Dimmi: di che arte è fatta San Miniato?

Gli storici dell’arte concordano nel definire San Miniato al Monte un capolavoro dell’arte medievale toscana. Dopo averne esaltato la bellezza, che tutti vediamo, con maggior imbarazzo gli studiosi provano a rispondere alle domande che di fronte a questa basilica non si possono eludere: E’ “romanica”, San Miniato al Monte? E se non lo è, da dove viene, di che arte è fatta?

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San Miniato al Monte, la facciata e il sagrato

 

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La pianta

Edificata nell’ampio volgere di due secoli, l’XI e il XII, quelli cioè del massimo fulgore dell’arte “romanica”, San Miniato in realtà ignora o rifiuta molti degli elementi che caratterizzano lo stile del tempo. La sua facciata è una parete verticale priva dell’articolazione che caratterizza la facciata “romanica”: non ha un protiro, un giro di bifore, una cornice decorata, un portale incassato; e anzi si direbbe praticamente priva di spessore. Manca poi anche il minimo accenno di quella decorazione virulenta e fortemente allegorica che è tipica del romanico – non una lunetta scolpita, non un architrave, non un capitello, non una lastra decorata, non un rilievo erratico aggiunto a decorare i muri – e sono assenti tutti gli elementi che i costruttori romanici hanno utilizzato appunto per dare spessore ai muri esterni, dalle lesene agli archetti pensili alle finte o vere loggette. Quanto alla struttura complessiva, San Miniato sembra nemmeno sapere che cosa siano il nartece, il matroneo, il transetto, il tiburio, il deambulatorio: guardiamo la pianta della basilica fiorentina – lo faremo ancora, più avanti – e vediamo un rettangolo a cui si aggiunge, in solitudine, il semicerchio dell’unica abside. All’interno, di nuovo, San Miniato sembra respingere la lezione romanica: non solo la navata centrale, ma anche quelle laterali sono prive di volte; certo, accade molte volte in Italia che le chiese romaniche siano coperte a capriate lignee, ma la Pieve di Gropina o quella di Romena mostrano comunque molti altri elementi tipici del romanico, a partire da quel vigore delle murature che a San Miniato proprio non c’è.

Sarebbe semplice concludere, allora, che San Miniato, pur se costruita nel tempo romanico, romanica non è. E rispondendo a chi chiede da dove esce questo capolavoro fiorentino, sarebbe facile concludere che è stato costruito secondo gli stilemi precedenti, e sulla lezione delle chiese paleocristiane ravennati o romane: ci portano in questa direzione lo spiccato linearismo, le geometrie classiche – e si direbbe addirittura antiche – e l’utilizzo di materiali e di linguaggi pregiati e dotti.

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L’interno della basilica

E invece il tempo romanico pretende con forza di essere riconosciuto dentro in San Miniato, sottraendo questa splendida chiesa alle forzature di chi vorrebbe riportarla indietro di secoli. Già la soprelevazione dell’area presbiteriale, tipica del medioevo, trasforma l’interno della basilica e lo allontana dall’orizzontalità uniforme delle chiese paleocristiane; e uno spirito differente da quello ravennate o romano si nota anche nel restringimento delle finestre alte sulla navata, le quali non sono più una fascia indefinita e vasta di aperture, ma al contrario, alternate a finestre chiuse, costituiscono punti di luce determinati nella dimensione e nella collocazione secondo un preciso ordine complessivo. Ma il segno vero e potente del romanico in San Miniato è costituito da quegli arconi che marcano, dentro alla chiesa, la distinzione di tre parti di uguale dimensione, la terza delle quali è costituita, appunto, dall’area presbiteriale rialzata. L’incantesimo romanico di San Miniato nasce proprio da questi due arconi, retti da tre coppie di pilastri compositi. Lo si vede bene in pianta, di nuovo, come, dentro una struttura dalla linearità e dalla semplicità assoluta, i due arconi, con i loro sostegni articolati, a loro volta articolano la navata, e addirittura creano in essa, anche se non reggono una volta, tre vere e proprie “campate”, tre parti identiche e successive, ciascuna indipendente e in dialogo con le altre. Lo spiega bene il volume dedicato alla Toscana nell'”Italia Romanica” di Jaca Book, curato da Italo Moretti e Renato Stopani:

San Miniato si rifà, fondamentalmente, all’architettura paleocristiana, anche se non ne ripete pedissequamente i modelli, in quanto riesce a riproporre l’unità visuale della basilica antica usando elementi nuovi, nel quadro di una concezione spaziale più razionale e geometrica. A differenza dello “scorrere indifferenziato” delle chiese paleocristiane, il raggruppamento a tre a tre delle arcate mediante gli arconi trasversali ed i pilastri compositi organizza lo spazio in aggregazioni ritmiche basate su precise scansioni modulari.

