La sfida di Ripoll, un tempo splendida

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Una delle torri, dal chostro

A Ripoll sembra che due forze siano in continuo contrasto: da una parte l’ambizione, dall’altra le ingiurie del tempo e dei tempi. L’antico monastero, infatti, ambisce dalla nascita all’unicità e all’eccellenza, proponendosi come il primo e il più importante della Catalogna tutta; ma poi la sua storia è fatta di continue aggressioni – spoliazioni, ricostruzioni, e anche pessimi restauri – che, nei secoli, a questa sua eccellenza hanno menato fendenti letali. Così Ripoll continuamente ricorda, e allo stesso tempo rimpiange.

Il monastero di Santa Maria di Ripoll, fondato sul finire del IX secolo da Vilfredo il Villoso, conte di Barcellona, conobbe una prima epoca d’oro ai tempi dell’abate Oliva, subito dopo il Mille. Poi venne un periodo di prima crisi, e poi ancora la riconquista della primazia nel XII secolo. A Medioevo compiuto, il monastero riprese a declinare di nuovo.

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L’interno del monastero

Forse anche per questi alti e bassi dei suoi privilegi, la grande chiesa subì continue modifiche, più che completi rifacimenti, e ne porta il segno, diversa, quasi strana. I restauri dell’epoca moderna le regalarono l’ultima delle stramberie, una copertura a volta in pietra che sembra – e lo è! – aggiunta posticcia; e insieme le rubarono quel pavimento musivo di cui parlano le fonti e che ora non c’è più.

Eppure la forza dell’antico monastero traspare. Eppure se ne coglie, anche se a fatica, la grandezza.

Testimone eccezionale di questa lotta tra l’aspirazione alla grandezza e la mutevolezza dei tempi è il grande portale del monastero. Unico nel suo genere, ma rovinato dal tempo; ambizioso con nessun altro portale medievale, per dimensione e complessità, eppure svilito dallo sfaldarsi dei suoi rilievi; ma non del tutto, perché resti la sensazione – e, per questo, il rimpianto – del capolavoro che fu.

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Il grande portale di Ripoll, sotto il portico del monastero

La visita a Ripoll, se fatta col cuore, è faticosa. Lo stesso portale appassiona, ma insieme affatica. Troppo grande il suo progetto iconografico, e troppo grande l’opera – quasi un arco di trionfo romano addossato alle pietre piccole del monastero medievale – per comprenderla con una visita, per abbracciarla con un solo sguardo come si fa per gli altri grandi portali romanici. E che fatica poi guardarla sotto un portico “a vetri”, indegno di quest’opera, eppure inevitabile, se si vuol preservare quanto ancora resta!

E’ da ripetere più e più volte, la visita a Ripoll, armati di pazienza e di voglia di comprendere la sua lunga storia faticosa, erudita, complessa, che non ha nulla di pittoresco o di fascinoso, eppure ha molto e molto da dire.

 

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