Romanica però velata di fascino tardo

A volte accade, che una chiesa romanica si “mascheri”. E ce n’è una, sui colli del Veneto, che pur essendo riferibile con certezza al XII secolo, cela le sue origini antiche, e trae in inganno, e si direbbe ben più tarda.

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La chiesa delle origini, secondo un’ipotesi ricostruttiva

Splendida nella sua collocazione in cima ad un colle, la chiesa dei Santi Vittore e Corona, nel Feltrino, ha visto modificato – questo è vero – il suo aspetto esterno: quando fu edificata, ad oriente presentava due torri, che sorgevano ai due lati dell’area presbiteriale; e davanti alla facciata l’edificio originario era arricchito da un importante westwerk a due livelli, come quelli delle chiese romaniche tedesche. Si aggiunga che in origine la navata centrale e le navatelle erano coperte da falde separate, e che un tiburio più alto copriva la campata principale… Insomma: all’esterno l’aspetto originario, che presentava un articolato gioco di volumi, è stato davvero pesantemente modificato e reso piatto ed uniforme. Tant’è: l’intero edificio ha perso il suo gusto quasi asturiano, e si presenta ora come un semplice e unitario volume allungato, coperto da un unico tetto a due falde.

Ma all’interno tutto questo non è accaduto. Anzi: i restauri dell’epoca moderna, tolti i soffitti e gli stucchi secenteschi, hanno riportato alla luce l’articolazione, di grande coerenza e pura linearità, che era stata data alla chiesa dai costruttori romanici. E che pure fatichiamo a riconoscere come medievale.

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L’interno e la copertura a volte, tutte rette dai quattro pilastri

Forse sono proprio la coerenza e la linearità dell’impianto a trarci in inganno, abituati come siamo a cercare nelle chiese romaniche asimmetrie e incertezze, pietre nude e rilievi incerti… e per questo la chiesa dei Santi Vittore e Corona ci sfida, proponendoci un romanico che potremmo definire “colto”, e non per questo è povero di fascino.

FeltreVittoreCoronaPiantaIn pianta, la chiesa è un perfetto rettangolo, a cui si aggiungono – in testa e in coda – due quadrati equivalenti: il nartece e l’abside quadrata. L’aula vera e propria, che abbiamo detto rettangolare, è uno spettacolo di geometria: bastano quattro punti – i quattro pilastri – per dividere il rettangolo in tre navate, una principale e due laterali minori. Ma già osservando la pianta si nota ciò che diventa evidente alzando lo sguardo verso le coperture, e cioè che l’aula è in realtà segnata da una grande croce greca: la campata mediana della navata centrale è infatti la più alta, e le corrispondono, a sinistra e a destra – in quelle che in pianta sembrano navatelle – due campate “maggiori” perché alte e voltate a botte. Si forma così quasi un transetto, che interseca la navata proprio al centro dell’aula. Sono poi ben più basse, direi residuali, le quattro campate angolari, all’inizio e alla fine delle navatelle, voltate a crociera.

Cancellato all’esterno, all’interno dunque il gioco dei volumi e delle diverse coperture, che si intrecciano e dialogano, resta ed è davvero speciale. E’ certamente influenzato da modelli bizantini, e fonde con armonia – come accade in certe chiese marchigiane e in certe altre pugliesi – lo sviluppo longitudinale tipico del romanico continentale con il gusto bizantino per la pianta centrale. Orientale, grazie in particolare ai capitelli che la adornano, è anche il sapore della particolarissima loggia che corre intorno all'”arca” dei santi e al presbiterio, dietro l’altare.

Le decorazioni a fresco, infine: che influiscano anch’esse a trarci in inganno, dandoci un’idea di ricchezza e di sontuosità che non suona romanica, ma decisamente successiva? Può essere. La chiesa dei Santi Vittore e Corona è affrescata in ogni sua parte, e l’apparato pittorico, ordinato e consequenziale anche se riferibile a differenti periodi, nobilita ulteriormente l’articolazione degli spazi, invece che deprimerla. Le pitture sono quasi tutte posteriori al tempo romanico, ma non di molto… e contribuiscono a mantenere la basilica sospesa sopra il colle da cui domina la valle, ma anche in un tempo tutto suo e tutto bello. Come un volto di ragazza, a cui il trucco e l’abito concedano, nel giorno della sua prima festa in pubblico, uno sguardo da donna, e una forza di seduzione nuova.

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La chiesa vista dal nartece e dalla scalinata interna di accesso alla navata

 

12 pensieri su “Romanica però velata di fascino tardo

    • Giulio Giuliani ha detto:

      Acuta osservazione. Anche se mi permetto di circoscriverla meglio. Rare in Italia – rispetto a quanto accade nel tempo romanico in Francia e Spagna – sono le chiese coperte a crociera sulla navata centrale, rarissime le navate centrali coperte a crociera con finestre sottostanti… Altre ne esistono, comunque: in Lombardia, nelle Marche, nella Puglia.

