Saint-Nectaire: Pietro e le tre chiese costruite con la forza dell’entusiasmo

Sono pochi, nel tempo romanico, i cicli scultorei che possono competere con quello che si snoda sui sei capitelli del coro di Saint-Nectaire, splendida tra le chiese d’Alvernia: qui la caratteristica principale è la densità della narrazione – nei sei capitelli si contano ben 87 personaggi! – volta a proporre a chi osserva un fitto messaggio di catechesi. Di certo, i rilievi di questa chiesa e di questo coro, realizzati tutti dalla stessa mano o dallo stesso atelier, non possiedono la delicatezza e il fascino pittorico di quelli dell’abbazia di Mozac, a cui spesso sono avvicinati; ma è evidente che l’obiettivo primo di chi li ha scolpiti non era né la leggerezza né l’estetica; l’intento, al contrario, era quello di una narrazione che è intrisa di figure, e zeppa di vicende, per poter essere piena di messaggi e di insegnamenti.

Visitatori in Saint-Nectaire

Ruvido e quasi rugoso nel tratto, come peraltro tutti gli altri di questa chiesa, il capitello detto “della Trasfigurazione” è tra quelli in cui più si nota l’affollarsi delle figure, e allo stesso tempo, come vedremo, è esemplare per come lo scultore riesce a scandagliare il piano dell’esegesi biblica ma anche quello della riflessione sull’ecclesiologia, e non solo.

La Trasfigurazione nel coro di Saint-Nectaire (foto: Jochen Jahnke, elab.)

L’episodio della Trasfigurazione di Gesù, rappresentato di rado nei capitelli e nei rilievi del tempo romanico, è narrato nel Vangelo di Matteo, al capitolo 17:

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. (Mt 17,1-9)

Giacomo e Giovanni alla sinistra del Cristo (foto da raymond-faure.com)

Lo scultore di Saint-Nectaire dedica a questo evento due delle facce del capitello, quelle rivolte verso l’altare, centrando la rappresentazione intorno alla figura del Cristo, che è raffigurato nello spigolo, in piedi, con un’alta croce nella sinistra. Alla sua destra e alla sua sinistra Mosè ed Elia sono un poco nascosti, tanto che ne vediamo solo la testa aureolata; le figure del patriarca e del profeta, in compenso, sono evidenziate dai cartigli che tengono tra le mani. Più a sinistra ancora stanno Giacomo e Giovanni, a cui lo scultore assegna il compito di interpretare lo stupore e il “grande tremore” di fronte a quello che stava succedendo davanti ai loro occhi.

Ma la figura più sorprendente è quella di Pietro, a destra. Come più volte accade nella narrazione evangelica, anche in questa occasione, anche davanti al mistero che gli si è palesato sfolgorante, Pietro è tutto entusiasmo e ingenuità, e non trattiene le parole, e anzi si espone, e dice la gioia che gli gonfia il cuore. Trovo emozionante il modo in cui sua proposta – “Si vis faciamus tria tabernacula…” – subisca anch’essa, grazie allo scalpello dello scultore romanico, una sorta di trasfigurazione: se nel testo di Matteo questa frase non è nulla più che un auspicio, anche inutile, quasi fuori luogo, nel capitello di Saint-Nectaire le parole di Pietro si fanno subito efficaci, tanto che ai piedi del Cristo già si sono trasformate in realtà, e già sono state costruite le tre “tende” immaginate dall’apostolo. Ed hanno forma di chiese, non di capanne, tanto che c’è tra gli studiosi chi ha voluto sottolineare come si certifichi anche così l’importanza che, nel XII secolo inoltrato, va assumendo il luogo di culto, la chiesa, il tempio, simbolo della fede di una comunità, indispensabile riferimento, castello forte della preghiera e della liturgia. Jérôme Baschet, Jean-Claude Bonne e Pierre-Olivier Dittmar, autori del saggio “Saint-Nectaire: rappresentazioni figurative e autocelebrazione dell’Ecclesia” scrivono infatti:

…si può notare che questa enfasi sull’architettura – o più precisamente sull’architettura del sacro – riflette importanti sviluppi nella società cristiana. Mentre i primi secoli del Cristianesimo furono caratterizzati da una profonda diffidenza o, nella migliore delle ipotesi, indifferenza verso la manifestazione locale e materiale del sacro, in seguito si verificò un radicale capovolgimento, culminato, nel contesto della rifondazione gregoriana della Chiesa, in una nuova dottrina del luogo sacro e nell’affermazione del suo ruolo strettamente indispensabile per la riproduzione della comunità e della cristianità nel suo insieme.

