La Charité, un soldatino di piombo sospeso tra sofferenza e splendore

L’incontro con La Charité-sur-Loire, gigantesca abbaziale nella Nièvre – siamo nel cuore della Francia, non lontano da Bourges -, è tra i più faticosi per chi si appassiona al medioevo. La chiesa che un tempo fu splendida si mostra oggi come a brandelli, distrutta e mai ricostruita in una parte consistente; e là dove si cercò di intervenire e rimediare alle avversità sono evidenti la sottovalutazione e l’astio con cui le si rivoltarono contro i nemici, e anche l’impotenza di coloro che, nei secoli, cercarono di tutelarla. Resta, mirabile, una parte, quella orientale, la cui bellezza ripaga di ogni amarezza; e resta una decorazione scultorea – i due portali, le statue del tiburio, i capitelli all’interno – che è ricchissima e di gran pregio.

Una ricostruzione dell’abbaziale nel XII secolo (foto patrimoine-histoire.fr, elab.)

Costruita nel periodo d’oro del romanico, quello in cui le comunità monastiche potevano permettersi un’abbaziale titanica e in grado di competere con le cattedrali urbane, la chiesa di La Charité-sur-Loire fu consacrata quando, alla fine dell’XI secolo, era poco più che un capocroce, con sette absidi scalari e con un abbozzo di navata. Ampliata con sei ulteriori campate pochi decenni più avanti, poté dirsi compiuta, nella sua versione romanica, intorno alla metà del XII secolo, quando la si prolungò con due altre campate ad occidente, e quando a oriente fu realizzato il coro con deambulatorio e absidi a raggiera, e fu alzato di un intero piano il già imponente transetto.

Prima delle aggiunte duecentesche, quindi, l’abbaziale visse una fase in cui il modello delle chiese benedettine veniva rispettato in modo puntuale: era costituita da un vasto corpo longitudinale con cinque navate, quella centrale a botte ogivale, le laterali con volte composite; questo corpo longitudinale, lunghissimo, era incrociato da un transetto altrettanto vasto e proseguiva poi in un coro profondo e articolato; ad occidente, la facciata, preceduta da una scalinata che la rendeva ancora più imponente, aveva ben cinque portali ed era fiancheggiata da due torri possenti (anche se della torre sud non si ha documentazione puntuale), le quali dialogavano in altezza con la torre centrale, detta “clocher de la Bertrange“, che si innalzava – e per fortuna ancora s’innalza – sulla crociera di intersezione tra il corpo longitudinale e il transetto. Alla metà del XII l’abbaziale di La Charité-sur-Loire poteva dirsi perfetta incarnazione del canone architettonico cluniacense, e poteva vantarsi di essere una delle maggiori basiliche della Cristianità.

Nel corso dei secoli successivi, a oriente si aggiunse la cappella assiale, gotica, al posto dell’abside centrale, mentre ad occidente in una vasta porzione delle navatelle di sinistra fu ricavato uno spazio liturgico a sé stante, detto “eglise Sainte-Croix“. Con la Guerra dei Cent’anni cominciano le avversità, e nel 1559 un evento tragico cambiò la storia della nostra Notre Dame: un incendio aggredì infatti la cittadella e gli edifici monastici e si accanì sulla stessa chiesa abbaziale, devastandone la navata. La ricostruzione della quale fu faticosa, avversata dai continui scontri di guerra e di religione, e fu limitata, cent’anni dopo l’incendio, alle quattro campate verso il transetto. Nel Settecento, la Rivoluzione fece il resto: anche lo spazio della chiesa di Sainte-Croix fu espropriato e trasformato in abitazioni; altre case modeste si appoggiarono a ciò che restava della facciata.

Vista dall’alto l’abbaziale, così amputata nella sua parte occidentale, ha finito per somigliare al soldatino di piombo della fiaba di Hans Christian Andersen, coraggioso anche se privato di una gamba.

La navata (foto patrimoine-histoire.fr, elab.)

Che cosa resta oggi, infatti, della grande Notre Dame? A occidente, si erge ancora una delle due torri, molto bella. Della facciata resta solo la parte bassa, che oggi è poco più di un possente muro di cinta, a delimitare il vuoto; e questo muro di cinta ora dà accesso, attraverso quello che era il portale centrale della chiesa tardomedievale, ad una piazza, detta “court Sainte-Croix“, che occupa la parte occidentale, mai ricostruita, di quella che fu la lunghissima navata; sulla corte si affaccia – e lo sconcerto è tanto – il fantasma di una navata minore, riconoscibile per le grandi arcate tamponate e, più in alto, per l’infilata delle finestrelle, trasformata però, come si diceva, prima in chiesa a sé stante e poi in nucleo abitativo.

