Rodes: mille anni dietro il maquillage

Convivono, nel monastero di Sant Pere de Rodes, due elementi che ne fanno una mèta romanica dal grande fascino e dalla grande capacità attrattiva: da una parte l’innegabile valore storico e artistico del complesso; dall’altra la (quasi) perfetta riorganizzazione del sito, volta ad accogliere anche il turista che non sia uno studioso, e che cerchi anche aspetti di più leggera fruizione.

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L’interno della chiesa

Il monastero, costruito in quota, sulle balze brulle dei primi Pirenei che intanto si affacciano sul Mediterraneo, è molto suggestivo. Sorge là dove nei secoli si ebbero luoghi di culto precedenti, e nell’attuale conformazione è diffusamente medievale. L’abbazia benedettina, rinserrata da mura e sorvegliata da due torri di antica fattura, circonda una chiesa di dimensioni ragguardevoli, consacrata secondo gli storici nel 1022, preziosa e ben conservata nel suo inconfondibile interno. I pilastri che reggono la volta sono il primo elemento assolutamente tipico, così alto lo “zoccolo” su cui poi sorge il vero e proprio sostegno composito: articolazione rara, questa, dal sapore antico, quasi classico, certamente difficile da paragonare ad altre realizzate nel periodo romanico. Ancora, la chiesa di Sant Pere de Rodes presenta, altrettanto inusuale, un’abside profonda, dalla forma ellittica, circondata tutta a sua volta da un passaggio a due livelli, che la raddoppia. E’ quasi un deambulatorio ante litteram, tutto percorribile in entrambi i piani;  pare essere apprezzato – più ancora di certi importanti pezzi del Maestro di Cabestany conservati all’ingresso della chiesa – dai turisti del fine settimana, che si divertono a salire in questi strani camminamenti, affaccianti in alcuni punti sul presbiterio. Sotto quest’ultimo si estende la cripta.

Intorno a questa chiesa rara si raccoglie, come dicevamo, un insediamento monastico altrettanto affascinante. Lo si raggiunge a piedi, per una lunga strada molto ben curata, che obbliga ad una passeggiata, e alla splendida vista sulla baia. E poi il monastero si presenta come luogo perfetto per qualche ora tra arte e relax: un vasto restauro ha sanato il possibile e saggiamente ha lasciato in essere anche le parti più deteriorate, ma portandole in sicurezza: sono stati creati così, in più punti, camminamenti lungo le mura e lungo le “rovine”; il chiostro, ricostruito, si propone lindo, con i suoi capitelli scolpiti, alcuni anche interessanti; una grande terrazza consente di godere la vista del mare, e le due torri antiche – il campanile finestrato permette, dal basso, un fotografatissimo scorcio del proprio interno, verso l’alto – si propongono non più come luogo di avvistamento ma piuttosto come punto di richiamo. Al centro del complesso è collocato – qualcuno storcerà il naso – un bar-ristorante, di buon livello e sempre molto frequentato.

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Sant Pere de Rodes alla fine del XIX secolo

Sant Pere de Rodes, così, è un po’ un modello, un simbolo: sintetizza la lezione catalana relativa alla gestione dei beni culturali, che qui sono quasi sempre molto ben restaurati e molto ben valorizzati, con la lucida consapevolezza che un monastero medievale, una chiesa, un ciclo di affreschi o un chiostro possono essere una calamita per turisti dei più disparati livelli. L'”ordine di servizio” sembra essere quello di favorire la fruizione attraverso interventi intensi, a volte più attenti all’accoglienza ricettiva che filologicamente corretti – a Sant Pere de Rodes colpisce il tetto della chiesa, rifatto, verrebbe da dire, in lamiera grigioverde -, ma certamente in grado di restituire alla regione molti siti storici ereditati in stato di abbandono, e di renderli costantemente frequentati e “vissuti” da un pubblico di villeggianti provenienti da tutta l’Europa.

A casa nostra, nel Bel Paese, sono rari gli interventi di recupero e ammodernamento quali quelli catalani – ristrutturazioni simili nell’intento sono state fatte a Cardona, Sant Llorrenc del Munt, Cassérres, Tahull, Ripoll… -. Non è detto che l’italica diffidenza e l’italico purismo portino, alla fine, al miglior risultato possibile quanto a gestione e promozione dei siti culturali.

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4 pensieri su “Rodes: mille anni dietro il maquillage

  1. Giovanna D'Andrea ha detto:

    E’ da poco che ho finito di leggere l’ultimo libro di Rumiz, il suo. .commento di oggi sul monastero di Sant Pere de Rodes mi fa rivivere il pellegrinare per monasteri dello scrittore viaggiante!- grazie bello ritrovare queste sensazioni, nel suo descrivere. chapeau agli spagnoli per gli interventi conservativi

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  2. Fabius Dieciscudi ha detto:

    Questa volta non sono d’accordo… Il tetto è un pugno nell’occhio e il bar-ristorante una pessima idea. Giusta la critica a quanto succede in Italia per certa scarsa promozione di alcune risorse, ma non vedo la cosa come una conseguenza del rigore filologico. Oltretutto se il punto è attrarre i turisti del fine settimana… onestamente quelli è meglio vadano altrove. “Non gettate le perle ai porci”, diceva Colui che tutta questa bellezza ispirò e ancora ispira.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Beh, hai detto a voce alta alcune cose che ho sussurrato… 🙂 Sant Pere de Rodes ha molto da mostrare agli intenditori, ma si propone a tanti, a tutti (lasciando perdere i paragoni con gli animali). In Catalogna – come ho scritto – hanno scelto questa linea. In Italia si registra spesso, purtroppo, l’eccesso opposto.

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