Un giullare per… sua maestà il pulpito

E’ così bello ed audace il pulpito di Moscufo – forse il più pieno di sé tra i pulpiti romanici d’Abruzzo – che tutto, nella chiesa di Santa Maria del Lago, sembra girargli attorno in rispettoso silenzio. Non una parola viene dalla facciata della basilica, anonima e senz’anima, né dal semplice e piccolo portale; all’interno, la navata piana e le colonne, regolari e povere, sfilano verso un’abside che è affrescata, sì, ma senza slancio alcuno. Nessun elemento, insomma, sembra voler anche solo alzare la testa, per non infastidire… sua maestà il pulpito. Tutto tace, tutto si trattiene, tranne il piccolo folletto di Nicodemo.

Maestro Nicodemo da Guardiagrele è colui che costruì il pulpito, per volere dell’abate Rainaldo. Lo realizzò da solo, o comunque come primo artista, poco dopo la metà del XII secolo. In precedenza, Nicodemo aveva prestato la sua arte ancora non del tutto matura a Rosciolo, dove aveva lavorato al pulpito di Santa Maria in Valle Porclaneta, molto simile a questo di Moscufo; ma mentre là gli era toccato operare insieme al maestro Roberto, come suo secondo, qui a Moscufo Nicodemo è il primo attore, la prima donna, e il suo compito è appunto quello di realizzare il pulpito, arredo essenziale delle chiese medievali della regione. E si ha la sensazione che davvero, qui a Moscufo, il maestro Nicodemo pretenda tutta la scena: pare addirittura che l’inusuale successione dei sostegni della navata – due colonne, poi uno strano pilastro allungato, e poi altre due colonne – sia stata ideata proprio al servizio del pulpito, il quale si addossa infatti ad uno di questi due sostegni più vasti, che gli fa da quinta se non addirittura da parete d’appoggio.

Il pulpito (foto dal bel reportage di Trips In Italy)

Ormai forte d’esperienza, ormai prima firma, a Moscufo più che altrove il maestro mostra di saper maneggiare lo scalpello per le parti in marmo e in pietra; ma soprattutto è padrone della tecnica della decorazione a stucco. Per la quale Nicodemo, come gli altri, parte da un impasto di gesso, di marmo tritato finissimo, di calce ed acqua con l’aggiunta di colla di pesce o caseina; stende poi l’impasto in fretta sulla superficie ben preparata, e lo lavora ad umido, modellandolo con attrezzi e a mano libera. Come gli altri, infine, Nicodemo sa usare lo scalpello, poiché lo stucco si lascia scolpire anche quand’è asciutto, come fosse pietra, ma senz’altro con minore fatica. Da stucco e scalpello nascono le grandi figure del pulpito: a reggere i lettorini sono un’aquila arcigna e dagli artigli legnosi e un angelo orante, simboli di Giovanni e Matteo, ai piedi dei quali, più piccoli ma altrettanto belli, stanno il leone di Marco e il toro di Luca; ma poi c’è spazio per le formelle con la lotta tra Davide e l’orso e tra Sansone e il leone, e ancora per la vicenda di Giona, gettato in pasto alla balena e da questa risputato a riva, che occupa le lastre inclinate della scala d’accesso. Belli i quattro capitelli che sorreggo il tutto, e i decori intorno agli archi sovrastanti, abitati da omini avvinghiati tra i rami, tipici della scultura romanica d’Abruzzo… Non diciamo di più, di questo pulpito, se non che nell’iconografia è sorprendentemente sovrapponibile a quello di Rosciolo, quasi che Nicodemo – tanto fiero quanto prudente – per non prendere rischi abbia preferito riproporre, da solo, ciò aveva già fatto qualche anno prima con l’aiuto di Roberto; e resta, a chi guarda, il dubbio se l’allievo, in questo caso, sia riuscito a superare il maestro.

