Cento capitelli per Vézelay la perfetta

Cento capitelli, distribuiti con regolarità scientifica lungo le dieci campate della lunghissima navata: anche senza di essi, l’interno della basilica di Vézelay potrebbe essere considerato tra gli ambienti monumentali più belli mai costruiti; ma questi cento capitelli scolpiti – come cento dipinti appesi uno in fianco all’altro alle pareti della galleria di un museo – costituiscono un ciclo incomparabile, un percorso, un viaggio a se stante nel tempo romanico.

Dimentichiamo però per un momento la qualità della scultura e i temi e i soggetti, e fermiamoci al numero e alla collocazione dei cento capitelli di Vézelay, numero e collocazione che già da soli certificano come la basilica dedicata a Maria Maddalena sia uno dei punti più alti raggiunti nell’evoluzione dell’architettura romanica.

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La navata della Madeleine a Vézelay

Se i capitelli di Vézelay sono moltissimi, è perché la navata della basilica borgognone è scandita da “pilastri compositi”, e non da semplici colonne o da semplici pilastri come accade ad esempio in molte chiese romaniche italiane. Il “pilastro composito” – un fusto centrale a cui si addossano, su ogni lato, delle semicolonne – moltiplica infatti i capitelli: e se a Sant’Antimo, o nella Pieve di Gropina, sopra ogni colonna c’è un capitello, nella chiesa del romanico compiuto sopra ogni “pilastro composito” stanno invece quattro capitelli. Semplificando: camminando nella navata di Vézelay vedo correre tra la navata e le navatelle, nove grandi sostegni alla mia destra e nove grandi sostegni alla mia sinistra; fosse stata costruita al modo della basilica paleocristiana o della basilica romanica “primitiva”, vedrei intorno a me diciotto colonne, e quindi diciotto capitelli; ma a Vézelay i diciotto sostegni, proprio perché strutturati come “pilastri compositi, mi propongono invece settantadue capitelli.

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La pianta della basilica con i capitelli numerati

Ancora: se i capitelli della Madeleine sono tantissimi, è perché anche le navate laterali sono coperte a crociera, non da un tetto il legno, e dialogano in  modo organico con la navata centrale. A Vézelay, quindi, ad ognuno dei diciotto grandi sostegni – a ognuno dei “pilastri compositi” – corrispondono, sulle pareti laterali delle due navatelle, altrettante semicolonne, che portano in dote diciotto ulteriori capitelli. E i capitelli che mancano per giungere a cento stanno, in questo coerente dialogo tra navata e navatelle, all’inizio e alla fine della lunga progressione delle dieci campate.

Sono le volte in pietra a crociera, e sono i conseguenti sostegni compositi, quindi, a moltiplicare i capitelli. E se le navate di Vézelay ne possiedono così tanti non è per un eccesso di decorativismo, ma per la coerente e rigorosa conseguenza di un sistema che proprio nella basilica della Madeleine trova una delle più efficaci realizzazioni.

Vézelay costituisce un punto di arrivo insuperabile: l’applicazione di un sistema architettonico organico, evoluto lungo i secoli del romanico, dà luogo nella basilica della Madeleine al fiorire di cento capitelli, i quali ancora sono utilizzati qui come luogo in cui svolgere un mirabile e intensissimo discorso simbolico e religioso. Un passo ancora, e il gotico conserverà la complessità del sistema architettonico, e conserverà l’alto numero di capitelli; ma nella chiesa gotica questi smetteranno di parlare e si trasformeranno in pietre decorate. Accade già nell’ultimo romanico, quello normanno, perfetto e compiuto quanto a struttura, silenzioso e freddo, anche perché privo di capitelli istoriati, quanto ad afflato religioso e spirituale.

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Il capitello del “mulino mistico”

Per vedere i cento capitelli della Madeleine si percorrano innanzitutto le navate laterali: da queste si potranno ammirare tre dei quattro capitelli di ogni pilastro composito e, di fronte a questi, i capitelli corrispondenti sulla parete laterale. Le navatelle sono il punto di osservazione privilegiato per un altro motivo: qui infatti i capitelli sono posti più in basso, al livello consueto, sotto le grandi arcate tra navata e navatelle; al contrario nella navata centrale i diciotto capitelli sono posti sì in corrispondenza del pilastro composito, ma sono collocati molto in alto, là dove si impostano le crociere.

I cento capitelli della basilica di Vézelay sono stati realizzati tutti nel XII secolo, da mani differenti. Quelli “istoriati” – che rappresentano cioè una scena compiuta, mitologica o biblica o agiografica – sono moltissimi, e in molti di questi si riconosce uno stesso maestro, di grande valore, o comunque uno stesso atelier: tra i più belli, quello “del mulino mistico”, e quelli dedicati alle vicende bibliche del vitello d’oro distrutto da Mosè o dell’uccisione di Caino da parte di Lamech. Altri trentanove capitelli, posteriori a quelli della navata, decorano i sostegni del nartece della basilica, anch’esso strutturato a tra navate, e sviluppato per tre campate.

Com’è noto, la basilica della Madeleine è stata ricostruita dalla mano vigorosa e istrionica di Viollet-le-Duc, spesso accusato di rifacimenti indebiti: i capitelli sono comunque nella quasi totalità originali; meno di una decina sono quelli rifatti, copie fedeli, comunque degli originali rovinati, spostati nel museo della basilica.

 

 

2 pensieri su “Cento capitelli per Vézelay la perfetta

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Giuseppina Monzi (da Fb):
    Quando ho varcato per la prima volta la soglia della basilica di Vezelay ho provato una emozione fortissima e ho pianto: mi sembrava di essere in Paradiso. Io, appassionata del Gotico, l’ho amata subito e la considero la più bella chiesa che io abbia mai visto.

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