Becket, sangue romanico in cattedrale

Senza chiedermi il perché, ho sempre reagito con sorpresa quando ho incontrato, associato ad opere del tempo romanico, il nome di san Tommaso Becket. Eppure l’arcivescovo di Canterbury, assassinato sull’altare della cattedrale dai cavalieri di Enrico II d’Inghilterra, è una delle figure più luminose e celebri di quel XII secolo – nacque infatti nel 1118, e morì martire nel 1170 – che è il secolo eletto del romanico. Credo sia stato il nome inglese a depistarmi, e a tenermi lontano da questa figura; l’Inghilterra medievale è gotica ben più che romanica; e richiama il tempo del basso medioevo anche il nome di Canterbury, con l’abbazia gotica resa celebre dalla trecentesche Canterbury Tales di Chaucher; tutt’altro che romanico è infine il testo più noto tra quelli che narrarono la fine tragica del santo vescovo inglese, quel Murder in the Cathedral che T.S.Eliot diede alle stampe nel 1935…

Devo la mia riconciliazione, il mio ricongiungimento con Tommaso di Canterbury, alla meravigliosa “absidiola” dipinta nella chiesa di Santa Maria a Terrassa, in Catalogna: è qui che, sotto un Cristo in mandorla notevole per i bei colori e la semplicità del tratto, gli affreschi raccontano in tre scene susseguenti la lunga vicenda del conflitto tra Thomas Becket e il suo re.

Gli affreschi, veduta complessiva (foto: Enfo)

Nella prima scena, il prelato è circondato da quelli che saranno i suoi carnefici, uno dei quali già compie l’atto di sguainare la spada. Si raccontano così in pittura gli attimi concitati che precedettero l’assassinio nella cattedrale. Ma la figura dell’arcivescovo in piedi, e i gesti accusatori di chi gli sta intorno, sembrano raccontare tutto l’annoso conflitto che contrappose al potere regale. Perché Tommaso fu giovane promettente allievo a Canterbury, così bravo da diventare diacono e poi arcidiacono della Cattedrale; e infine fu scelto dal re, Enrico II, come cancelliere di corte, e lo servì fedelmente, partecipando delle sue politiche e dei suoi lussi e delle sue vittorie. Ma poi, nominato a sua volta dallo stesso sovrano arcivescovo di Canterbury, e diventato così primate della Chiesa inglese, finì per porsi in contrasto con il re: si rifiutò di assecondarne le mire di controllo sulla gerarchia ecclesiastica, fu minacciato e contrastato anche dagli stessi vescovi più docili ai voleri della corona, e per sottrarsi alle minacce del re finì in esilio in Francia, dove cercò con poca fortuna l’appoggio del Papa; infine tornò in Inghilterra, fidandosi di vane promesse di impunità.

La scena dell’assassinio

La seconda scena, al centro della vasta fascia affrescata, ci porta al culmine della vicenda. Mentre l’arcivescovo è trattenuto da uno dei suoi carnefici, un altro gli si para di fronte, con la spada alzata: è lui che forse ha già colpito san Tommaso al capo, tanto che vola in alto tra i due la tiara del vescovo e con essa anche la parte superiore della testa; un’altra spada, sottile come un’arma cristiana ma ricurva come una scimitarra, colpisce il vescovo alla gola. Bellissimo il dettaglio al centro della scena: cade, ma è ancora sospeso nel vuoto, il pastorale di Tommaso, simbolo del suo potere infine sconfitto dal potere del re, a cui si è contrapposto in una sfida durata per ben due decenni. Cade, sconfitto dalla forza bruta, lo scettro della Chiesa; ma non è a terra, perché con tutto se stesso il santo vescovo ha inteso contrastare le mire del re, e il sovrano non prevarrà nonostante l’assassinio; e anzi dall’assassinio il partito del potere laico uscirà indebolito, e quello del potere ecclesiale uscirà rafforzato, proprio per la grande eco che avrà questo cruento finale di partita. Mentre infatti l’anima di Tommaso Becket sale al cielo – la terza scena la mostra sollevata in alto da due angeli, mentre il cadavere è avvolto in un sudario – già l’eco dell’omicidio brutale percorre l’Europa per ogni dove, e già c’è chi chiede che il vescovo martire sia fatto santo; e solo due anni più tardi avverrà la canonizzazione.

L’anima del santo arcivescovo portata in cielo

La vicenda si svolge in Inghilterra. Ma la morte cruenta di questo difensore delle prerogative della chiesa ottiene immediata risonanza in tutta la Cristianità, se è vero che anche gli affreschi di Terrassa, ad esempio, sono stati realizzati pochi anni dopo l’assassinio. Il culto di san Tommaso Becket, poi, si diffonde soprattutto in Italia, per alcuni particolari motivi: prende subito piede nell’area Anagni, poiché è là, e in particolare a Segni, che Papa Alessandro III si trovava quando ne proclamò la canonizzazione – e ad Anagni, attiguo alla più famosa cripta dipinta, fu presto dedicato alla vicenda del martire di Canterbury un intero oratorio, i cui affreschi sono oggi quasi perduti -; ma la devozione per san Tommaso ebbe una speciale rilevanza in altri territori della penisola – si conservano tracce di questa devozione ad Aquileia, a Caramanico Terme, a Fidenza… – e tra tutti in Sicilia, dove il culto fu introdotto e sostenuto da Giovanna, sposa di Guglielmo d’Altavilla, e figlia di quell’Enrico II che tanto odiò il santo prelato da desiderarlo morto, anche a costo di macchiare di sangue l’altare sacro della Cattedrale.

6 pensieri su “Becket, sangue romanico in cattedrale

    • Giulio Giuliani ha detto:

      L’assassinio dell’arcivescovo di Canterbury viene perpetrato nel 1170, Giorgio. E’ vero che la tradizione lega la pieve di Cabriolo a questo fatto, ma allora diciamo che racconta come la chiesa sia stata dedicata al Santo – che era passato di là qualche anno prima di venire ucciso – proprio nel 1170, all’indomani del martirio.

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  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Aldo Valentini (da Fb):
    Belli gli effetti cromatici ed i costumi. Più semplici i volti. Anche io mi sono stupito di questa rapida e importante comunicazione artistica del martirio anche se la usurpazione del potere religioso era certamente un tema intrascurabile.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Tasso Barbasso (da Fb):
    La scimitarra o shamshir è una spada curva e sottile, di origine persiana, ben più sottile di una spada dritta coeva “cristiana”. Poi per estensione il nome è stato attribuito in Italia (erroneamente) a tutte le lame ricurve orientali.

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