E a Beaulieu il giudice salì sulla croce

Alla fine, ciò che colpisce nel grande timpano di Beaulieu-sur-Dordogne, è quella croce che entra in campo, inattesa. Non gigantesca, ma pesantemente presente, quella croce portata in scena dagli angeli, alle spalle del Salvatore, è la vera protagonista. E diviene il simbolo di un gigantesco cambio di mentalità e di cultura, che sta avvenendo proprio negli anni in cui si scolpisce la lunetta di Beaulieu. Perché la croce prima non c’era. Non c’era negli altri timpani, a Moissac, ad Autun, a Conques. E anzi, di più: la croce non c’era, prima, nell’arte romanica.

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Il timpano di Beaulieu-sur-Dordogne

Stiamo forzando la mano, ovviamente, e stiamo portando il ragionamento alla semplificazione estrema. Ma questa forzatura è necessaria, perché ci consente di verificare una tesi appassionante: che la croce, cioè, non è un tema romanico; e che il “crocifisso”, il Figlio di Dio inchiodato e sofferente, non è il Cristo romanico. Perché il Cristo romanico è il Salvatore, non il Crocifisso. Perché il tempo romanico attende in ansia il Signore che torna nella gloria dei cieli, “dimenticando” quasi il Gesù che muore sulla croce; perché l’arte romanica è tutta votata al Figlio di Dio che salva, o condanna, nell’Ultimo Giorno, ma quasi ignora il Figlio di Dio che salva immolato sulla croce.

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La crocifissione di Sant’Angelo in Formis

Stiamo forzando la mano, ovviamente. Anche nell’arte romanica ci sono crocifissi scolpiti, dipinti, affrescati… Ma quanti? Mai una crocifissione è stata rappresentata in un grande timpano, dove sta invece sempre il Cristo in Gloria; mai un calvario è stato dipinto in una grande abside, che è il luogo del Pantocratore. Sono poche comunque le crocifissioni scolpite – a Berceto, a San Zeno di Verona, all’ingresso della “Tomba di Rotari” a Monte Sant’Angelo… – e quasi sempre in posizioni defilate. Rare le crocifissioni sui capitelli, che pure ospitano scene evangeliche le più varie. E se anche troviamo alcune crocifissioni nei grandi cicli affrescati – a Tavant, ad esempio, o a Sant’Angelo in Formis – queste rappresentazioni del supplizio inferto al Re dei Giudei restano comunque molto meno numerose di quanto potremmo immaginare. Il tempo romanico è decisamente povero di croci e di crocifissi.

Poi verrà l’esplosione delle grandi croci; ma saremo già nel tempo gotico, con l’Antelami – che peraltro è famoso per una splendida “Deposizione” – e nel Duecento di Cimabue e Duccio. Poi verrà il tempo in cui tutti i grandi pittori si confronteranno con la crocifissione – si pensi solo al Tintoretto della Scuola di San Rocco a Venezia –. Ma l’arte romanica è decisamente più povera di croci e di crocifissi.

Torniamo a guardare, allora, quella croce eccezionale del timpano di Beaulieu, e rifacciamo il percorso limitatamente ai grandi portali romanici. Nessuna croce e nessun crocifisso nelle piccole lunette del primo romanico; e quanto ai grandi portali, nessuna croce a Carennac e a Jonzy, nessuna croce ad Autun, nessuna croce a Moissac, a Vezelay, ad Arles, a Santiago de Compostela, a Chartres: in tutte queste grandi rappresentazioni domina il Cristo Salvatore, il Cristo in Gloria, il Cristo Giudice. A Conques appare una croce, ma mimetizzata sullo sfondo e perfettamente centrata, si confonde con le partiture che delimitano le diverse scene.

