Alba Fucens: era tempio, ora è chiesa

La gemma più nobile è la chiesa di San Pietro in Albe, tempio mirabile dove classicità e medioevo si sciolgono l’una nell’altro. Ma poi, tutto intorno, l’Abruzzo offre una intera collana di pietre preziose a chi cerca il tempo romanico.

Fingiamo che il viaggio cominci a Rosciolo, nella chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, “là dove scolpirono i novizi”, luogo imperdibile della magia romanica. Verranno poi le cinque altre perle d’Abruzzo, ad una ad una: Santa Maria Assunta a Bominaco, maestosa sui colli; Santa Maria del Lago a Moscufo, fatta di pietre piccole e nobilitata dall’ambone scolpito da Nicodemo; San Liberale alla Maiella, con la sua mole possente e squadrata; e ancora San Clemente a Casauria, la gran cattedrale; e ancora San Pelino a Corfinio, dalle linee nobili e regolari.

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San Pietro in Albe ad Alba Fucens

San Pietro in Albe, infine. Quanto è dura e scostante all’esterno, tanto è splendida al suo interno per la luce diafana, per le mirabili colonne classiche, per i capitelli senza età. Tutte le tonalità del giallo e del grigio si schierano nel disegno nobile della navata; e in questa raffinata spazialità si stagliano a loro agio gli arredi cosmateschi – un mirabile ambone e un’elegante iconostasi – rivestiti di mosaici e marmi, dove predomina il rosso, accompagnato da un blu intenso e bordato dal luccichio dell’oro. Il marmo sotto i piedi diventa seta, o antica piscina, lucida per i riflessi del tempo e della luce.

La chiesa è posta su di un colle sopra l’antico centro romano di Alba Fucens. Ed è cresciuta – spiega Paolo Favole nel volume Abruzzo e Molise dell'”Italia Romanica” – “sui resti di un tempio pagano dedicato ad Apollo”. Non si fatica a dar credito a questa derivazione classica. E anche se la metamorfosi da tempio a chiesa data ai primi secoli dell’era cristiana, tutto sembra ancora in corso, in un lentissimo progredire, tanto dolce ed elegante si presenta questo interno ai suoi visitatori.

Un passo ancora e si tornerebbe a Rosciolo, dove il viaggio era cominciato: si resta nel dubbio, se sia più bello riposare qui, nella luce senza tempo di San Pietro in Albe, o tornare a vedere, nella chiesa di Porclaneta, i gemiti di un romanico altrettanto affascinante ma opposto, esuberante come un adolescente in crisi.

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La navata e l’ambone

 

AlbaFucensItinerarioPochi giorni sono sufficienti per questo circuito tra alcune delle chiese romaniche d’Abruzzo. Questa terra, però, offre all’appassionato del medioevo molte altre mete e molte altre sorprese. E se c’è qualche giorno da dedicare al viaggio, meglio non sconfinare in Umbria e resistere alle sirene della Toscana; le Marche piuttosto, possono presentare una deviazione di grande interesse: anche solo con San Vittore alla Chiuse, San Claudio al Chienti a Corridonia, con Santa Maria “a pie’ di Chienti” a Montecosaro, con Santa Maria di Portonovo sulla costa.

 

