Saint-Nectaire: 87 volti in sei capitelli

Rispetto alla basilica di Vézelay, la chiesa di Saint-Nectaire, tra le più belle d’Alvernia, è lunga meno di un terzo: 38 metri contro i 120 della “Madeleine”; e se quest’ultima è famosissima per i suoi cento capitelli, beh… in Saint-Nectaire se ne contano 103, molti dei quali figurati e istoriati: solo nei sei capitelli del “coro” – quelli cioè che terminano le sei colonne che circondano il presbiterio e lo separano dal deambulatorio – si assiepano addirittura 87 personaggi, i quali mettono in scena una delle più interessanti e ricche narrazioni scolpite di tutta l’arte romanica. A Saint-Nectaire, allora, più che in qualsiasi altra chiesa, dovremmo andare preparati, dopo aver guardato a lungo e dopo aver provato a comprendere: l’affollarsi di visitatori, sommato all’affollarsi di immagini scolpite sui capitelli, non ci concederà di farlo una volta entrati in chiesa, né ci sarà facile girare a piacimento, con la testa in su, intorno ad ogni singola colonna del coro.

Visitatori in Saint-Nectaire, ai piedi del coro (foto da http://www.sancy.com, elab.)
Gesù con Tommaso (foto: Elke Wetzig)

Cerchiamo allora di annotarci, per poi provare a riconoscerle in loco, quali vicende raccontano questi sei capitelli, così pieni e intensi da risultare quasi scostanti agli occhi impreparati: essi raccontano della Passione e Morte del Signore Gesù, secondo la narrazione evangelica, e di come da queste discenda la salvezza promessa ai giusti, che verrà alla fine dei tempi secondo il racconto dell’Apocalisse. L’autore, o gli autori, dei sei capitelli – non ne conosciamo i nomi, ma lo stile è tipicamente alverniate, vicino a quello dei capitelli di Mozac – ci accompagna così, nel primo capitello a sinistra, attraverso le vicende della notte di passione: racconta l’arresto di Cristo nell’Orto degli Ulivi, poi la flagellazione di Gesù, e ancora la “via crucis”, cioè il suo faticoso cammino verso il luogo in cui sarà crocifisso; sulla quarta faccia, quella rivolta verso il centro, con un primo lieve salto logico lo scultore ci propone qui l’apparizione di Gesù risorto a Tommaso.

Nel primo capitello a destra, continua la narrazione pasquale: mentre il Cristo, nella notte più cupa, tra la sua morte e la sua risurrezione, discende agli Inferi per trarne fuori i giusti, le pie donne visitano il sepolcro, che trovano aperto e vuoto, mentre le guardie che dovevano vigilare stanno dormendo. Nel secondo capitello a sinistra, altre due scene richiamano, con un profondo parallelo teologico, gli eventi della Pasqua: la prima presenta la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ed in realtà evoca con forza l’Ultima Cena prima della Passione, e quindi la salvezza donata attraverso l’istituzione dell’Eucarestia; la seconda descrive la Trasfigurazione del Signore, a cui miracolosamente si affiancano Mosè ed Elia, ed è chiaro il richiamo alla Risurrezione.

Il cavaliere della morte dal Libro dell’Apocalisse (foto: G Freihalter)

Gesù porta la croce (foto: Elke Wetzig)

Il quarto e il quinto capitello lanciano lo sguardo alla fine dei tempi, per annunciare ciò che avverrà come conseguenza finale del sacrificio del Cristo e della sua Risurrezione. Sul quarto, l’arcangelo Michele si prepara con la bilancia in mano alla pesa delle anime, e dietro di lui cavalca il cavaliere della morte di cui parla l’Apocalisse, che trafigge coloro che incontra; contemporaneamente i martiri, con la palma in mano che certifica la loro virtù, vengono svegliati alla vita eterna. Il quinto mostra, portata dagli angeli in cielo, la croce gloriosa del Cristo; il Salvatore siede a giudizio, mentre gli angeli suonano le trombe della chiamata e reggono i filatteri con i nomi degli eletti e dei dannati, e questi ultimi si disperano.

Un solo capitello, il terzo da sinistra, tutto dedicato ai miracoli attribuiti a san Nettario, sembra a prima vista rompere la continuità del racconto pasquale e apocalittico svolto attraverso i sei capitelli del coro. E però del Santo patrono della chiesa – discepolo di Austremonio di Clérmont, e con lui evangelizzatore dell’Alvernia tra II e IV secolo – racconta miracoli di predicazione e di risurrezione; e testimonia così che la salvezza di ciascuno deriva sì dalla morte e risurrezione di Cristo, passa sì attraverso l’Eucarestia, culminerà per tutti, senza dubbio, attraverso la sentenza del giudizio finale – come ricordano tutti gli altri capitelli -; ma viene agli uomini e alle donne anche attraverso la testimonianza dei santi, il loro insegnamento, la loro intercessione. Specie se si tratta di santi di prim’ordine, e in questa chiesa san Nettario non poteva che essere considerato tale.

