L’inevitabile “esperienza Bayeux”

E’ inevitabile: l’appassionato di arte medievale sa di dover andare, prima o poi, in Normandia, almeno per vedere due “pezzi unici”. Il primo è il famosissimo Mont Saint-Michel; il secondo è l’altrettanto famoso “arazzo di Bayeux”. Si può anche viverla con imbarazzo e quasi con fastidio – a me è successo – la potente e duplice attrazione che esercita una terra così lontana; perché pensi che né il monastero sul mare né l’arazzo sono propriamente “capolavori”, eppure tanto noti al grandissimo pubblico che… è impossibile sottrarsi.

Così ci devi andare, in Normandia, come per sciogliere un voto. Avrai conferma che Mont Saint-Michel è stramaledettamente pieno di gente, una grande disneyland medievale… ma dovrai ammettere anche che il fascino di questa abbazia, circondate dalle maree, è straripante.

E Bayeux? Anche l’arazzo di Bayeux è un “pezzo unico”. Ma quel che conta di più è che anche “l’esperienza Bayeux” è singolarissima, significativa quanto alle modalità di conservazione e soprattutto di divulgazione, quanto al modo in cui su una sola opera – senza dubbio di valore – si è saputo costruire appunto un’esperienza di fruizione culturale che è ben più vasta di quella che ci si potrebbe aspettare.

BayeuxMuseo1La visita, in due parole: dopo le prime sale introduttive del museo, si accede ad uno spazio buio, un budello lungo almeno quanto l'”arazzo” con i suoi 70 metri; dentro questo spazio l’unica cosa visibile è la lunga teca illuminata in cui si srotola il telo; ogni visitatore è dotato di audioguida, cioè di un semplice auricolare che spiega via via ogni scena dell’arazzo – dall’amicizia tra Aroldo e Guglielmo al tradimento, e poi fino alla guerra, con i preparativi, la traversata delle navi, la battaglia sul campo, la strage e la vittoria finale del Conquistatore -; cammini e guardi e ascolti, ed entri nella vicenda, e ti dimentichi dei tanti turisti che davanti a te e dietro di te stanno compiendo la stessa “esperienza Bayeux”, lo stesso viaggio nel tempo.

BayeuxMuseo3Poi, fuori dal tubo, il museo ti racconta degli abiti normanni, degli elmi, dei cavalli, delle navi, degli scudi normanni, e ti propone ogni sorta di “gadget Bayeux”, dal mestolo da cucina al blocknotes al soprammobile. E fuori dal museo la città tutta ruota intorno a questa grande attrazione, a questa particolare “esperienza Bayeux”, che torna in ogni vetrina, ad ogni incrocio.

Te ne vai con l’impressione che davvero tutto ruoti intorno ad un “pezzo unico” venduto al meglio. Concludi che ci dovevi venire per forza, e che probabilmente non ci tornerai. Ma sai anche che raramente in un altro luogo hai potuto gustare così nei dettagli un’opera grande, e riconosci che per mezz’ora almeno “l’esperienza Bayeux” ti ha condotto là dove volevi, cioè sulle spiagge di Hastings, a vedere come Guglielmo ha sconfitto Aroldo il traditore. E dopo Bayeux è più facile anche gustare e comprendere tutta la Normandia, perché l’arazzo – ora l’hai capito – è un po’ il cuore pulsante della regione, la fotografia della sua epoca d’oro, l’orgoglio di un popolo che su quel telo racconta il meglio della propria storia.

 

BayeuxArazzo1L'”arazzo” di Bayeux – in realtà un tessuto ricamato costituito da numerose pezza assemblate – è opera della fine dell’XI secolo, o dell’inizio del successivo. Celebra, rappresentandola per esteso in tutti i suoi quasi 70 metri di lunghezza, la grande impresa di Guglielmo il Conquistatore che, partito dalla Normandia, sbarcò in Inghilterra per rivendicare il regno britannico, e nel 1066, nella battaglia di Hastings, sconfisse Aroldo, l’altro pretendente alla corona.

Esposto per lunghi secoli nella cattedrale locale, ora l’arazzo è conservato nel Museo Guillaume-le-Conquérant. Sono 626 le figure umane ricamate sulla tela, più di duecento i cavalli, più di cinquecento animali d’altro genere. Con la rappresentazione di numerosi edifici, di oggetti di uso comune, di imbarcazioni, vestiti e armamenti, di riti e momenti quotidiani, l’arazzo fornisce una preziosissima rappresentazione del secolo XI.

 

15 pensieri su “L’inevitabile “esperienza Bayeux”

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanni Pititto (da Fb):
    Un prezioso documento di storia e di arte. Un ricamo di Matilde e sue dame, impropriamente chiamato arazzo. Purtroppo non si riesce ad avere l’esatta sequenza delle scene originarie. Sulle gesta in Italia molte risultano proprio inventate da campanilismi vari. Un contributo di chiarezza in tal senso sarebbe prezioso: isolare le scene, pubblicarle con didascalia. Ci pensi.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Emanuela Lonati (da Fb):
    Guardando l’arazzo, lunghissimo, che si dipana in una storia altrettanto lunga ho pensato alla fatica e alla dedizione delle ricamatrici… a chi dettava i testi, le scene e decideva i colori. Un grande libro di tessuto giunto miracolosamente ai giorni nostri. Spettacolare.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Enzo Musard (da Fb):
    Da ricordare che, mentre le truppe di Guglielmo erano nei porti della Normandia in attesa dei venti favorevoli per l’imbarco, fece la sua apparizione la Cometa di Halley, un presagio ritenuto favorevole alla spedizione.
    Per inciso, nel “Rotolo di Falaise”, contenente l’elenco dei 703 nobili cavalieri normanni al seguito di William di Normandia, risultano elencati anche ben 4 cavalieri del clan Musa’rud, guidati dal capo clan Hasculfus Musard.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Dina Gatta (da Fb):
    Non solo mezz’ ora davanti all’ arazzo , mi hanno portato via di peso… un incredibile incontro con un’ epoca che amo. A Mont S. Michael siamo stati fortunati , i primi a scendere di mattina presto , l’ intera isola tutta a nostra disposizione , un paio d’ ore di completa goduria

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  5. Giulio Giuliani ha detto:

    Romualdo Bichers (da Fb):
    Visto anch’io di persona…. è stata una bella emozione vederlo a pochi centimetri dal naso dopo aver visto le due foto sui libri di scuola… Mi sarebbe piaciuto tenerlo un po’ tra le mani o sentirne il profumo della tela…

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