Volta a crociera: è una triplice magia

La volta a crociera – è noto a tutti – è uno degli elementi costitutivi dell’architettura romanica. Quando il lungo viaggio romanico approda alla volta a crociera, in essa si compie e produce meraviglie, prima di diventare… altro. E sono almeno tre le magie operate da questa struttura architettonica agli occhi dei costruttori medievali.

Gombrich, nel suo sforzo di sintesi estrema, attribuisce la “scoperta” della crociera ai costruttori che operano a Durham in pieno XI secolo. Scrive: “Gli architetti normanni (…) si accorsero che, in fondo, non era necessario fare tutta la copertura così pesante. Bastava che un certo numero di solide nervature venisse gettato attraverso gli spazi e che gli intervalli tra l’una e l’altra fossero riempiti con materiale più leggero. Si scoprì che il miglior metodo per fare ciò era di gettare le nervature o ‘costoloni’ a croce fra i pilastri, riempiendo poi le sezioni triangolari che ne derivavano”. (Gombrich, E. H., Storia dell’arte, p. 151). In altre parole: in un primo tempo gli architetti avrebbero ridotto una volta a botte continua in una serie di costoloni portanti paralleli, quasi delle travi ricurve, su cui poi appoggiare il resto della volta realizzato in materiali leggeri; poi decisero di incrociarli a due a due, questi costoloni portanti, trovandosi ad aver realizzato lo scheletro di una crociera.

Fingendo qui per un momento, seguendo la radicale semplificazione di Gombrich, che la crociera sia una scoperta del tempo romanico, immaginiamo come guardarono ad essa i costruttori romanici, e scopriamo la loro soddisfazione interiore, la loro triplice meraviglia.

Quando poté essere vista in funzione a coprire la navata della chiesa, la volta a crociera – o meglio “a crociere” – mostrò subito la sua prima grande qualità: fu ben presto evidente che essa scaricava meglio il proprio peso; e fu subito chiaro che una volta costruita “a crociere” non presentava il problema dato dalla volta a botte, la quale tendeva a spingere e ad aprire verso l’esterno le pareti su cui insisteva. Anzi: ogni singola crociera scaricava il proprio peso sulle quattro colonne poste agli angoli e, rinforzate queste, quasi non servivano rinforzi ulteriori per reggere il peso della copertura. La prima magia della volta a crociera era questa, dunque: essendo più leggera – perché solo i costoloni, come diceva Gombrich, sono pesanti e portanti, mentre le vele tra un costolone e l’altro sono semplice riempitivo – ed essendo in grado di scaricare meglio il proprio peso sulle colonne, la volta a crociera alleggeriva la copertura che si stava realizzando, e permetteva quindi ai costruttori di… andare più in alto.

Vezelay

La Basilica di Vezelay

La seconda magia è la seguente: per la sua forma, la volta a crociera posta in alto, sopra la navata centrale, ricavava nelle due pareti laterali, là dove i costruttori avrebbero voluto aprire le loro finestre, proprio quello spazio piano necessario, due ampi semicerchi, uno a destra e uno a sinistra. E sono proprio questi semicerchi che i costruttori utilizzeranno subito per riportare la luce che la volta a botte aveva cacciato via: accade nella chiesa dedicata a Maria Maddalena a Vezelay, e come accade, per fare solo un altro esempio, ad Anzy-le-Duc. Non solo quello spazio semicircolare era piano e verticale, e quindi adatto ad ospitare un’apertura; esso poteva essere aperto in grandi finestre perché era anche relativamente “scarico”, visto che il peso della volta era convogliato dalla crociera stessa sulle semicolonne portanti, che poi lo portavano verso il basso.

Anzy-le-DucVolta

Le finestre alte di Anzy-le-Duc

La terza grande magia compiuta dalla volta a crociera è così sintetizzabile: essa, costituendo con i propri sostegni un modulo a sé stante accostabile e ripetibile – la “campata” – ha permesso all’architetto romanico di costruire la sua chiesa secondo la legge dei numeri, legge che permette all’uomo di comprendere il terreno e il divino. Anche questo è un tema che merita di essere approfondito.

 

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