esse risalgono al tempo romanico e, datate all’XI o al XII secolo, sono attribuite a quello che viene definito convenzionalmente “il primo maestro”; decoravano probabilmente il portone di una chiesa precedente, e furono trasferite sul portone attuale, più grande, con l’aggiunta delle altre formelle, che furono realizzate con stile ormai gotico. Ma mentre nell’anta di destra sono mescolate formelle dei due periodi diversi, i rilievi dell’anta di sinistra sono pressochè tutti opera della prima mano, o della prima bottega. E spazza via, quest’anta più “antica”, non solo la leggenda nera secondo cui le formelle di San Zeno sarebbero “fantocci strani di maniera affatto barbara”, come scrisse il Maffei; ma anche l’opinione tuttora diffusa che vede nel portale un coacervo di scene mal assemblate.

Le dodici formelle del ciclo pasquale

È vero semmai il contrario. Perché delle 24 formelle di quest’anta di sinistra, le prime 18 – distese su sei file da tre ciascuna – narrano in continua coerenza la vicenda del Cristo incarnato, dall’Annunciazione alla gloria finale. E tolte da queste le prime due file, le restanti quattro, che con le loro dodici formelle costituiscono quindi un quadrato perfetto al centro dell’anta, sono uno strepitoso racconto della Pasqua, dalle Palme al trionfo del Salvatore. Avete in alto a sinistra l’Ingresso a Gerusalemme – unica formella “clandestina, poiché attribuibile alla seconda fase -; poi vengono la Lavanda dei piedi, e l’Ultima Cena; di seguito, nella seconda fila di formelle, Gesù è circondato nell’Orto degli Ulivi, poi è catturato e portato via, e infine è processato dal Sinedrio; nelle tre scene sottostanti si susseguono la Flagellazione, un Cristo crocifisso che è contemporaneamente una Deposizione, e ancora la visita delle Pie Donne al sepolcro; a chiudere, nell’ultima fila di questo riquadro pasquale, vediamo come il Cristo morto discende agli Inferi, e come poi sarà elevato nella gloria. Chiude la terza fila, e chiude questa strepitosa pasqua bronzea, il mascherone che tiene in bocca il battacchio.

I Giorni Santi sono narrati, così, con coerenza piena dalle formelle di San Zeno. Le quali sorprendono anche prese singolarmente, per l’insospettabile cura dei dettagli che appare solo a chi davvero si avvicina e prova ad entrare dentro la scena. Ma a sorprendere è anche la loro capacità narrativa, l’organizzazione dell’episodio, il movimento dei personaggi che – osservate ad esempio la Flagellazione o la Discesa agli Inferi – è quasi una danza ritmata.

Sotto il “rettangolo” delle dodici formelle pasquali, il primo Maestro lascia un altro capolavoro di narrazione, mettendo in scena in tre formelle consecutive l’uccisione del Battista: la cui testa, con una geniale scelta iconografica, passa, portata dal servitore su un vassoio, dal carcere alla tavola di Erode a quella di Erodiade.

Poi la coerenza si scioglie, e però resta la capacità comunicativa. Seguono più in basso, la rappresentazione delle due madri che allattano, e le scene della cacciata dall’Eden, il cui seguito andrà cercato sulla porta di destra. Anche là, il primo Maestro lascia formelle particolarmente affascinanti, quali quella in cui l’arcangelo Michele doma il Drago, o quella in cui Nabucodonosor giudica e condanna alla fornace i tre fanciulli: torna anche in queste formelle quel tappeto prezioso, quello sfondo decorato a girali che già abbiamo incontrato nella visita al Sepolcro, e che è l’ennesimo colpo d’ala di questo artista a cui davvero non mancano né la forza né la libertà espressiva.

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8 pensieri su “San Zeno, strepitosa pasqua bronzea

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Davvero un’opera spettacolare, sublime, questo portone decorato da formelle in bronzo, finemente lavorate e scolpite nel tempo romanico; solo un po’ scomoda la visione di ogni sua parte e la posizione angolare in uno spazio un po’ angusto.
    Molto belle le foto che lasciano apprezzare molti dettagli.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Marco Squarcini (da Fb):
    E’ vero che il disegno appare del tutto diverso se si guarda da destra o da sinistra o dall’altro o dal basso. Spero di verificare di persona; però in caso di conferma devo riprendere una lunga strada che parte da Troia e Trani attraverso Pisa, Verona, con Hildesheim come meta ultima. Per restare solo sulle porte. Per restare solo sul bronzo. Per restare solo sul romanico. La conoscenza è una lunga strada; però la si può abbreviare concentrandosi, che so, su una formella di Verona e non partire più di lì ma andare in fondo, indietro, fino alla scaturigine prima della creazione. Non avendo più le risorse per essere un Enciclopedista come Diderot, D’Alembert e Francesco Sala, diventerò un Minimalista… 🙂

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Paola Bombardi (da Fb):
    Grazie Giulio Giuliani, delle foto bellissime e dell’occasione di cogliere nuovi particolari.
    E’ una “storia” quella dei soggetti delle porte bronzea, che chissà mai riuscirò almeno ad abbozzare… Comunque vi propongo una considerazione. Non riscontrate una notevole somiglianza tra le testine antropomorfe poste agli incroci delle formelle? giovane imberbe, uomo maturo, vecchio e non manca il leone e il faccione con la lingua fuori, quest’ultimo, mi par di vedere, l’unico incorniciato da motivi esagonali (struttura base del fiore della vita). Non sarebbe impossibile teorizzare autoritratti dei maestri fabbri. Perché allora mostri o scimmie? E sono incorniciate a motivi esagonali le tre formelle in basso dell’altra anta, proprio quelle di incerta interpretazione dei soggetti.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Uhm… i “cordoli” a motivi esagonali tornano, Paola, anche nell’anta di sinistra, ad esempio sopra la crocifissione e a destra del Cristo in Gloria… Per quel che vale il mio pensiero, io non ci vedo una precisa scelta iconografica. Quanto all’idea che le testine tra le formelle abbiano il volto dei fabbri… è molto suggestiva. E al di là di tutto, conferma che le porte di San Zeno sono spettacolari: dovunque guardi – escluse ovviamente le formelle gotiche 🙂- ti fanno innamorare.

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