I martiri risorgono (foto: Jean-Pol Grandmont)

C’è ancora un intruso, quel Ranulfo a cui è dedicata una faccia del secondo capitello a sinistra, e torneremo sulla sua bellissima storia. Per ora ci fermiamo a sottolineare un particolare fil rouge, tra i tanti cercati e individuati dagli studiosi, che lega ulteriormente questi sei notevolissimi capitelli: “In effetti, se tralasciando le altre ‘facce’ dei capitelli noi ne osserviamo solo la più importante e la più visibile, quella rivolta verso l’altare – spiega Bernard Craplet – ci accorgiamo che le lega un tema unico: quello della risurrezione”. E infatti se li guardiamo dall’altare i sei capitelli ci mostrano, da sinistra a destra, Cristo risorto che appare a Tommaso, la trasfigurazione davanti agli apostoli, san Nettario che resuscita un morto, la risurrezione dei beati, la seconda venuta del Salvatore in gloria, il sepolcro vuoto nella mattina di Pasqua. “Una tale concordanza, sottolinea Craplet, non può essere il frutto del caso, e anzi è rimarcabile come nel coro di Saint-Nectaire, così pieno di tradimenti e passione, di morte e risurrezione, di frustate, trombe del giudizio, cavalieri alati, trasfigurazioni e sentenze, si è voluto comunque sottolineare che la speranza è più forte della paura, che il giudizio verrà, per tutti e per ciascuno, ma la sua premessa è il Cristo che ci dona il suo corpo e il suo sangue.

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La chiesa di Saint-Nectaire, nel borgo omonimo, poco a sud di Clermont-Ferrand, è una delle più belle d’Alvernia. La chiesa attuale è stata costruita tra XI e XII secolo sul luogo in cui, secondo la tradizione, sorgeva un oratorio fondato da san Nettario, uno dei predicatori che, otto secoli prima, avevano evangelizzato la regione. Oggi la chiesa sorge isolata su un monte a poca distanza dal villaggio, ma nel medioevo doveva essere parte di un insediamento monastico fortificato, di cui non resta nulla. Restaurata a più riprese, conserva comunque intatti i caratteri fondamentali che ne fanno – con quelle di Clermont, di Issoire, di Orcival – una delle più pure realizzazioni del romanico alverniate, e in particolare l’articolata parte orientale con il giro delle absidi finemente decorato e il tipico massif-barlong a sostenere la torre all’incrocio tra navata e transetto. L’interno oggi si presenta fin troppo lindo e chiaro; i capitelli invece, intensi e nel complesso ben conservati, mostrano i residui di una dipintura anche questa più volte ritoccata: oltre ai sei del coro, molti notevoli pezzi – tra cui quello con l’incontro di Gesù con Zaccheo – si trovano nelle navate laterali e nel deambulatorio.

La chiesa di Saint-Nectaire

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Non ci sono i pezzi notevolissimi di Sain-Nectaire nel volumetto sui capitelli romanici che Before Chartres propone, ai suoi lettori più fedeli. Ma ce ne sono altri dodici – anzi, per la verità ce ne sono altri quattordici – che hanno la pretesa di essere altrettanto belli, se non di più. Vedere per credere. Qui: DODICI splendidi CAPITELLI ROMANICI

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Le storie e le immagini della Bibbia hanno ispirato e guidato gli artisti romanici. Before Chartres ne ha descritte molte nei suoi articoli, e oggi ha raccolto le più affascinanti in un volumetto pieno di fede, di sapienza e di stupore, che trovi qui: STORIE della Bibbia NELL’ARTE ROMANICA.

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Vuoi viaggiare con Before Chartres e scoprire la Catalogna romanica nelle sue suggestioni più profonde? Ora questo itinerario organizzato su una settimana è diventato un volumetto, che contiene tutti gli appunti di viaggio di Before ChartresLA CATALOGNA romanica IN UNA SETTIMANA.

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Un pensiero su “Saint-Nectaire: 87 volti in sei capitelli

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Tu qui mi sfidi!
    Tu sai quanto mi stia nel cuore l’Alvernia e questa chiesa in particolare.
    A luglio andrò per la quinta volta dal 2019 in questa magnifica regione e certamente tornerò a Saint-Nectaire, per rivederla, riassaporarla, rifotografarla meglio, capitello per capitello, faccia per faccia, come non ho meticolosamente fatto la prima volta e neppure la seconda.
    È un atto d’amore che si concluderà forse solo con una pubblicazione di cui sento la necessità.
    Diffondo il verbo.
    Mi sono autonominato ambasciatore italiano d’Alvernia.
    E prima o poi chiederò pure la cittadinanza.

    Per inciso, chiunque parli dei capitelli d’Alvernia dovrebbe leggersi il capolavoro di Zsygmunt Swiechowski, che io gelosamente posseggo in copia “millesimata” (250 in tutto).

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