E sopra l’ingresso scolpirai il Giudizio

Solo l’Apocalisse sta nel portale d’ingresso. Quando il Medioevo è davvero romanico e quando ancora cerca la potente magia del sacro, nel cuore del portale e nella grande lunetta sopra l’entrata di ogni chiesa, troneggia la grande evocazione dell’ultimo giorno, e del grande Giudizio che squarcia i cieli. Infatti non la Madonna, non il santo a cui la chiesa è intitolata, non i Comandamenti, non le storie della Bibbia, non la crocifissione – né tantomeno temi civici o pittoreschi – possono stare al centro del portale, là dove l’uomo romanico vede la sua chance di salvezza. In quel luogo, infatti, egli rappresenterà solo la grande visione, l’Apocalisse dell’ultimo giorno.

ParmaBattisteroGiudizio

Parma, Battistero: nell’architrave la chiamata dei defunti, nella lunetta il Cristo Giudice

Non può che essere così, poiché attraverso il portale il cristiano compie il grande salto dalla dimensione terrena a quella sacra e salvifica, e questo passaggio – lo sa bene l’uomo romanico – avverrà quando i cieli si apriranno per la seconda venuta del Salvatore. E’ anche grazie all’Apocalisse raffigurata nel portale, che l’ingresso nella chiesa consente di oltrepassare la soglia del sacro, e passare letteralmente nell’altro mondo, quello del giudizio che precede la possibile salvezza. “Il cielo infatti – scrive Duby – si schiude all’ingresso del luogo in cui si innalza la preghiera: nel portale, in cui le innovazioni liturgiche situano certi riti funebri e le celebrazioni particolari del Salvatore, e in cui si collocano, in qualità di iniziatrici, le illustrazioni dell’Apocalisse” (Duby, G., L’arte e la società medievale, p. 100).

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Il portale della chiesa di Sanguesa, in Spagna, con il Giudizio finale

L’Apocalisse quindi, e non altro, segna l’ingresso: sarà così per tutto il tempo romanico, fino all’epoca antelamica – a Parma il Cristo Giudice presiede l’ingresso del Battistero – e fino agli albori del gotico, se anche a Saint-Denis la lunetta del portale centrale rappresenta il Signore che viene per la seconda volta. Nella mente dell’uomo romanico l’ultimo giorno – il giorno che salva – è proprio quello visto da Giovanni, e da lui raccontato nell’ultimo libro della Bibbia. Nei cieli aperti il Cristo in trono apre il libro che contiene tutta la storia; lo adorano i quattro Viventi – un uomo, un vitello, un leone, un volatile – in rappresentanza di tutta la natura, e i ventiquattro Vegliardi – i dodici profeti e i dodici apostoli – in rappresentanza di tutta la storia dell’uomo, dell’Antico e del Nuovo Testamento –. Intorno gli angeli chiamano a raccolta i vivi e i morti, e tutti si presentano al Giudizio dell’Altissimo, per prendere la strada a loro assegnata per l’eternità che si apre: “Prima che splenda la luce dell’Agnello – ci ricorda George Duby – i quattro angeli che tengono i quattro venti della terra suoneranno la tromba, e tutto cadrà distrutto. Vivo o morto, pertanto, l’uomo che entra nel santuario deve prima mondarsi dei germi di corruzione che albergano in lui, e spogliarsi di tutto”. Ecco il tema tipico, inevitabile, dei portali romanici, che ripropongono la rappresentazione del Cristo in Gloria tra i Viventi e i Vegliardi o gli angeli, inseguendosi l’un l’altro e inseguendo ciascuno a suo modo la grande Visione che tutti aspettano e temono.

La nuova venuta del Cristo è conclusione del tempo, e insieme è il momento drammatico del Giudizio universale, cioè di quel passaggio che tutti attendono e temono. Nei grandi portali di Conques, di Autun e di Moissac – ma in molti altri ancora, anche stilizzata – la nuova venuta del Signore divide in due non solo il tempo – prima e dopo la fine del mondo – ma anche il mondo. Poiché prefigura e anticipa all’uomo romanico i due possibili esiti della sua vita, la salvezza tra i beati del Paradiso e la dannazione eterna tra i supplizi dell’Inferno: “I fedeli che entrano nelle chiese – scrive Henry Focillon – non sono accolti dal Cristo evangelico dei trumeaux del XIII secolo: occorre che sfilino sotto il timpano del Giudizio Finale, come se andassero essi stessi ad attendere la loro sentenza dalla bocca del Giudice inflessibile” (Focillon, H., L’Art d’Occident, p. 96).

St-DenisCopertina

Il Cristo Giudice nella lunetta della chiesa di Saint-Denis a Parigi

P.S.: E’ fortissima quest’attesa della fine, dentro il tempo romanico. Si accentua a dismisura in occasione di tre eventi: i primi due – il millennio della nascita di Cristo (l’Anno Mille) e il millennio della morte (l’anno 1033) – sono ben noti; il terzo evento, meno conosciuto, accadde proprio all’alba della fioritura dei portali “apocalittici”, e merita, in questo blog, un post a sé stante.

Un pensiero su “E sopra l’ingresso scolpirai il Giudizio

  1. Gianluigi Vezoli ha detto:

    Che lei sappia esistono ricerche statistiche (quantitative) sugli elementi stilistici e su quelli simbolici del romanico? Ci sono cioè dati sommativi su questo o quell’ elemento, naturalmente rilevati in base all’architettura esistente e non alla letteratura, pubblicati?
    Grazie
    G.Luigi Vezoli

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