Quel minuscolo esercito d’avorio ritrovato sulla spiaggia di Lewis

La vicenda degli “scacchi di Lewis”, cioè di quei re, regine, torri, cavalli, alfieri e pedoni realizzati in avorio nel pieno tempo romanico e ritrovati nell’Ottocento su una spiaggia scozzese, è assai nota: i bellissimi pezzi da scacchiera, poi, sono stati resi ulteriormente famosi da un film di culto – “Il settimo sigillo” di Bergman – e da uno di cassetta – “Harry Potter e la pietra filosofale” -, i quali, dovendo raccontare di una partita a scacchi, non hanno resistito alla tentazione di utilizzarli come inconsapevoli comparse. Meno conosciuta, forse, è la storia del 61.mo pezzo, una “torre”, che, ritrovata per caso, solo recentemente si è riunita alla compagnia d’avorio con cui condivide forma, destinazione e origine.

Alcune delle stautette in esposizione (foto del British Museum, elab.)

È il 1831 quando sul litorale di Lewis, una cittadina delle isole Ebridi, nella Scozia nordoccidentale, vengono ritrovati questi pezzi scolpiti, perduti probabilmente da chi li stava portando in giro per farne commercio. Se non contiamo i 18 pedoni, rappresentati da semplici steli, quasi lapidi da cimitero, i chessmen – cioè i pezzi figurati – che furono scoperti tutti insieme sulla spiaggia erano ben 60: c’erano 8 re e 8 regine, queste e quelli seduti in trono, i primi con una spada, le seconde con atteggiamento pensieroso; c’erano poi 13 “torri”, raffigurate come guerrieri con lancia e scudo; i “cavalli”, scolpiti in forma di soldato in sella a un destriero, erano 15; infine gli “alfieri”, che sono 16, hanno tutti le sembianze di un vescovo, con mitria in testa e pastorale in mano. Gli scacchi di Lewis, quindi, non sono i pezzi di una singola scacchiera, ma parte di un campionario, portato i giro per fare consegne o con l’intento di esporre il prodotto ai mercati; e a confermare che siamo di fronte a diverse serie di pezzi, c’è anche la dimensione differente dei chessmen, che variano in altezza tra i 7 e i 10 centimetri.

Re e regina, due torri, un alfiere, due cavalli e due pedoni (foto del British Museum, elab.)
I pezzi in esposizione (foto: Stephane Zweguintzow, elab.)

Una volta ritrovate in spiaggia, le statuette vengono subito riconosciute come opere importanti dell’artigianato artistico scandinavo del XII secolo: gli esperti, e non solo loro, si appassionano a questo minuscolo esercito, per le caratteristiche quasi caricaturali dei volti, gli sguardi sconsolati delle regine, i volti irosi delle “torri”, che mordono gli scudi e richiamano i berserkir, i guerrieri invasati dell’epica vikinga. Pochi decenni dopo il ritrovamento, e dopo inevitabili traversie, si trovavano tutte accolte in prestigiosi musei: 11 pezzi sono tuttora conservati al National Museum of Scotland ad Edimburgo, gli altri appartengono ora al British Museum di Londra – dove Stephane Zweguintzow ha scattato alcune delle foto che corredano questo articolo -; su concessione del British Museum, sei pezzi sono normalmente a disposizione dei visitatori nel Museum nan Eilean sull’isola di Lewis, luogo del ritrovamento.

Il 61.mo pezzo (foto del British Museum, elab.)

Risale a non molti anni fa la ricomparsa di un 61.mo pezzo: si tratta di una “torre”, in tutto simile a quelle provenienti dalla spiaggia di Lewis, e quindi scolpita anche questa in forma di guerriero armato di lancia e scudo; rispetto alle statuette del primo ritrovamento, questa differisce per il colore più scuro e più tendente al rosso, e per uno stato di conservazione ben peggiore: rigato, eroso, ha il viso scavato come un normanno che abbia perso un occhio, e la cosa, peraltro, quasi ne aumenta il fascino e il mistero. Questo pezzo ulteriore era finito in possesso di una famiglia di Edimburgo che l’aveva acquistata per poche sterline e che la tramandò fino a quando qualcuno si rese conto del suo valore: studiato fino ad accertare la provenienza, il 61.mo uomo degli scacchi è stato messo all’asta da Sotheby, nel 2019, e valutato 735.000 sterline; e da allora anche lui gira il mondo per mostre e musei.

A proposito di provenienza: scoperti sulla una spiaggia delle Ebridi, cioè in territorio oggi scozzese, gli “scacchi di Lewis” sarebbero stati prodotti, secondo gli studi più accreditati, tra il 1150 e la fine del secolo, a Trondheim, capitale medievale della Norvegia; secondo un’altra teoria, proverrebbero da una bottega artigiana in Islanda, dove l’avorio ricavato dai denti dei trichechi era di casa, e dove, secondo alcuni studiosi, l’abitudine di usare i vescovi come alfieri sulla scacchiera era già diffusa. Certo è, comunque, che le nostre statuette parlano il linguaggio degli “uomini del Nord”: ce lo confermano, più ancora dei volti e dei vestiti e delle armi, le preziose decorazioni sul retro dei troni dei re, delle regine e di quelli tra i vescovi, sette, che sono raffigurati seduti: su questi schienali, i classici intrecci di motivi geometrici, di rami, di foglie e di draghi ci riportano indubitabilmente all’arte scandinava del XII secolo, alle grandi chiese in legno, al portale “normanno” di Kilpeck.

Alcuni degli schienali decorati di re e regine

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10 pensieri su “Quel minuscolo esercito d’avorio ritrovato sulla spiaggia di Lewis

    1. Sai, Alberto… non mi intendo molto di film, anzi devo dire che in proposito sono decisamente ignorante. E poi forse sono anche un po’ invidioso del successo dei libri delle Rowling (che non ho letto), e dei film che ne sono stati ricavati (che non ho visto).

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  1. Giovanna Bigalli (da Fb):

    Da quasi 50 anni in casa nostra si gioca a scacchi con questi pezzi, le regine preoccupate e i fieri cavalieri… dopo averli scoperti a Londra ed Edimburgo. Riproduzioni, certo. Ma un’emozione speciale resta comunque, in queste partite.

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