Spigoli e cupole nella Puglia romanica

E’ un volume spigoloso, all’esterno più simile ad una gigantesta scatola da scarpe che ad una chiesa medievale. Eppure dentro è sinuosa e pura, la chiesa di Valenzano, fatta di cupole e curve. Appoggiata e quasi persa nei campi, testimonia come nelle piane della Puglia esista un secondo percorso romanico, meno conosciuto di quello più celebrato che va da Bari a Bitonto a Trani, ma anch’esso pieno di fascino.

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La chiesa di Ognissanti a Valenzano

Questo secondo percorso del romanico pugliese, di cui la chiesa di Ognissanti a Valenzano è un modello perfettamente compiuto, è fatto di chiese coperte non con volte o con capriate lignee, ma con una serie di cupole che, allineate, sovrastano la navata maggiore, comunque poi affiancata da navatelle. Succede anche in Puglia, quindi: mentre il tempo romanico si riempie di basiliche e cattedrali costruite secondo lo schema consueto – facciata a salienti, tre navate divise da colonnato, poi transetto, il tutto coperto a volte o a capriate e concluso dall’abside – in alcune aree dell’Europa medievale famiglie di architetti costruiscono famiglie di chiese che si ostinano a coprire con cupole. Accade nella Francia occidentale, dove sono coperte con cupole “in linea” le grandi chiese di Angoulème e di Saint-Hilaire a Poitiers, ma anche Saintes, Souillac e Le Puy; succede nella Sicilia arabo-normanna, dove sono coperte a cupole San Cataldo e San Giovanni degli Eremiti…

E succede in Puglia, appunto. A Valenzano fanno eco, voltate con cupole, anche le chiese Santa Maria di Calena (ora ridotta ad un rudere), di San Benedetto a Conversano, pur se riadattata nei secoli, di San Franceso a Trani, per citarne alcune; e coperta da cupole, anche se per certi aspetti stravolta nella sua partitura interna, è anche la chiesa di San Leonardo a Siponto, famosa per il suo portale.

E come l’altro percorso, quello del romanico pugliese “tradizionale”, si conclude con un capolavoro costruito tra terra e mare – la splendida basilica di Trani – allo stesso modo si specchia nel mare anche la più grande e nobile delle chiese pugliesi coperte da cupole. A Molfetta infatti l’antica cattedrale di San Corrado riprende la lezione di Valenzano: anch’essa coperta con tre cupole in asse, anch’essa spigolosa nei volumi esterni come una scatola, anch’essa “diversa”, sembra però voler ribadire la dignità di una scuola e di un modello. E di questa scuola e di questo modello sembra voler ribadire le potenzialità, certificando con le sue dimensioni che la soluzione “a cupole” poteva funzionare anche per la grande navata di una una grande cattedrale urbana, e anche nella Puglia romanica.

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Molfetta, il Duomo di San Corrado

 

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Valenzano, l’interno

La chiesa di Ognissanti, a Valenzano, risale ad un epoca a cavallo tra XI e XII secolo ed era il cuore del monastero benedettino in loco Cuti. Purissima è la pianta, purissimo l’alzato: alla navata centrale, coperta da tre cupole identiche, si affiancano, secondo uno schema ripetuto in tutta la famiglia pugliese, due navate coperte non con una volta a botte, ma con una volta rampante a quarto di cerchio. La soluzione adottata per le navatelle, scelta consapevole e non casuale, “consentiva di fare delle tre navate un unico ambiente articolato, una chiesa a sala, in cui tutte le membrature che disegnano lo spazio possono essere compresenti in una visione unitaria”, come spiega Pina Belli D’Elia, “senza ridurre le navate laterali a semplici corridoi” (La Puglia, collana “Italia romanica”, Jaka Book, pp. 84-85). Lo schema, felice, si ripropone fino nel Duomo di Molfetta (iniziato e forse completato nel XII secolo), pur con dimensioni ben più grandi e pur con le difficoltà di una pianta incerta e di una realizzazione più diluita nel tempo rispetto a Valenzano.

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Il Duomo di Molfetta sul mare (foto: Davide Pischettola)

Leggi anche: TRANI, PERLA DEL ROMANICO ITALIANO

12 pensieri su “Spigoli e cupole nella Puglia romanica

  1. Laura ha detto:

    Molfetta, splendido ricordo di pietre bianche e mare azzurrissimo! Peccato averla trovata chiusa e essere stati derubati con destrezza in 5 minuti 5, praticamente da fantasmi per la destrezza e l’invisibilità. I carabinieri del posto ci dissero che la piazzetta era il ritrovo della criminalità locale, occhi aperti!

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Ferran Martinez Martinez (da Fb):
    Románico viene de romano. O sea el románico es una forma de construir inferior al estilo de los romanos. Un residuo. (Romanico viene da romano. Il romanico è un modo per costruire inferiore allo stile dei romani. Un residuo).

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      La forza del romanico sta nel pensiero di fede e di attesa che i Romani, con tutta la loro arte e la loro ricchezza, di certo non potevano avere. Poi a ciascuno resta la libertà di preferire un tempo o un altro; ma gli stessi uomini del Medievo guardavano al passato con rispetto: “Siamo dei nani – dicevano – seduti sulle spalle di giganti”. Ed si dimostravano così, allo stesso tempo, umili e fieri.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Salvi (da FB):
    Ogni articolo che scrivi per il tuo splendido ed arguto blog “Before Chartres” fa venire voglia di far le valigie e partire immediatamente, per andare dove non si è stati o per ritornare in luoghi che abbiamo già visitato ed amato! (Per me un must è la Prieuré de Serrabona)

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