Fleury e i sette miracoli di Benedetto

Quante volte siamo stati a Sant-Benoît-sur-Loire, e quante già abbiamo visitato l’abbazia di Fleury! E però ogni volta, ammirata la stupefacente torre-portico fiorita di capitelli, abbiamo disdegnato – ed è colpa grave – di affondare il nostro passo dentro la grande chiesa, fino al suo cuore, alla sua ragion d’essere. Quanta sufficienza in quegli sguardi affrettati che, scostata appena la porta, han finto di non ricordare chi sia, a Fleury, il padrone di casa: all’eredità di Benedetto, che a Fleury riposa e da Fleury si irradia, abbiamo fin qui preferito il facile reportage fotografico; l’arte, con lo splendore dei capitelli della torre voluta dall’orgoglioso abate Gauzlin, ha vinto, fin qui, e ha fatto da schermo. Ma davvero potevamo dimenticare così il santo di Norcia, e il suo volto, e le sue opere e il suo insegnamento?

La torre-portico davanti alla basilica

Siamo tornati, e questa volta Benedetto ci ha chiamati a sé. Affacciati alla soglia da sotto la torre-portico, durante una visita a tardissima sera, siamo stati invitati ad entrare dal canto dei monaci, che ha saputo guidarci finalmente più avanti, oltre la navata grigia, verso quel coro, quell’area sacra, abitata dalla voce dei religiosi ma anche dallo stesso Benedetto. Là, infatti, il santo riposa con i suoi resti mortali, ma è presente – e noi nemmeno lo sapevamo! – anche nel marmo pallido di una serie di capitelli che, con semplicità e purezza, e potremmo dire con il profumo balsamico che sempre emana dalle cose dei santi, di Benedetto ci ha restituito finalmente la figura, i gesti, i miracoli.

Il miracolo del fanciullo risuscitato

C’è un ciclo intero di capitelli dedicati al santo, in Saint-Benoît-sur-Loire. Scolpiti tutti dalla stessa mano, capace, con la sua arte povera, di trasformare il volto di Benedetto, più e più volte raffigurato, in un viso familiare come quello di un amico, sette di questi pezzi raccontano, del santo, altrettanti episodi o miracoli, e sono riconoscibilissimi: presentano un rilievo leggero, un tratto ingenuo che non mostra alcun cura per l’eleganza e fa invece molta attenzione al gesto. Sarà difficile anche a voi, però, individuare e fotografare i capitelli di Benedetto: dovrete inseguirli alla fine della grande navata, e poi ancora più in là nell’area del presbiterio, ch’è riservata però alla comunità monastica ed alle liturgie che qui sono costantemente officiate. Fatevi guidare allora, anche voi, dalla preziosissima pubblicazione – il titolo del libricino è Les chapiteaux de la basilique découverte – che la basilica mette a disposizione all’ingresso, e da cui abbiamo preso alcune delle foto che corredano questo articolo: vedrete con il suo aiuto i pezzi preziosi che andate cercando, anche quelli a cui non potrete arrivare neppure con il teleobiettivo. Ci guidano, poi, nella nostra ricerca i Dialoghi di Gregorio Magno: alla fine del VI secolo il grande pontefice narrò la vita di Benedetto, e il suo racconto è come la candela che ha illuminato lo scultore di Fleury, il quale proprio dai Dialoghi ha tratto gli elementi per le sue sette narrazioni in pietra.

Il primo episodio è scolpito sul capitello dell’ultimo pilastro della navata, al di qua del grande transetto, a sinistra: Benedetto è ancora giovane, prega a Subiaco in una grotta, ma arriva il diavolo e conduce una donna per tentarlo; alzata la mano verso chi lo stava così duramente mettendo alla prova, Benedetto, tenendo più alla salvezza propria anima che all’incolumità del proprio corpo, si getta nudo tra le spine – e il Signore dall’alto benedice -. Nel pilastro corrispondente a destra, ecco il secondo capitello, purtroppo più consunto degli altri, in cui si narra di un’altra schermaglia con il demonio: Benedetto, ancor giovane eremita, attende da un amico un paniere di vivande, ma il diavolo scaglia una pietra per impedire che possa rifocillarsi.