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  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Acuta osservazione. Anche se mi permetto di circoscriverla meglio. Rare in Italia – rispetto a quanto accade nel tempo romanico in Francia e Spagna – sono le chiese coperte a crociera sulla navata centrale, rarissime le navate centrali coperte a crociera con finestre sottostanti… Effettivamente la chiesa dei Santi Vittore e Corona, con le sue volte – mi risulta siano originarie, a lungo coperte da un controsoffitto secentesco e poi riportate in luce – è un caso non frequente di chiesa romanica italiana coperta (anche) con volte a crociera. Altre ne esistono, comunque: in Lombardia, nelle Marche, nella Puglia…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Eugenio Vajna de Pava (da Fb):
      Tutto sta nel decidere quando finisce il Romanico…San Giovanni di Pre’ a Genova è talvolta considerato gotico primitivo, s.Ambrogio a Milano, enfatizzata dal Salvini come l’archetipo delle basiliche romaniche, ha volte rifatte dopo il crollo nel ‘400..Forse il duomo ridipinto di Parma? Non conosco i tempi della voltatura…

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Il romanico finisce quando il medioevo ha smesso di… pensare “in romanico” 🙂 e questo accade suppergiù nella seconda metà del XII secolo, a seconda delle aree, della consapevolezza, dei movimenti culturali. Il Duomo “ridipinto” di Parma è un campione del romanico, più di quello celebratissimo di Modena. E le volte di Sant’Ambrogio sono ricostruite, certo, anche per via dei bombardamenti moderni… Ma sono ricostruite sulla traccia della copertura originaria, quindi… quasi vere.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Eugenio Vajna de Pava (da Fb):
    Quando vado a zonzo ad ammirare chiese romaniche, devo sempre fare uno sforzo per sospendere l’incredulutà ( come guardando un film di fantascienza). e pensare che spesso vedo lo spirito della costruzione, come poteva essere, ma non l’originale. Troppo spesso mi è capitato di ammirare l’opera di Viollet-le-Duc. De Andrade, Grosso, Ceschi….La più bella chiesa romanica che io abbia mai visto è Lessay, rifatta dalle fondamenta…Un po’ di feticismo, il voler toccare la pietra antica originale è necessario per l’apprezzamento dell’architettura, altrimenti basterebbero esatte ricostruzioni virtuali. Quanto a Parma, apprezzo moltissimo i dipinti rinascimentali che la ricoprono, ma m’impediscono del tutto il godimento della struttura romanica, E’, come nel “Gattopardo”, il bacio di Angelica e le fragole alla panna, squisiti ma ripugnanti se mescolati. Da giovane sognavo una bomba vicina che avesse fatto cadere gli affreschi; più tardi vagheggiavo un clone di Cattedtale su cui piazzare tutti gli affreschi strappati, Oggi mi accontenterei di qualche marchingegno che, con fasci di luce, cancellasse mettendo una moneta per un minuto tutta la lebbra rinascimentale, e facesse ammirare la limpida struttura romanica…Mi sono sfogato.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Fantastico!!! 🙂 Concordo su tutto… Avevo le stesse reazioni e le stesse fantasie. Però ad un certo punto della mia vita ho pensato: Vorrei CAPIRE il romanico, non solo VEDERLO o SENTIRLO. E se lo vuoi capire, mi sono detto, devi tornare anche a Parma, e devi importi di riconoscere la struttura romaniche che c’è sotto quei maledetti affreschi… E a volte, per capire, si può accettare una ricostruzione, e anche un plastico, se è coerente e ti fa CAPIRE. Voglio dire che l’innamorato del romanico si emoziona a Tuscania e a Sant’Angelo in Formis… ma chi vuole CAPIRE il romanico, comprenderne l’evoluzione e le ragioni, deve a volte rinunciare al sano feticismo, che pure ci prende e ci vuole, almeno di tanto in tanto. E’ un passaggio, per entrare nelle ragioni vere del romanico, che poi dà ancora più gusto al “godimento” che proviamo di fronte ad una pietra rigorosamente antica e romanicamente scolpita.

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Eugenio Vajna de Pava (da Fb):
        Siamo d’accordo. io, pur non ingegnere strutturista ( mi aiuta in questo mio figlio), ho iniziato moltissimi anni fa ad apprezzare il romanico per le soluzioni architettoniche, e non solo per i “diavoli goffi con bizzarre streghe”, come diceva il Carducci. Ma per me questo è il lato propedeutico. Il falso Lessay con la sua torre lanterna mi ha illuminato sul romanico normanno più degli originali sopravvissuti laggiù.Ma limitarsi a questo, spogliando mentalmente gli orpelli posteriori, o apprezzando le ricostruzioni in stile, quando corrette, è come studiare l’architettura romana sui plastici del museo dell’EUR: Mi interessa comunque la tecnica: inseguo le crociere dalle volte in calcestruzzo viste a villa Adriana, alle voltine di san Fedelino di Mezzola o Rivolta d’Adda, fino alla comparsa del costolone. e, con questo bagaglio, ora, a fine vita, mi piace apprezzare e godere le architetture in quello stile possibilmente senza troppi sforzi di cancellazione mentale. PS. mi diceva mio figlio che i costoloni, tanto importanti visivamente come linee di forza, sono strutturalmente un tutt’uno con le volte e senza particolare valenza strutturale. Bombardamenti in Germania fecero a volte crollare i costoloni e mantenere le vele, ma anche talvolta far crollare le volte mantenere in piedi la ragnatela di costoloni… altra certezza appresa dal Salvini al liceo caduta…

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          Beh, su questa cosa delle volte e dei costoloni – se questi reggano quelle, o solo ne segnino il confine – il dibattito è aperto da un bel po’ di decenni… Però dai: cerchiamo un equilibrio per godere, come dici tu, senza dover fare troppi sforzi di cancellazione mentale. E in questo senso, per tornare a bomba, la struttura interna dei Santi Vittore e Corona ha una sua grande coerenza, i suoi riferimenti, la sua storia… e alla fine ha fascino, io credo. Un fascino non popolare, forse, ma comunque notevole.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Ottavio Olgiati (da Fb):
    I monumenti sono come spartiti musicali: vivono e sopravvivono solo se vengono sempre nuovamente eseguiti da nuovi maestri e da nuovi strumenti. Il feticismo storicista è un lascito ragnateloso del recente passato occidentale

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