15 pensieri su “Alba Fucens: era tempio, ora è chiesa

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Stefano Angelini (da Fb):
    Caro Giuliani, da buon idiosincratico verso il manierismo tardorinascimentale e ciò che ne seguì, da tempo meditavo di fare, prima di morire (sic…), un tour delle più belle cattedrali del gotico francese. Poi mi sono imbattuto nei suoi avvincenti racconti, nei quali mi pare di capire che il Gotico, da Saint Denis in avanti fu uno stravolgimento. Ma uno stravolgimento in “peggio” dei canoni fino ad allora adottati, tanto che, lei stesso, se ho ben compreso, invoglia chi ha sete di “autentico” ad abbeverarsi alla fonte del Romanico piuttosto che a quella del Gotico… Mi piacerebbe capire, per sommi capi, in cosa consistette quella rivoluzione, o meglio, cosa ci andammo a perdere. Grazie.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Il tour delle cattedrali gotiche va fatto, caro Angelini, e lo farò anch’io, prima o poi, perché anche l’arte gotica è lo specchio magnifico di un’epoca. Ma il Romanico… Il Romanico è un’epoca che non ha eguali, lo sentiamo tutti. E io sono convinto che la sua unicità dipenda da un preciso motivo: il tempo romanico è l’unica epoca storica che non immagina un possibile sviluppo futuro, ma vive in attesa della Fine. O meglio: non vive con l’ansia di un’evoluzione – più commercio, più tecnologia, più sapere – ma con l’ansia di un “collasso”, che sara poi rinascita. Quest’ansia per una fine che arriva, e che porta un mondo nuovo indipendente dal fare e dal brigare degli uomini, produce la meravigliosa arte romanica; poi si scioglie poco dopo il Mille, anzi un secolo più tardi, quando l’uomo medievale “si rassegna a continuare a vivere” e ricomincia a costruire il proprio presente e il proprio possibile futuro. L’epoca gotica è questo: è la ripresa di un’evoluzione che torna nelle mani degli uomini, e che sarà poi Rinascimento, splendore, Illuminismo, progresso… Tutte cose belle e giuste. Ma la magia di un mondo sospeso sul nulla – o fermo in attesa dal tutto – sta solo nell’epoca romanica.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Stefano Angelini (da Fb):
        Ora ho capito ciò che intende, e che condivido. Nelle sue parole traspare, oltre la nozione, un grande pathos, e ce ne vuole di questi tempi dove sono tanti gli eruditi, quelli che ti spiegano tutto davanti ad una Madonna in trono, soprattutto particolari non sostanziali, ma tralasciano il messaggio vivo che viaggia da secoli, e che, hic et nunc, l’artista voleva che cogliessimo, proprio noi, oggi, secoli dopo. Voleva che entrassimo in comunione e… ci commuovessimo. Grazie.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Lorenzo Ceramiche (da Fb):
    Grazie. Attraverso le sue parole ho immaginato di essere pellegrino in questi scrigni di beltà. Nel vedere le foto non si può rimanere insensibili alla maestosità, raffinatezza e dolcezza dei luoghi. Spero di riuscire ad andare a gustare tanta magnificenza e godere di quel profumo che solo l’arte del periodo può dare.

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  3. Anna Rozzi ha detto:

    Scoperta per caso tanti anni fa, la porto ancora nel cuore per il forte senso del divino che trasmette, per tutte quelle emozioni che mi ha donato. Sono di Ascoli Piceno e sui nostri monti, i Sibillini, si possono e purtroppo potevano dal 24 agosto dello scorso anno, incontrare tanti piccoli romotori lungo il percorso che da Norcia portava al mare, piccoli gioielli, più rustici è poveri, ma anche loro carichi di quell’atmosfera che solo una forte devozione da dare. Grazie e complimenti.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Eugenia Scappini (da Fb)
    Ho visitato soltanto Bominaco e …ne sono rimasta incantata…Purtroppo queste chiese sono “fuori dal giro” non si sa bene perchè! Una maggiore informazione e pubblicità non guasterebbe…

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  5. Giulio Giuliani ha detto:

    Miri Gio (da Fb):
    Abbiamo fatto con la scuola di Spada medievale CRISMA un seminario proprio in questa Chiesa, che emana luce e misticismo. Bellissima intorno la tipologia naturale che giustifica,attraverso le triangolazioni energetiche,la posizione e la sua magia. Ci ha riportato un ricordo impresso nel cuore.

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  6. Giulio Giuliani ha detto:

    Silvia Trevale (da Fb):
    Un’altra perla d’Abruzzo. Veramente affascinante per la bellezza della decorazione e per il fatto di incorporare un antico tempio. Queste sono le cose che rendono unico in senso positivo il nostro paese. Mi associo alla segnalazione di Santa Maria in Valle Porclaneta, altro esempio di bellezza, un’immersione totale nel Medioevo

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  7. Paolo Salvi ha detto:

    Tutti gli anni vado in quelle lande ed ogni vado o torno in queste chiese. Quest’anno in Abruzzo ho rivisitato le tre chiese dell’articolo; prima San Pietro in Albe con la sua preziosa iconostasi ed il pulpito cosmateschi; poi a poco più di 20 km, mi sono inerpicato nella valle chiusa di Santa Maria in Porclaneta, probabile capostipite di queste chiese romaniche abruzzesi; infine sulla via del ritorno al Nord, mi sono fermato al monastero di San Clemente a Casauria ed anche qui un pulpito spettacolare mi ha accolto. Era la seconda o terza volta che le visitavo, ma il pathos e le sensazioni di immersione in luoghi paradisiaci erano identiche alla prima volta che le ho viste.
    E ne conservo una ricchissima documentazione fotografica, grazie all’economia del digitale.

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