La croce di Beaulieu, quindi, è un’eccezionale apparizione: entra nella scena del Giudizio Universale quasi intaccandolo, quasi imponendo la propria presenza. E’ come se il mondo romanico ricominciasse a riconoscerlo, questo momento di sofferenza del Cristo: è come se si cominciasse a rimettere sullo stesso piano la gloria e il sacrificio, la potenza divina e la passione del Figlio dell’Uomo. E dopo secoli di attesa spasmodica del giorno della Fine – perché questo è il tempo romanico – il Medioevo sembra riscoprire il fascino di quell’uomo crocifisso, che riempirà di sé, dal gotico in poi, tutta l’arte, tutta la spiritualità, tutta la teologia.

Pur se spoglia e vuota, la croce che entra nel timpano di Beaulieu ha una forza dirompente. Il suo apparire, accompagnata dai chiodi della passione, cambia ogni cosa. Anche il grande Cristo al centro della rappresentazione sembra costretto da quella croce ad abbandonare il suo ruolo di salvatore assiso nel tribunale dei cieli: apre le braccia, il Cristo di Beaulieu-sur-Dordogne, e da giudice si fa crocifisso.

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Il portale di Beaulieu-sur-Dordogne

14 pensieri su “E a Beaulieu il giudice salì sulla croce

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da FB):
    Non avevo mai focalizzato questo concetto. Vedendo questi luoghi, uno dopo l’altro, sono sempre rimata ammaliata dalla bellezza di ciascuno e non li ho mai guardati tutti insieme , confrontandoli. Dunque il simbolo ci accompagna dentro l’opera d’arte e dentro la sua storia…
    SCEGLIERE di raffigurare un momento o un altro della storia definisce la sua portata emotiva e teologica…. il Giudice, il Cristo trionfante, il Cristo sofferente….il Cristo bambino, o pastore….
    Ma quante poche volte, non solo nel medioevo ma nella storia tutta, si raffigura il Cristo risorto? Senza il quale tutto l’edificio della fede non avrebbe fondamento ….

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      • Giulio Giuliani ha detto:

        Giovanna Bigalli (da Fb):
        Ho trovato illuminante e straordinaria questa riflessione sul vero compimento che si concretizza nella resurrezione dei giusti. Ne farò tesoro e spunto di riflessione. Ma io ero un po’ fuori tema: mettevo in chiaro la mia sensazione che la Chiesa, attraverso le immagini, ci abbia sempre prevalentemente proposto e imposto, per suoi evidenti motivi, la Croce prima che la Resurrezione: ma la Croce da sola non ha senso, e viceversa. Ma qui vado fuori argomento , chiedo scusa.

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          E’ invece interessante la tua riflessione, e sono giuste le tue considerazioni: la croce non dovrebbe essere al centro da sola… Io so solo risponderti che forse proprio il tempo romanico ha tenuto conto di questa indicazione: solo in apparenza non rappresenta quasi mai la Risurrezione – e invece la racconta con la Discesa agli Inferi – e rappresenta raramente anche la Crocifissione (a cui sembra semmai preferire la Deposizione). E dà grande evidenza, invece, alla “Seconda Venuta”, che di certo è un messaggio di speranza e di salvezza “dopo la croce”.

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Francesca Gibertini (da Fb):
    Molto bello ed interessante l’articolo. Molto bella la lunetta. Unico appunto ,non avendo scorso tutti i commenti ..forse è stato già detto, ma dimenticarsi che in epoca pre cristiana o paleo cristiana …e romana molti uomini venivano crocifissi ad esempio. Le due figure sul golgota accanto al Cristo, venivano crocifissi… ecco che il simbolo della croce poi inserito nel simbolo Cristiano ha ed assume un altro significato . A volte simboli vanno veduti ed immaginati in un dato contesto o capito il ruolo che il committente o l ‘esecutore del manufatto ( dipinto, miniatura o scultura) voleva far percepire e sopra ogni cosa immortalare nel TEMPO, poiché rimanesse per i posteri.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      L’artista di Beaulieu non ha certo dimenticato, Francesca, le sofferenze della croce, e non a caso rappresenta anche gli strumenti del supplizio. Siamo noi, a volte, a dimenticarci che cos’è la croce, e la sofferenza che comporta la morte in croce.

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