Senanque, uno dei killer del romanico

Forse più di ogni altra chiesa, l’abbazia di Senanque, nella Francia del sud, è diventata la cartolina di se stessa. Milioni di visitatori e milioni di professionisti dello scatto l’hanno fotografata inquadrandola nello stesso modo, da un punto indefinito che sta al di là dell’immancabile campo di lavanda. Forse neanche si accorgono, mentre mettono a fuoco, che stanno vedendo la chiesa abbaziale dalle spalle, e che la lunga struttura che occupa tutta la loro inquadratura non è la chiesa, ma una fabbricato di pertinenza dei monaci: conta che si ripeta il pittoresco, che la lavanda fiorita di viola sia intensa nel suo colore, e che ci si possa portare a casa una foto che… confermi il mito dell’abbazia immersa nella piana fiorita.

E pensare che Senanque – oggi chiesa-cartolina – volle essere, nella mente di chi l’edificò, un manifesto artistico e spirituale chiarissimamente contrario al “pittoresco”. Esempio tra i meglio riusciti dell’architettura romanica cistercense, l’abbazia testimonia infatti del rifiuto dell’Ordine per la decorazione figurativa tipica dell’epoca, per il grottesco, per il “pittoresco”, appunto. E’ un passaggio cruciale ed epocale, questa discesa in campo dei Cistercensi: così come riporta povertà e rigore nella pratica religiosa monastica e conventuale, allo stesso modo stravolge il progresso dell’arte religiosa, e da un momento all’altro si interrompe – per scelta e per “imposizione” – il cammino decorativo romanico che aveva prodotto tanti magnifici capitelli, tanti portali, tante facciate fiorite di rilievi e di sculture, tante navate ed absidi decorate. Tutto ciò viene improvvisamente cancellato e ripudiato, e viene sostituito da due elementi differenti: in primo luogo il rigore elementare e la pulizia assoluta e volutamente povera, e poi la luce, a cui nelle abbazie cistercensi si affida il compito di “dire” il divino.

SenanqueInterno

L’interno dell’abbazia di Senanque

Senanque e il rigorismo cistercense, fatto appunto di mura lisce, di capitelli senza decorazioni, di interni ed esterni lindi ed essenziali, non si opponevano alla migliore espressione religiosa romanica, quanto piuttosto alle sue degenerazioni. Non è il portale di Moissac, affollato sì ma puro e coerente e mistico, a provocare la reazione; i nuovi puristi di Bernardo di Chiaravalle invece reagiscono di fronte ad una diffusa invasione di diavoli e dannati, di mostri e di animali, di rilievi grotteschi; che avevano finito per dilagare, specie nelle realizzazioni minori e più popolari del romanico. Ma alla fine sì, la riforma artistica cistercense costituisce un taglio netto. E la rivoluzione che spegne la lunghissima avventura romanica porta il nome di Bernardo di Chiaravalle, che diffondeva la sua riforma cistercense nelle pianure estese della Francia, almeno quanto porta il nome dell’abate Suger, che a Parigi stava inventando il “gotico”. Bernardo e Suger furono in stretta corrispondenza; personalità diversissime e opposte per molti aspetti, determinarono insieme il cambio di rotta radicale che intorno alla metà del XII secolo spezzò in due il Medioevo artistico, e che l’abbazia di Senanque rappresenta almeno quanto quella di St-Denis. Con buona pace della lavanda in fiore.

 

SenanqueMappaL’abbazia di Senanque, in Provenza, ha due chiese sorelle, anch’esse cistercensi per fondazione e per sentimenti: sono l’abbazia di Silvacane, poco più a sud, e quella di Le Thoronet,  più distante verso sud-est, sempre comunque in terra di Provenza.

Due ore e mezza sono sufficienti per percorrere i 160 chilometri che separano le due estreme, dentro un territorio di grandissimo fascino, in cui cento altri sono i luoghi di grandissimo interesse per l’appassionato di arte e pensiero medievali. Altrettanto vicina nel sentire artistico ma più lontana nello spazio – sorge infatti in terra di Borgogna – è l’altra famosissima abbazia cistercense di Fontenay.

 

11 pensieri su “Senanque, uno dei killer del romanico

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Pietro Marchetti (da FB):
    Interessantissimo! Avrei detto che il romanico si interrompe quando irrompono le finestre ad arco acuto mentre qui si dice che la fine del romanico sta anche nel rifiuto del decorativismo. Però una cosa non mi torna in questo ragionamento: se il rifiuto del decorativismo scultoreo rappresenta la fine del romanico mi aspetterei che il gotico rifiutasse anch’esso il decorativismo scultoreo ma non mi sembra sia accaduto così…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Io la vedo così: nulla si interrompe, e piuttosto tutto muta, e questo è quanto accaduto anche a metà medioevo, alla fine del tempo romanico. Intorno alla metà del XII secolo la rinascita delle città, il riaffermarsi della speranza di un progresso umano, la ripresa delle attività economiche… tutto porta ad una diversa religiosità, meno legata all’attesa della fine imminente dei tempi (che nel romanico è centralissima) e più indirizzata ad orizzonti di possibile miglioramento delle condizioni di vita. Non più fermi in attesa della Seconda Venuta imminente, ma in cammino guidati dalla luce del Signore che verrà, certo, ma forse non domani… Questo mutamento della spiritualità è interpretato dal filone gotico (luce, speranza, altezza, cattedrale nella città), e a modo suo è interpretato dal filone del nuovo monachesimo (rigore, povertà, essenzialità, riforma della Chiesa…). La cattedrale gotica e la chiesa cistercense, diversissime tra loro, sono l’esito di questi due diversi filoni di superamento del romanico (due differenti “killer” del romanico).

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Pietro Marchetti (da Fb): Non sono, a pelle (non ragionando da studioso per carità) molto convinto. Certo sovrabbondante utilizzo delle sculture è proprio di un certo romanico (penso a certe incredibili chiese romaniche spagnole) ma l’anima vera del romanico mi sembra essere la sobrietà e la semplicità – l’architettura cistercense mi sembra pertanto un ritorno all’antico allo spirito più vero del romanico, più che un killer di questo stile. Però parlo da profano

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          Certo! Lo penso anch’io e lo scrivevo nel post su Senanque: “Senanque e il rigorismo cistercense, fatto appunto di mura lisce, di capitelli senza decorazioni, di interni ed esterni lindi ed essenziali, non si opponevano alla migliore espressione religiosa romanica, quanto piuttosto alle sue degenerazioni. Non è il portale di Moissac, affollato sì ma puro e coerente e mistico, a provocare la reazione; i nuovi puristi di Bernardo di Chiaravalle invece reagiscono di fronte ad una diffusa invasione di diavoli e dannati, di mostri e di animali, di rilievi grotteschi; che avevano finito per dilagare, specie nelle realizzazioni minori e più popolari del romanico”.

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