Secondo gli autori del saggio, lo scultore-teologo di Saint-Nectaire enfatizza anche in altri capitelli del coro l’importanza dell’edificio sacro, così che “le tre tende/chiese in questa scena fanno parte della rete di immagini architettoniche che, nell’emiciclo, testimoniano brillantemente il ruolo decisivo acquisito dal luogo di culto”.

Resta nella mia mente la figura di Pietro che da appassionato e scomposto boy-scout si trasforma, su questo capitello, in perfetto costruttore di chiese: non era ingenua la sua proposta, e anzi è meritevole di rispetto chi, per celebrare il Cristo, si impegna ad edificare per Lui un luogo degno, opportuno, duraturo e sacro, che diventa casa per tutti i cristiani. E mi colpisce osservare che appena girato l’angolo, sullo stesso capitello, lo scultore ha voluto collocare la rappresentazione di quel Ranulfo che fu il mecenate, il donatore, l’uomo cioè a cui si deve la realizzazione della chiesa di Sant-Nectaire. Mentre, ai piedi del Cristo pieno di luce, Pietro è chino sulle chiese che ha costruito, sulla faccia attigua Ranulfo è raffigurato mentre porta una colonna ai costruttori, e a questa colonna, simbolo del suo impegno per l’edificazione della chiesa, si aggrappa per meritare la salvezza eterna. Un angelo e un diavolo vestito da guerriero, che lo tira per i capelli, se ne contendono il destino; ma costruendo il “suo” santuario il nostro ricco committente ha trovato il modo per restare per sempre al cospetto del Signore.

E così vicine, le due figure – quella di Pietro il pescatore trasformato in architetto e quella di Ranulfo costruttore della meraviglia di questa Saint-Nectaire – si sostengono a vicenda e a vicenda si nobilitano: l’esaltazione dell’importanza dei luoghi di culto, e di questo in particolare, accende una luce nuova su colui che fu la pietra di partenza per la Chiesa di Cristo – “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa” – e sul ricco alverniate che mise la sua fede e le sue sostanze come fondamenta per il cantiere eccelso del santuario di cui l’Alvernia è fiera.

Ranulfo e la sua colonna (foto da lamontagne.fr, elab.)

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All’Alvernia, regione antica della Francia centrale, è dedicato uno splendido volumetto. Raccoglie tutti insieme i numerosi articoli che il blog Before Chartres ha scritto su una terra magica, ricca di grandi architetture absidali e di bellissimi capitelli, e si intitola LE NOVE PERLE (e le altre meraviglie) DELL’ALVERNIA ROMANICA.

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Dai rilievi di Silos ai capitelli di Aguilar de Campoo e di Tudela, dagli affreschi di Mustair a quelli di Sant’Angelo in Formis: è specialissimo il nuovo volumetto di Before Chartres, che raccoglie sedici episodi del Vangelo trasformati in capolavori dagli artisti romanici: LE STORIE dei Vangeli NELL’ARTE ROMANICA.

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Un’altra rassegna di capolavori: altri venti capitelli, tra i più belli scolpiti nel tempo romanico, sono raccolti in questo volumetto. Before Chartres li guarda e li racconta con la consueta curiosa attenzione, e con quell’entusiasmo che, di fronte a pezzi così eccezionali, è inevitabile: CAPITELLI ROMANICI, altri VENTI CAPOLAVORI.

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3 pensieri su “Saint-Nectaire: Pietro e le tre chiese costruite con la forza dell’entusiasmo

  1. Anna Sandri (da Fb):

    C’è chi dice che le chiese del capitello sono quelle che vennero costruite dai templari sul monte Tabor, nel senso che il capitello metterebbe insieme il racconto che fa il Vangelo e la realtà dei fatti nel medioevo.

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  2. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    E viene voglia di tornare a Saint-Nectaire per la terza volta a rivedere più attentamente quello che tu oggi ci proponi e descrivi approfonditamente e che nella visita diretta spesso non si riesce a cogliere, tanti sono i capitelli e le opere pregevoli da ammirare mentre si è avvinti dalla bellezza architettonica dell’insieme.

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