Il coro (foto patrimoine-histoire.fr, elab.)
L’incrocio tra transetto e presbiterio (foto patrimoine-histoire.fr, elab.)

Quanto alla chiesa, essa, nella sua conformazione attuale, comincia alcune decine di metri più in là rispetto alla facciata originaria, con una nuova fronte grigia e poverissima; e varcato l’ingresso ci si trova in un’aula che, oltre a risultare molto più corta di com’era, mostra chiaramente di essere stata ricostruita in età moderna, a tre navate.

È solo dal transetto in poi, quindi, che l’abbaziale si è conservata nelle forme che aveva nel XII secolo. Qui finalmente il visitatore può avere la prova della magnificenza della Notre-Dame romanica. L’alzato del transetto e dell’area presbiteriale è possente, e trae origine dalla prima fase dell’XI secolo. La soprelevazione del terzo livello, successiva di qualche decennio, si integra perfettamente, e ugualmente integrato e il deambulatorio a raggera. Nelle parti più antiche – le absidiole della prima fase – e in quella del periodo romanico compiuto la decorazione scultore è ricca e interessante. Spiccano i capitelli delle otto grandi colonne che, nel coro, fanno da corona all’altare e quelli del piano di arcatelle ad esse sovrapposto; belle le formelle rettangolari, tra i due livelli, con un singolare bestiario che circonda l’Agnello. E si vedono già qui, nella parte alta del coro, quelle particolari arcatelle polilobate, a sezione leggermente acuta e tutte segnate nell’intradosso da cinque rientranze circolari, che sono un po’ la cifra stilistica dell’abbaziale.

Queste archeggiature polilobate tornano, nel capocroce romanico, anche all’esterno, nel giro delle absidi e più su nella tour de la Bertrange. La parte orientale della abbaziale di Notre-Dame è splendida sia nell’impostazione architettonica, possente ed equilibrata nonostante le due fasi costruttive, sia nell’apparato decorativo: con un’attenzione particolare si osservino i lati del tiburio, arricchito da figure in altorilievo degli apostoli, dei profeti, e non solo, che purtroppo non è facile vedere dal basso.

Il tiburio con le statue di apostoli e profeti (foto patrimoine-histoire.fr, elab.)
Le absidi e la cappella gotica (foto patrimoine-histoire.fr, elab.)

Infine, e a proposito di scultura, resteranno da ammirare, persi gli altri tre, due dei cinque portali che, come dicevamo, decoravano gli ingressi in facciata. Il primo è ancora in loco, sopra la porta più laterale delle due di sinistra, ed è nuovamente visibile dopo che, nel corso del Novecento, sono state abbattute le case che si erano addossate alla facciata: con uno stile ormai molto prossimo al gotico, anche se non dovrebbe essere posteriore alla metà del XII secolo, la lunetta rappresenta il Cristo in mandorla che, circondato dagli angeli, accoglie Maria elevata in cielo. Il secondo portale conservatosi, scolpito dalla stessa mano o dallo stesso gruppo di artisti, è stato ricollocato all’interno dell’abbaziale, e raffigura la Trasfigurazione del Cristo. Negli architravi dei due portali, a riprova del fatto che costituivano in facciata una narrazione coerente, stanno episodi dell’infanzia di Gesù, dall’Annunciazione alla Presentazione al Tempio. Sono opere di gran pregio, che meritano di essere descritte in un altro articolo.

P.S.: Tra le pagine digitali che meglio raccontano l’abbaziale di Notre Dame, spiccano quelle che al sito monastico di La Charité-sur-Loire ha dedicato il portale patrimonine-histoire.fr. Si tratta di pagine interessantissime, che permettono una lettura approfondita del monumento, e da cui Before Chartres ha preso molte informazioni e tutte le fotografie di questo articolo.

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3 pensieri su “La Charité, un soldatino di piombo sospeso tra sofferenza e splendore

  1. Carmine Petraccaro (da Fb):

    Quanta bella Storia! Dal punto di vista architettonico già l’impianto planimetrico è straordinario, ma in elevazione tutto quanto si osserva ha un ruolo strutturale preciso: scaricare sulle fondazione le spinte della volta della navata principale e della copertura…! Anche le arcate cieche sulle pareti perimetrali hanno una precisa funzione statica, che è quella di irrigidire le pareti.

    È tutto meraviglioso! Grazie.

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