Invece di riportare San Miniato al Monte indietro nei secoli, evidenziamone al contrario la ricerca, tipicamente romanica, di modularità e articolazione. E’ per quegli arconi e quei pilastri, che la distanza tra le successive arcate è pari alla loro altezza; che il rapporto tra larghezza e altezza della navata è di 2:3; e che ancora di 2:3 è il rapporto tra la larghezza della navata e la lunghezza della “campata” realizzata dalle arcate trasversali… E questi rapporti geometrici e di volumi non sono certamente un retaggio della lineare semplicità paleocristiana.

Lungi da costituire una regressione, quindi, San Miniato al Monte, è un ponte su futuro, una sperimentazione riuscitissima, un prototipo per i tempi che verranno. In questa chiesa l’anima classica e lo spirito romanico si sposano come mai altrove; ed è proprio da questo riuscitissima fusione, fiorentina più ancora che toscana, che trarranno origine altre geometrie, altre ricerche, altre filosofie dell’architettura, che già dal XIV secolo, quasi saltando a piè pari la contaminazione gotica, produrranno i capolavori del protorinascimento.

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San Miniato in una visione complessiva del complesso (foto: tuscanypeople.com)

 

12 pensieri su “Dimmi: di che arte è fatta San Miniato?

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Gasperino Fricando (da Fb):
    La storia della costruzione del complesso di San Miniato va ricercata alle origini. Furono I monaci armeni a costruire il nucleo primordiale della chiesa; san Miniato è un santo di origine armena… Forse non sarebbe male guardare ad oriente, in Armenia, con le loro splendide chiese medievali che hanno molti tratti in comune, nello stile architettonico e simbolico con il romanico italiano ed europeo.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Domenico Lavena (da Fb):
    Un gran bell’articolo, ma a occhio e croce mi ricorda il discorsone che mi facesti sul duomo di Pisa. Mi ricordo ancora le parole che scrivesti: “non si può definire romanico il suo interno”. Però se posso dire la mia, secondo me è un po’ brutale dover escludere chiese del genere (che sono comunque eccezioni alla regola) addirittura quasi non definendole romaniche, altrimenti dovrei fare questo stesso discorso sul gotico francescano, che, seguendo un ragionamento simile al tuo, “non si può definire gotico”. Comunque, come ben saprai, la Sardegna è disseminata di chiese romaniche prive di transetto, senza protiri, con solo capriate a vista in tutte e tre le navate. Un bell‘articolo comunque!

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Domenico, dov’è che escludo qualcosa? Al contrario, tutto l’articolo cerca di spiegare perché – per quel che ho capito io – San Miniato al Monte è romanica; diversa e in molti aspetti originale, ma comunque romanica. So bene che in giro per l’Italia medievale ci sono mille chiese coperte a capriate. E allora? Dovrei generalizzare? No. Cerco di fare ragionamenti seri, motivati, a partire dal monumento, e da uno sguardo approfondito sul monumento e sul suo “spirito”; cerco quindi di capire in che cosa San Miniato è romanico, così come ho cercato di capire in che cosa è romanica la Pieve di Gropina… e così come ho cercato di spiegare in che misura e in che modo sono romaniche le chiese di Sardegna, di cui anche ho scritto. Pisa? Proprio perché penso, guardo e non generalizzo, ribadisco: fatico a riconoscere uno spirito romanico nell’interno della Cattedrale di Pisa… di cui fin qui peraltro non ho mai scritto, e non vedo perché – se non per generalizzazioni che non condivido – se ne debba parlare qui, mentre si parla di San Miniato: una chiesa al giorno è più sufficiente per le mie povere celluline grigie.

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  4. Paolo Salvi ha detto:

