C’è l’Arcangelo nascosto a Serrabone

Colui che non poteva mancare è là, anche se nulla ne segnala la presenza. La chiesa è quella di Serrabone, inerpicata tra i Pirenei della “Catalogna francese”; e lui è l’Arcangelo Michele che – nascosto, e anche un po’ solo – presidia anche questo “luogo alto”, come è abituato a fare.

Non è dedicata a San Michele, la chiesa dell’antico priorato, ma a Maria. Sorge ormai praticamente isolata, perdute le altre costruzioni che costituivano il complesso monastico, salvo poche. Bella come un’aquila che scruta dall’alto il paesaggio, isolata là in quota sulla cima di un monte circondato da altri monti, da Serrabone non si vede altro che montagne, intorno, coperte dal verde cupo degli alberi.

Dalla loggia che si affaccia tra vuoto e chiesa, se ne coglie il grande fascino di luogo dello spirito. Poi, all’interno una duplice meraviglia.

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La tribuna vista di scorcio

La prima meraviglia è più che evidente, quasi invadente: è la splendida tribuna che occupa il centro della navata, estendendosi come un portico interno, fatto di colonne e capitelli, da parete a parete, a dividere in due la chiesa.

La “tribuna”, la cui finalità era probabilmente quella di delimitare lo spazio dei fedeli da quello più proprio dei monaci, costituisce un arredo liturgico peculiare, ed è raro incontrarne, ancora erette, nelle chiese romaniche: se ne trova una simile, anche se meno bella, a Vezzolano, in Piemonte; e gli stessi artisti che operarono a Serrabona ne realizzarono un’altra a fondovalle, nel monastero di Cuxa; questa però ora è distrutta, e le sue parti sono ricollocate in modo improprio, o conservate nel museo locale.

Per il suo fascino peculiarissimo e per la finezza delle sue parti scolpite nel marmo rosa – sulla fronte che dà verso la parte “pubblica” della chiesa, ma anche sui fianchi, sugli archi e sui capitelli delle colonne che la sorreggono – questa tribuna rende unica Serrabone: difficile non notare, e non portare a mente, almeno i quattro simboli dei Viventi che con una strana disposizione asimmetrica rappresentano, insieme all’Agnello, il Giorno Finale.

Ma è sotto la tribuna, dove le colonne terminano in capitelli di marmo altrettanto rosa, che è nascosta la seconda sorpresa di Serrabone: “Sui capitelli ricchi di animali e motivi vegetali – dice pressappoco la descrizione rapida distribuita ai visitatori – non si trova alcuna scena istoriata, ad eccezione di un San Michele che uccide il drago”. Ed è così, infatti: leoni, draghi, scimmie, bellissimi fiori e vegetali intrecciati riempiono la tribuna. Ma di figure riferibili ad un personaggio e ad un’iconografia precisa, ce n’è una soltanto.

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Il capitello con l’Arcangelo Michele

Ed eccolo: su una faccia di uno dei capitelli sotto la tribuna, l’Arcangelo guerriero ti guarda, sereno e placido come potrebbe essere un abate, o un santo pacifico, ma con la lancia in mano, infilzata nel drago, già trafitto ai suoi piedi.

Poteva non esserci, l’Arcangelo? Certamente. Ma ogni chiesa costruita in altura, là dove il cielo è più vicino, è luogo privilegiato e caro al vincitore del Maligno. Dalla Sacra di San Michele, sulle cime della Susa, fino a Monte Sant’Angelo sul Gargano; da St.-Miguel d’Aiguile a Le Puy nel Velay, fino a Mont St.-Michel in Normandia: sempre il principe celeste presidia le altezze. Lo fa anche a Civate, dove si staglia da protagonista con le schiere dei suoi, affrescato nell’oratorio che pure è dedicato a San Pietro… e lo fa anche qui, a Serrabone, proponendosi come l’unica presenza in un luogo che non sembra custodito da altri santi. O che, per la sua collocazione, non poteva essere custodito da altro santo che non fosse l’Arcangelo delle chiese alte.

 

7 pensieri su “C’è l’Arcangelo nascosto a Serrabone

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Salvi (da Fb):
    La Prieuré de Serrabone (Roussillion)! (non lontano da Tolosa)
    Ci ho lasciato il cuore nel 1991 in un viaggio con la mia futura moglie alla ricerca del Romanico dei Pirenei.
    Sogno di tornarci. E’ uno splendido edificio romanico isolato su un alto colle che domina la vallata e da cui si vede un paesaggio splendido.
    Tra i tanti edifici rimarcabili che ho visto e vissuto, questo è quello che ha lasdciato il ricordo più indelebile.
    Saint Martin du Canigou, Saint Michel de Cuxa altre due favolose abbazie della zona, la prima arroccata su uno pserone in mezzo ad un bosco, l’altra adagiata nel verde a controllare il fondovalle.
    Che ricordi da sogno.

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  2. Paolo Salvi ha detto:

    Eravamo in due anche noi, nel 1991, viaggiando in camper ci arrivammo di sera e verso le 19 rimanemmo soli “padroni” di questo posto isolato dal mondo “bello come un’aquila” che scruta dall’alto dominando i monti e le vallate… assaporammo il tramonto, la pietra che cambia colore, si arrossa; dormimmo lì, da soli, ed al mattino ancora da soli vedemmo l’alba illuminare il mondo e riempirci l’anima; quindi arrivò un custode ad aprirla, ancora per noi soli…. Gioia immensa.

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