La porta di Colonia e le sue storie, miracolo di equilibrio dell’XI secolo

Diamo per vero che, come dicono gli studiosi, le porte lignee di Colonia datino alla metà dell’XI secolo; e allora questo splendido manufatto ci conferma che la capacità narrativa, come un fiume carsico, magari si nasconde a lungo, ma poi riemerge, e si fa vedere nell’arte in ogni secolo. Seppero raccontare gli artisti dell’età classica – si pensi solo alla narrazione continua della colonna traiana -, sapranno raccontare Giotto e Michelangelo; ma anche il tempo romanico, che pure molte volte sembra regredire, quasi anche volontariamente, ad una rappresentazione statica, arcaica e simbolica, possiede i suoi grandi esempi di storie narrate.

I due battenti della porta (foto: Raimond Spekking)

A Colonia, le porte di Santa Maria in Campidoglio raccontano con le loro formelle: il soggetto è quello quasi obbligato, delle vicende evangeliche, ma l’eleganza è sorprendente – quanta scultura romanica coeva ha, invece, un lessico narrativo decisamente povero! – e ci porta a concludere, appunto, che in nessun periodo artistico si perse del tutto il gusto per il racconto ordinato e organico, che su questi battenti lignei quasi si direbbe opera senza tempo.

Legno di quercia costituisce l’anima delle porte; sono in noce intagliato, invece, le formelle, che sono in tutto 26 – le vediamo qui attraverso le foto di Raimond Spekking -: venti hanno forma pressocché quadrata, e sei sono larghe il doppio, e hanno forma rettangolare, e scandiscono con grande ordine lo spazio, poste come sono in alto, al centro e in basso; gli ultimi quattro pannelli nella parte inferiore sono mancanti o molto consumati. I rilievi, scolpiti da una stessa mano o, secondo alcuni, da due artisti della stessa scuola, narrano gli episodi cruciali del viaggio di Gesù sulla terra, dall’annuncio a Maria, rappresentato in alto a sinistra insieme alla Visitazione, fino alla Pentecoste, scolpita sull’ultima formella maggiore in basso a destra.

L’annuncio a Maria e la Visitazione (foto: Raimond Spekking)

Dopo aver rappresentato l’annuncio ai pastori e la Natività, gli scultori di Colonia hanno dato ampio spazio, nella porta di sinistra, alla saga dei re magi a cui – se includiamo la fuga in Egitto e la strage degli Innocenti – sono dedicate complessivamente sei formelle: e non deve stupire, perché è proprio a Colonia e proprio dalla metà dell’XI secolo che, per tradizione, se ne ospitarono le reliquie con seguito di gran culto. Sull’ultima formella grande della prima porta, così, sono un po’ costrette a stringersi nello stesso spazio la presentazione al Tempio e battesimo di Gesù.

L’angelo allerta Giuseppe e la fuga in Egitto (foto: Raimond Spekking)

Nel battente di destra si narra dei giorni della Passione: con un ordine evidentemente modificato rispetto a quello usuale, frutto probabilmente di una riorganizzazione o di un restauro, vediamo i fatti cruciali dell’ingresso in Gerusalemme, nel giorno “delle Palme”, dell’ultima Cena, della notte di Getsemani, della Crocifissione, della visita al sepolcro vuoto, dell’Ascensione, e infine, come si diceva, della discesa dello Spirito sugli Apostoli e Maria. E si inseriscono stranamente in questa parte dedicata agli ultimi giorni, due formelle in cui Gesù opera miracoli, e in particolare la guarigione del cieco nato e la resurrezione di Lazzaro.

Gesù e i suoi entrano in trionfo a Gerusalemme (foto: Raimond Spekking)
L’annuncio ai pastori (foto: Raimond Spekking)

Alcune delle formelle hanno una plastica spettacolare: si guardi quella in cui l’angelo dialoga con i due pastori, inarcati per la sorpresa e lo stupore; si ammirino le formelle in cui Erode appare seduto in trono: sono tutte, e non solo quella in cui dialoga con i Magi e ascolta sconcertato il loro racconto, una vivida fotografia dei pensieri e delle decisioni; molto bella e viva anche la rappresentazione dell’ingresso di Gesù nella città santa in sella all’asina. Notevolissimi i ritratti, e non si può non notare i volti segnati da nasi spesso aquilini e da fronti sfuggenti, in volti comunque molto espressivi. Strepitosa, a quel che si può vedere dalle foto, la mano che Giuseppe tiene posta sotto le propria nuca, mentre il suo sonno viene interrotto dall’angelo.

Già dal primo pannello scolpito, quella dell’Annunciazione e della Visitazione, si notano le tracce di colore che nobilitano e vivacizzano ulteriormente il modellato: quello che vediamo ora è, probabilmente, ciò che resta di una dipintura di epoca barocca, con colori seriosi e tenui; ma gli studiosi stanno approfondendo le ricerche e avanzano l’ipotesi che la coloritura originale fosse molto accesa – ne mostriamo qui due simulazioni – tanto da trasformare la porta in un vivacissimo monito a chiunque entrasse nella grande chiesa di Santa Maria in Campidoglio.

Colonia è città famosa per le sue numerose chiese romaniche, così tante e così fieramente schierate nell’area urbana che sembrano non voler cedere altro spazio al gigantesco duomo gotico. Tutto in questa terra e in questa città suona un po’ troppo di nuovo e di restauro; ma questi battenti, forse i più antichi del tempo romanico ancora collocati in situ, respirano di una classe e di una finezza di prim’ordine, e mostrano una verve narrativa che davvero sfida i secoli, il mutare dei gusti, e anche le differenti tavolozze di chi non si contenta dell’opera scolpita.

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