Spigoli e cupole nella Puglia romanica

E’ un volume spigoloso, all’esterno più simile ad una gigantesca scatola da scarpe che ad una chiesa medievale. Eppure dentro è sinuosa e pura, la chiesa di Valenzano, fatta di cupole e curve. Appoggiata e quasi persa nei campi, testimonia come nelle piane della Puglia esista un secondo percorso romanico, meno conosciuto di quello più celebrato che va da Bari a Bitonto a Trani, ma anch’esso pieno di fascino.

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La chiesa di Ognissanti a Valenzano

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La pianta

Questo secondo percorso del romanico pugliese è fatto di chiese coperte non con volte o con capriate lignee, ma con una serie di cupole che, allineate, sovrastano la navata maggiore, comunque poi affiancata da navatelle. Di questo secondo percorso, la chiesa di Ognissanti a Valenzano, che risale ad un epoca a cavallo tra XI e XII secolo ed era il cuore del monastero benedettino in loco Cuti, è un modello perfettamente compiuto. Purissima è la pianta, purissimo l’alzato: alla navata centrale, coperta da tre cupole identiche, si affiancano due navate minori concluse in alto con una volta rampante a quarto di cerchio. La soluzione adottata per le navatelle, scelta consapevole e non casuale, “consentiva di fare delle tre navate un unico ambiente articolato, una chiesa a sala, in cui tutte le membrature che disegnano lo spazio possono essere compresenti in una visione unitaria”, come spiega Pina Belli D’Elia, “senza ridurre le navate laterali a semplici corridoi” (La Puglia, collana “Italia romanica”, Jaca Book, pp. 84-85).

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Ognissanti, uno scorcio delle cupole in linea

Succede anche in Puglia, quindi: mentre il tempo romanico si riempie di basiliche e cattedrali costruite secondo lo schema consueto – cioè con facciata a salienti, navate divise da colonnato e sfocianti in un transetto, il tutto coperto a volte o a capriate e concluso dall’abside – in alcune aree dell’Europa medievale famiglie di architetti costruiscono famiglie di chiese, e si ostinano a coprire con cupole. Accade nella Francia occidentale, dove sono coperte con cupole “in linea” le grandi chiese di Angoulème e di Saint-Hilaire a Poitiers, ma anche Saintes, Souillac e Le Puy; succede nella Sicilia arabo-normanna, dove sono coperte a cupole San Cataldo e San Giovanni degli Eremiti…

E succede in Puglia, appunto. A Valenzano fanno eco, voltate con cupole, anche le chiese Santa Maria di Calena (ora ridotta ad un rudere), di San Benedetto a Conversano, pur se riadattata nei secoli, di San Francesco a Trani, per citarne alcune; e coperta da cupole, anche se per certi aspetti stravolta nella sua partitura interna, è anche la chiesa di San Leonardo a Siponto, famosa per il suo portale.

Lo schema, felice, si ripropone fino nel Duomo di Molfetta (iniziato e forse completato nel XII secolo), dove viene di nuovo utilizzato pur in un edificio dalle dimensioni ben più grandi, e pur con le difficoltà di una pianta incerta e di una realizzazione più diluita nel tempo rispetto a Valenzano.

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Molfetta, il Duomo di San Corrado

E così, come l’altro percorso, quello del romanico pugliese “tradizionale”, si conclude con un capolavoro costruito tra terra e mare – la splendida basilica di Trani – allo stesso modo si specchia nel mare anche la più grande e nobile delle chiese pugliesi coperte da cupole. A Molfetta infatti l’antica cattedrale di San Corrado, anch’essa coperta con tre cupole in asse, anch’essa spigolosa nei volumi esterni come una scatola, anch’essa “diversa”, sembra però voler ribadire la dignità di una scuola e di un modello. E di questa scuola e di questo modello sembra voler dimostrare le potenzialità, certificando con le sue dimensioni che la soluzione “a cupole” poteva funzionare anche per la grande navata di una una grande cattedrale urbana, e anche nella Puglia romanica.

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Il Duomo di Molfetta sul mare (foto: Davide Pischettola)

 

Leggi anche: TRANI, PERLA DEL ROMANICO ITALIANO

 

 

18 pensieri su “Spigoli e cupole nella Puglia romanica

  1. Laura ha detto:

    Molfetta, splendido ricordo di pietre bianche e mare azzurrissimo! Peccato averla trovata chiusa e essere stati derubati con destrezza in 5 minuti 5, praticamente da fantasmi per la destrezza e l’invisibilità. I carabinieri del posto ci dissero che la piazzetta era il ritrovo della criminalità locale, occhi aperti!

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Ferran Martinez Martinez (da Fb):
    Románico viene de romano. O sea el románico es una forma de construir inferior al estilo de los romanos. Un residuo. (Romanico viene da romano. Il romanico è un modo per costruire inferiore allo stile dei romani. Un residuo).

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      La forza del romanico sta nel pensiero di fede e di attesa che i Romani, con tutta la loro arte e la loro ricchezza, di certo non potevano avere. Poi a ciascuno resta la libertà di preferire un tempo o un altro; ma gli stessi uomini del Medievo guardavano al passato con rispetto: “Siamo dei nani – dicevano – seduti sulle spalle di giganti”. Ed si dimostravano così, allo stesso tempo, umili e fieri.

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Paolo Salvi (da FB):
    Ogni articolo che scrivi per il tuo splendido ed arguto blog “Before Chartres” fa venire voglia di far le valigie e partire immediatamente, per andare dove non si è stati o per ritornare in luoghi che abbiamo già visitato ed amato! (Per me un must è la Prieuré de Serrabona)

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