    Dopo i primi capoversi stavo già armando il mio bazooka per ripristinare la legittimità dell’accezione romanica di San Miniato, quando finalmente ho visto la tua conversione al buon senso critico. Naturalmente fa parte del gioco questo tuo cavillare su presunti caratteri imprescindibili del romanico, che soli, autorizzerebbero a validarne l’inclusione.
    Orbene, San Miniato è un edificio unico nel suo genere. Io ribalto il concetto, San Miniato è un magnifico legame tra arte paleocristiana e arte rinascimentale. San Miniato, absit iniuria verbis, è per me la prima chiesa rinascimentale fiorentina. Ma è profondamente romanica.
    Con le sue splendide capriate decorate a motivi policromi.
    Intanto per me le capriate sono a pieno titolo romaniche, mentre tu le releghi ad un passatismo e a carenze costruttive. In Italia sono un carattere architettonico precipuo e persistono anche in epoca gotica, come possiamo vedere ed ammirare nel duomo di Orvieto.
    San Miniato è una basilica, che mantiene rigorosamente l’impianto geometrico basilicale monoabsidato. Il forte legame con l’arte paleocristiana e ravennate non riduce il valore di emergenza romanica. Questa è una chiesa ricca, rivestita di marmo, di alta fattura e pare allontanarsi dalle classiche pievi romaniche che tanto amiamo.
    La geometria e la pulizia alleggeriscono la struttura, in apparenza. E se lo spessore murario si può assottigliare questo è dovuto ai due eleganti arconi trasversi (che io amo infinitamente) che ne irrigidiscono la scatola. Qui come a Lomello.
    Eppoi quelle raffigurazioni scultore che neghi in realtà non mancano; ai lati del timpano ci sono due telamoni che reggono la cornice, in alto due testine sotto la gronda, nella finestra centrale due leoni stilofori a sbalzo. E poi gli intarsi in serpentino raffigurano draghi, grifoni, leoni e figure umane. Un ricco bestiario che pare esserti sfuggito.
    La mia tesi è che San Miniato è uno dei più alti esempi di romanico, che superbamente prelude agli sviluppi futuri di un’architettura che non poteva nascere in altro luogo che a Firenze, il Rinascimento, già categorizzato in nuce in questo magnifico edificio e nel bel battistero di San Giovanni.

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  5. Giulio Giuliani ha detto:

    Javier Callado (da Fb):
    No es románico bajo mi punto de vista porque el altar no está diseñado para el rito romano, elemento central de este arte. La disposición de un templon ante el altar nos lleva a la tradición bizantina, así como la decoración marmorea, la ausencia de capiteles historiados y la escasez de pintura sobre historia sagrada. El románico es el arte del cisma de 1054. Italia estaba dividida entre áreas más cercanas al Patriarca de Roma y otras al de Constantinopla. De la reconquista impulsada por Gregorio VII solo se salvaría la liturgia ambrosiana [Trad. Google: “Non è romanico sotto il mio punto di vista perché l’altare non è progettato per il rito romano, elemento centrale di quest’arte. La disposizione di un templone davanti all’altare ci porta alla tradizione bizantina, così come l’arredamento marmorea, l’assenza di capitelli storici e la carenza di pittura sulla storia sacra. Il romanico è l’arte del cisma del 1054. Italia era divisa tra aree più vicine al Patriarca di Roma e altre a quello di Costantinopoli. Dalla riconquista guidata da Gregorio VII si salverebbe solo la liturgia ambrosiana”]

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  6. Giulio Giuliani ha detto:

    Lorenzo Fusini (da Fb):
    Molte chiese toscane non hanno protiri e portali strombati, come anche non hanno i vistosi cicli scultorei del romanico padano. Il romanico pisano e fiorentino hanno esterni prevalentemente aniconici. La facciata di San San Miniato è una piastra incrostata di marmi dove compaiono numerosi elementi classici dei quali alcuni declinati in maniera anticlassica. Stessa cosa accade in altre architetture romaniche che appartengono a questa corrente “fiorentina”.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      E’ così, Lorenzo. E proprio per questo, a partire dall’esempio principe di San Miniato, si provava a capire queste differenze, e a spiegare come e perché questa chiesa e queste chiese si inseriscono nel percorso del romanico e dell’arte medievale.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Lorenzo Fusini (da Fb):
        Nel caso dell’architettura medievale e rinascimentale fiorentina i vari monumenti andrebbero letti come una continuità. In fin dei conti incrostazioni marmoree, recupero di elementi classici, facciate decorate da grafismi architettonici anzichè da vere membrature sono comuni nel Romanico come nel Gotico e nel primo Rinascimento fiorentino. S. Maria del Fiore è ricoperta di piastre marmoree come il battistero, Brunelleschi per il portico degli Innocenti recuperò soluzioni sperimentate a S. Miniato al Monte e Alberti completò la facciata di SMN in armonia con la preesistenza medievale aggiungendo elementi classici e prendendo in prestito soluzioni ancora da S. Miniato.

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          • Giulio Giuliani ha detto:

            Lorenzo Fusini (da Fb):
            Bella domanda. Senza scomodare S. Maria Novella e S. Croce, che sono casi a parte, S. Maria del Fiore non pensi che sia un edificio gotico? Senza dubbio è un gotico declinato in maniera diversa dalla maniera nel Nord Europa, in quanto influenzato da altre tradizioni e altre innovazioni. D’altro canto la cattedrale fiorentina nasconde un’ossatura gotica dietro le cortine di marmo fatta di contrafforti, archi rampanti, archi acuti e costoloni tesi. L’arditezza delle navate e la raffinatezza delle decorazioni esterne, portali, apparati scultorei appartengono senza dubbio al Mondo Gotico.

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