E’ comunque innegabile che il pulpito di Moscufo – oltre a risultare molto ben conservato – è strutturato con sapienza ed è realizzato con prorompente vigore. E per questo spicca nel confronto con le altre opere coeve della regione; e per questo dentro la chiesa di Santa Maria del Lago, come si diceva, non c’è altro elemento che si permetta di offuscarne la fama.

Solo un guizzo, un guitto, una figura inquieta si agita, pur se minuscola, nella placida navata. E’ come una scheggia del pulpito che, schizzata via da questo arredo vivo e orgoglioso, s’è conficcata nel capitello del pilastro a cui, come dicevamo, il pulpito stesso si appoggia. E’ una creatura uscita dalla mano di Nicodemo, che l’ha sognata e concepita, e che l’ha creata di stucco – l’elemento e la firma del Maestro – e l’ha aggiunta al capitello in marmo che, come gli altri della navata, una mano ben più dimessa aveva scolpito qualche anno prima. E così, su quel capitello, un uomo minuscolo si dimena, si trascina fuori dalla bocca di un leone che già per metà lo divora, e prova a scendere lungo la colonna, con le braccia – ora perdute – allargate nello sforzo di sfuggire alla fiera… e anche al capitello, dal bordo del quale è già fuori con tutta la testa. Difficile dire chi sia. Ma di certo fu il modo con cui Nicodemo cercò di connettere il suo prorompente capolavoro alla povera silente atmosfera della chiesa tutto attorno, o almeno a quella parte della chiesa che con il pulpito doveva per forza rapportarsi.

Così a Moscufo il maestro Nicodemo lasciò due chiari esempi della sua presuntuosa abilità: il grande pulpito, che tutti vedono dominare la scena, e il minuscolo omino barbuto che si agita, a testa in giù; il quale sfugge alla vista e alla considerazione dei più, ma svolge, nel progetto ambizioso di Nicodemo, un ruolo di primaria importanza, preziosissimo trait-d’union, marchio d’autore, gesto conclusivo e pieno di significato di un artista senza dubbio straripante.

Il pulpito e, a sinistra, il folletto di Nicodemo (foto di Trips in Italy)

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5 pensieri su “Un giullare per… sua maestà il pulpito

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanni Arcangeli (da Fb):
    L’Abruzzo è la terra dei pulpiti. E’ vero che ci sono quelli di Rosciolo e di Moscufo, ma non dimentichiamo Casauria, Pianella, Giuntoli, San Liberatore alla Maiella… Stili diversi in un’unica grande arte abruzzese.

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  2. Paolo Salvi ha detto:

    Amatissimo Abruzzo, che con mia somma fortuna riesco a visitare quasi tutti gli anni da oltre un ventennio. Il romanico abruzzese è vario e originale eppure riconducibile ad un percorso abbastanza lineare.
    Ricchissima la decorazione scultorea che trova i suoi più splendidi esempi appunto nei pulpiti, tanto diffusi come forse solo a Pistoia e che porteranno a realizzazioni anche fuori regione.
    Pulpiti perlopiù felicemente firmati, come si conviene ormai al volgere del XII secolo.
    Ad essi vanno aggiunti, altro arredo riccamente lavorato, i cibori.

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  3. Marti ha detto:

    Quello che ingoia il “folletto” non è un leone ma un serpente, come si può vedere nell’altro ambone di Nicodemo nella Chiesa di S.Stefano a Cugnoli, dove il maestro pone, nella stessa posizione, lo stesso capitello! Un altro capolavoro del grande Nicodemo! 😍

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Nel pulpito di Cugnoli Nicodemo, all’estrema sinistra per chi guarda, ha scolpito un serpente “discendente” dalla cui bocca escono un busto e una testa… A Cugnoli, però questa figura è parte integrante del pulpito, ne costituisce lo spigolo, mentre a Moscufo il “folletto” di Nicodemo è stato realizzato andando a modificare il capitello preesistente più vicino, a cui è la figurazione è stata aggiunta a stucco sul marmo. A Moscufo dalla bocca animalesca – a me pare proprio un leone, dato che ha baffi e denti – esce un uomo, a Cugnoli un nuovo animale.

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