Collocazioni: il miracolo del setaccio e l’incontro con Totila

Il terzo episodio è scolpito su uno dei capitelli che sta, altissimo, sotto la volta del piccolo transetto, in fondo al presbiterio, a sinistra. E’ il miracolo del setaccio, e anche qui Benedetto è giovanissimo, ma mostra già i segni della santità: gli basta una preghiera – come raccontano i Dialoghi – per restituire alla nutrice, perfettamente integro, il setaccio che aveva lasciato cadere e che si era spezzato in due. Nel pilastro vicino, il quarto capitello narra di come il santo, pur intento alla lettura – siamo ancora a Subiaco – abbia sentito che il giovane monaco Placido stava per annegare, e gli abbia salvato la vita inviando tempestivamente un altro monaco in soccorso.

Collocazione: i capitelli del fanciullo risuscitato e dell’incontro con Totila

Anche il quinto e il sesto capitello stanno, altissimi, sotto la volta in fondo al presbiterio, di fronte ai due precedenti. Seguendo la narrazione dei Dialoghi, siamo giunti ai miracoli del santo ormai adulto. Il quinto capitello narra di come Benedetto abbia saputo risuscitare il figlio di un contadino, il corpo del giovane è rappresentato steso a terra mentre il monaco prega inginocchiato davanti all’ingresso del cenobio. Il sesto, pure questo altissimo, sul pilastro successivo, narra di quando il re dei Goti Totila, presenti tutti i suoi, si buttò faccia terra davanti a Benedetto, e non voleva più rialzarsi: il santo abate, con il pastorale in evidenza almeno quanto la spada del re, induce il sovrano a rimettersi in piedi e, stando al testo dei Dialoghi, legge nel suo cuore malvagio.

Infine, ecco il settimo capitello, posto ad un’altezza rilevante sì ma finalmente abbordabile, in una delle absidi nel ramo di sinistra del transetto grande. Benedetto è a Montecassino e, secondo quanto narrato sempre da Gregorio Magno, viene raggiunto da un cavaliere: prepotente e armato, questo nobile pretendeva che un contadino gli consegnasse i suoi averi, che però erano già stati affidati al monastero; fatto prigioniero il malcapitato, il cavaliere è giunto al monastero per reclama il danaro a cui ambisce; ma Benedetto è seduto in lettura, e gli basta la forza di uno sguardo per far cadere a terra esanime il cavaliere, mentre il contadino, liberato dai vincoli, alza le braccia al cielo.

In alto, nel coro, nel vertice quasi inaccessibile della chiesa, Benedetto racconta se stesso sui sette capitelli che, anche con una mappa verificata, Before Chartres suggerisce all’attenzione di chi non si ferma sulla porta e non si contenta di ciò che tutti vedono. L’incontro con il santo e la riscoperta dei suoi miracoli non è stata e non sarà un’impresa facile; e però cercare Benedetto in questa chiesa è doveroso: il cuore di quest’abbaziale è il santo, non altro; e il santo, con il suo esempio e il suo insegnamento, è ciò che tutto muove in questo luogo che – non a caso! – si chiamava Fleury, ma proprio in omaggio alle preziose reliquie ha assunto il nome dolcissimo di Saint-Benoît-sur-Loire.

Uno scorcio del coro dell’abbaziale di Fleury

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2 pensieri su “Fleury e i sette miracoli di Benedetto

  1. Avatar di Sconosciuto Anonimo

    due volte a San Benoit e grazie a te ci sarà una terza perché questa serie di sculture mi era proprio sfuggita. Molto giusta dedica al santo. Molto interessante anche l’architettura della stessa basilica.

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  2. Avatar di Paolo Salvi Paolo Salvi

    Conoscevo Saint-Benoit-sur-Loire da tue precedenti narrazioni ma non ci sono ancora andato e mi riprometto quanto prima di andarci. Naturalmente con questo tuo ultimo post starò attento a vedere tutto quanto da te descritto tanto accuratamente e, monaci permettendo, anche a fotografare il più possibile.

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