Sant’Antimo: il Risorto è… una bifora

Non sapremo mai se accade per scelta o per rinuncia; quel che è certo è che nell’abbazia di Sant’Antimo manca il catino dell’abside. E’ anche questa assenza – magari non colta a prima vista – a rendere splendida e inconfondibile la grande basilica in terra di Siena, per molti aspetti “francese”, ma poi, in sostanza, piena di un profumo e di un genio decisamente italiani.

Manca il catino dell’abside, a Sant’Antimo. Manca quella volta a quarto di sfera che normalmente conclude in alto il semicilindro dell’abside, rendendo l’abside stessa più bassa della navata, e sul quale in mille altre chiese è affrescato il Cristo in gloria, o il Pantocratore. E mancando il catino a coprire l’abside, manca anche l'”arco trionfale”, cioè quella porzione di parete lineare che, a forma appunto di arco di trionfo, normalmente si pone tra l’abside e il tetto. Niente di tutto questo, a Sant’Antimo: guardando in alto, il tetto a capriate che copre tutta la navata prosegue senza ostacoli fin sopra il presbiterio, e va dritto dritto a concludersi, sopra il semicerchio dell’abside, con le stesse capriate disposte in un’originale raggiera.

E’ un guizzo, un colpo d’ala. Difficile stabilire che cosa prevedesse il progetto originale. Nella navata, l’alternanza tra colonne e pilastri compositi potrebbe far pensare all’idea iniziale di coprire la chiesa con volte in pietra, che però non furono mai realizzate; restano quindi lungo le pareti quattro pilastri che salgono, e si fermano poi all’altezza del tetto, strutturalmente non utili. Il modello francese si realizza quindi nel deambulatorio a cappelle radiali – raro in Italia! – e nelle navatelle laterali coperte con volte a crociera e sormontate dai matronei. Ma poi la navata restò coperta da un italianissimo tetto in legno. E l’abside, come dicevamo, restò… “scoperta”, o, se vogliamo, coperta in modo nuovo dal tetto stesso della navata. Lo si vede bene anche all’esterno, dove si nota che il cilindro dell’abside è alto quanto la navata e si pone, in altezza, in piena continuità con essa.

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Sant’Antimo, l’esterno, con l’abside che sale fino all’altezza della navata

All’interno, l’effetto creato dalla nuova soluzione è letteralmente fatato: a Sant’Antimo l’abside può salire a tutta altezza fino al tetto, e non viene “abbassato”, come accade nelle altre chiese, dal catino absidale; e sulla parete di fondo si ritaglia così il proprio spazio uno degli elementi che rendono inconfondibile Sant’Antimo, e cioè quella grande bifora che la inonda di luce. E’ lei a Sant’Antimo ad imporsi agli sguardi, come altrove si impone il catino absidale; è lei, quella bifora, il Pantocrator di Sant’Antimo, il Risorto, luce per tutta la navata, punto di arrivo, faro per il fedele fin dal primo passo compiuto nella basilica.

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L’abside dell’abbazia con la grande bifora

 

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8 pensieri su “Sant’Antimo: il Risorto è… una bifora

  1. Gabriele ha detto:

    L’assenza di un arco trionfale permette alle capriate di spingersi fino all’abside e seguirne l’andamento arrotondato. Mi pare una delle poche testimonianze in tal senso. Davvero spettacolare!

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Flavius Stilicho (da Fb):
    Molto interessante. Mi piacerebbe approfondire il tema simbolico della bifora nelle,chiese medievali. Non so però dove trovare riferimenti. Qualcuno ha qualche indicazione da fornire,in proposito? Grazie sin da ora.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Demetra Ragusa (da Fb):
    …anche per questo motivo Sant’Antimo è Straordinaria…nessuna immagine per quanto perfetta artisticamente potrà mai rendere visibile la Gloria del Risorto…! Grazie per le pubblicazioni sempre di alto livello !

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  4. marco ha detto:

    bisognerebbe ripulirle degli accessori che nulla hanno a che fare con l’epoca e che ripristinare il carattere originale. ci sono chiese con gli altari originali che sono magnifiche.

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  5. Anonimo ha detto:

    Di viaggi in Italia e all’estero ne ho fatti tanti, ma l’emozione che mi ha dato Sant’Antimo resta indimenticabile e unica, grazie anche all’irrepetibile contesto paesaggistico nel quale è calata.

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  6. Giulio Giuliani ha detto:

    Grazia Polanzan (da FB):
    Forse la Chiesa che mi ha emozionato di più sotto il profilo architettonico. È a lei che penso quando mi serve un riferimento di pulizia di linee e luce. Grazie per averla presentata.

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