Nell’abside siede un Salvatore diverso

Uno verrà; l’altro già ci possiede. Sono due persone diverse, il Cristo in Gloria scolpito sul portale romanico e il Cristo in Gloria affrescato all’interno, nell’abside. Possono essere entrambi seduti in trono, e avvolti entrambi dalla mandorla e dalla corte degli evangelisti e degli angeli; ma tra loro c’è una sostanziale differenza, tutta dovuta alla diversa collocazione, e tutta inscritta nel profondo della spiritualità romanica; e proprio perché differenti l’uno dall’altro, tra loro dialogano, mentre dicono cose diverse al fedele.

Tutto infatti comincia con il portale d’ingresso, e poi tutto culmina con l’abside. Il portale accoglie e, mentre accoglie, profetizza la fine dei tempi e il giudizio che verrà; l’abside invece dà compimento all’annuncio, perché il sacrificio che vi si compie concretizza, già nell’oggi della liturgia, la Salvezza promessa. Che è “già”, anche se “non ancora”.

AbsideSantMiguelEngolasters

Il Cristo in Gloria nell’abside di Sant Miguel d’Engolasters

E questo rapporto tra il portale e l’abside, questo dialogo a distanza, è ancora più intenso tra le due parti “simili” di questi due luoghi cruciali della chiesa romanica, e cioè la “lunetta” del portale e il “catino” dell’abside, dove appunto siede molte volte il Cristo in Gloria. C’è una similitudine di forma, e c’è un punto di congiunzione: proprio in questi grandi “semicerchi” viene ribadito quello che è il messaggio centrale dell’annuncio cristiano nel tempo romanico, e cioè che il tempo dell’uomo cammina verso il giorno in cui il Signore verrà di nuovo nei cieli. Ma la lunetta del portale e il catino dell’abside, pur cantando lo stesso spartito, rispondono l’una all’altro con una sottile e determinante mutazione di tono; e non mostrano, anche se potremmo a prima vista ingannarci, lo stesso Cristo in Gloria.

All’esterno, nelle grandi lunette scolpite – lo abbiamo sottolineato parlando dei grandi rilievi di Moissac, di Conques e di Autun –, al fedele che accede si mostra la salvezza che verrà. La rappresentazione del Giorno finale, sull’ingresso, è un invito e un monito. Lo sintetizza bene Henry Focillon: “I fedeli che entrano nelle chiese (…) occorre che sfilino – scriveva – sotto il timpano del Giudizio Finale, come se andassero essi stessi ad attendere la loro sentenza dalla bocca del Giudice inflessibile” (Focillon, H., L’Art d’Occident, p. 96).

Chapelle des moines de Berzé-la-Ville, peintures murales dans l'abside

L’abside a Berzé-la-Ville, in Borgogna

Ma all’interno, presso l’altare, non è più il tempo dell’attesa. Dopo che il fedele è entrato, e dopo che ha percorso il cammino progressivo rappresentato dalla navata, dall’abside lo guarda un Salvatore che non è più prefigurato o annunciato, ed è invece già presente, già operante. Il Cristo in mandorla dei catini absidali non si annuncia, ma già agisce e trasfigura la vita del mondo che lo adora nella celebrazione eucaristica, e di ogni singolo uomo che si è prostrato al suo altare; non giudica, ma salva; non divide il mondo, ma al contrario già lo possiede, e già di nuovo ne è il Signore per i secoli eterni. Nell’abside il Signore governa: come il Cristo in gloria di dell’abside di San Climent a Tahull, forse il più spettacolare nei suoi colori laccati, nella sua assoluta immanenza e autorità, che nulla – nemmeno il peccato del mondo – può ora intaccare; come il Salvatore nell’abside centrale della chiesa di Saint Gilles di Montoire, intorno alle cui vesti candide – e anzi rese luminose dalle geniali pennellate di verde – gli angeli e i Viventi danzano una danza eterna.

Nell’abside il Signore governa: come nei mirabili catini delle cattedrali normanne di Sicilia di Monreale e Cefalù, dove per imporsi il Salvatore non ha più bisogno di una corte e di un trono, e nemmeno di un corpo, e si scioglie in un semplice volto potente che riempie tutta l’abside: il ritratto avvolgente del Pantocratore è padrone del mondo, ed è padrone del cuore del fedele che, ormai, lo guarda e prega, perso nella Sua infinita salvezza.

AbsideMonreale

Il Pantocrator della basilica di Monreale

P.S.: Badate: è solo uscendo dalla chiesa, che il fedele può rischiare di sottrarsi alla salvezza già donataglia dalla partecipazione alla liturgia, e dalla potenza del Cristo Salvatore che lo guarda dal catino dell’abside. Ed è con estrema sapienza, allora, che la chiesa romanica gli presenterà di nuovo, nella controfacciata, le divergenti prospettive che attendono l’uomo fedele e quello che invece si allontana: di nuovo, come in tanti portali, la parete di fondo della chiesa mostra a chi se ne sta andando il paradiso riservato ai santi e l’inferno che attende i dannati. Accade a Pomposa, nell’abbazia tutta affrescata; accade a Torcello, nella grande basilica dell’Assunta, dove la controfacciata è per intero un mosaico di salvezza e pena; accade a Sant’Angelo in Formis dove, di nuovo, la parete di fondo mostra a chi lascia la chiesa i due opposti esiti, quello della salvezza eterna e quello della eterna dannazione.

 

Leggi anche: E SOPRA L’INGRESSO SCOLPIRAI IL GIUDIZIO

6 pensieri su “Nell’abside siede un Salvatore diverso

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Stefano Geromin (da Fb):
    Nell’abside il Signore governa e, con la mano destra alzata nel gesto dell’adlocutio degli imperatori romani, pronuncia parole solenni che possiamo leggere nel libro che tiene aperto con la sinistra.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...