Spagna, monasteri come nidi d’aquila

Potete compiere una lunga marcia, un vero e proprio pellegrinaggio romanico, sulle pendici spagnole dei Pirenei, costeggiandone la lunga muraglia da sud a nord. Potete muovere i primi passi dalla costa del Mediterraneo, e camminare a vaste tappe su verso l’Atlantico, che dista dieci giorni di cammino; e ad ogni tappa potrete fermarvi in un monastero dei secoli romanici: nove ne mette in fila Before Chartres, tutti isolati, tutti persi tra i monti, tutte mete da conquistare salendo in quota e poi e scendendo, di volta in volta.

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Sant Pere de Rodes. Nell’immagine di copertina il castello-monastero di Loarre.

Partirete da Rodes, dove il monastero di Sant Pere sembra appena risalito dal mare e fermo a rimirarlo sulle prime pendici dei Pirenei. E proprio il Mediterraneo vi lascerete alle spalle, intraprendendo il viaggio. Già non lo vedrete quando, a poche miglia dalla partenza, raggiungerete l’altopiano e il monastero desolati di San Quirze del Colera: secoli di ferro e di ansia respirano in queste rovine strane, di merli e di pietre senza aperture, e di paure a cui gli uomini risposero monacandosi e costruendo monasteri.

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Sant Llorenc del Munt

Poi i rilievi aspri dei Pirenei – siamo ancora in Catalogna – vi costringeranno ad un ampio percorso verso sud; e vi condurranno, se avrete il fiato per salire davvero fin lassù, alla solitaria soglia di Sant Llorenç del Munt, che da molto in alto domina la piana di Barcellona con le sue absidi antiche, a cui nessuno, neppure oggi, giunge senza un’ora di aspra ascesa, passo dopo passo. Di nuovo a piedi, di nuovo fino al bordo di un dirupo, questa volta a strapiombo sulle acque del fiume Ter: allo sperduto splendore di Sant Llorenç del Munt risponde, in una gara tra meraviglie dell’uomo nel cuore della natura, il grigio e possente monastero di Sant Pere de Cassérres, che fu costruito dove il mondo sembrava finire, dove tutto finendo restituiva vita nuova e diversa.

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Santa Maria a Obarra

E se troverete il coraggio di andarvene da Casserres, e di proseguire il viaggio verso l’altro mare, di nuovo camminando lungo le falde dei Pirenei lascerete le terre catalane; l’Aragona vi attende, per farsi percorrere tutta. Tre tappe vi propone, e per tre notti vi darà rifugio: la prima ad Obarra, nella vasta basilica di Santa Maria, che quasi sola resta dell’antico monastero, a cui le vette crude fanno da scenario; a darvi ristoro all’indomani sarà la cittadella d’armi e di fede del castello di Loarre, vedetta instancata, cinta di torri, muri che nascono dai monti e che nei monti si perdono; infine sarà il turno di San Juan de la Peña, il monastero antico, costruito dove nessuno lo poteva trovare, che solo a voi – a chi altri? – offrirà la sua chiesa nella roccia e il suo chiostro di meraviglia, scoperchiato di legni e tegole, ma sovrastato da un’intera montagna.

Per giungere all’Oceano, sempre salendo con i Pirenei al fianco, due tappe ancora vi aspettano. Il monastero di Leyre, con la sua cripta bassa e massiccia, con il portale prezioso, potrà offrire al vostro viaggio una sosta ospitale, ché ancora pulsa e sa di uomini e vita l’abbazia. L’indomani invece, di nuovo, troverete solo cielo e prati e monti desolati e splendidi, intorno al “monasterio de Aralar”.

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Il monastero di Aralar

E’ questa l’ultima tappa, poiché un giorno ancora di cammino, l’indomani, vi restituirà la scura distesa del Golfo di Biscaglia, anticamera dell’Atlantico: sfocia qui il pellegrinaggio tra i nidi d’aquila del romanico dei Pirenei, da mare a mare, traversando regioni che il Medioevo ha reso ricche, e che restituiscono a chi le affronta tutto il faticoso brillare dei secoli dei monasteri.

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Il pellegrinaggio dei monasteri dei Pirenei

 

 

 

6 pensieri su “Spagna, monasteri come nidi d’aquila

  1. Gipi dei Malvisi ha detto:

    Esimi signori,
    Affermare che coloro che diventavano monaci lo facevano per “paura” mi lascia assai perplesso, se non arrabbiato. Non comprendo se il vostro commento sia dettato da splendida nonchalance, becera ideologia o crassa ignoranza. Seguo, tramite amici, i vostri articoli di cui ho apprezzato le immagini ed i suggerimenti tuttavia il concetto succitato è invero di bassa lega e poco storico. Vi auguro di non cadere più in inesattezze siffatte. A presto rileggervi.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Non siamo esimi, e non siamo neanche signori, e ben vengano le tue osservazioni. Un po’ meno gradite le sentenze ma Before Chartres se ne farà una ragione. Nel merito… Sì, molti nel medioevo scelsero di riferirsi ad un monastero, e tra questi molti lo fecero “per paura”. I conversi spesso lo fecero per paura della fame, e per paura delle guerre che devastavano le campagne… Molti poi si fecero monaci per una paura che non esclude la fede: per paura del peccato, della morte improvvisa, della dannazione. Ma comunque per paura. Altri per fede pura e consapevole dedizione.

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