La vera resurrezione, nel Sabato buio

Il Medioevo romanico sembra poco interessato alla resurrezione di Gesù. Ama invece raccontare – scelta di profondo spessore teologico – che cosa fece Cristo mentre era morto. Perché Cristo morì, e la sua morte è vera, e durò non poco. Lo dice l’evangelista Matteo: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’Uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,40).

Nel buio del Sabato Santo, nell’ora ferma in cui il Messia è sconfitto, Egli però non è inerte, per l’uomo del Medioevo. Anzi. Nel cuore della terra il Cristo morto combatte la morte, e la vince. Prima ancora di sconfiggerla con la propria resurrezione, il Salvatore sconfigge la morte altrui, cioè la nostra, con un’epica prova di forza proprio nell’abisso degli inferi, nel cuore della terra. Come si vede nelle classiche “discese agli inferi” medievali, spalanca le porte della dimora di Satana, ed entra là dove sono prigionieri, per colpa del peccato di Adamo, coloro che morirono prima della Redenzione. E penetrato negli Inferi, dagli Inferi il Messia trae fuori proprio Adamo, primizia e figura degli uomini tutti. Vinta la morte di Adamo, vince così la morte di tutti coloro che credono; e solo poi, solo dopo aver redento così l’umanità tutta, può vincere la propria morte, risorgendo dal sepolcro.

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Il Cristo agli inferi, nella chiesa di Tavant

Rappresentando più spesso questa “discesa agli inferi” rispetto alla “resurrezione”, il medioevo romanico dimostra grandissima lucidità teologica. Racconta e insegna che la redenzione dell’umanità avviene proprio nell’ora ferma in cui il Messia, lontano dagli occhi dei suoi discepoli, riporta alla vita Adamo, e con lui i patriarchi e i profeti e i giusti. Questa è la vittoria decisiva, e questa è la promessa decisiva: non la resurrezione del Cristo, ma proprio la resurrezione dei giusti costituisce il compimento dell’opera della salvezza; non con la resurrezione del Cristo, ma proprio con la resurrezione dei giusti, nell’ora silenziosa in cui Gesù combatte e vince negli inferi, l’opera redentrice raggiunge tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutti i luoghi, anche coloro che giacevano tra i morti.

Poi anche il Cristo uscirà glorioso da sepolcro; ma il cuore della sua missione era la discesa agli inferi.

SanMarcoDiscesaInferi

Cristo trae Adamo degli Inferi, Basilica di San Marco a Venezia

 

Ecco il racconto della “discesa agli inferi” secondo il “Vangelo di Nicodemo”, un apocrifo dei primi secoli:

Aprite le porte! Ci fu una voce grande come un tuono, che diceva: “Alzate le vostre porte, o prìncipi, aprite le vostre porte eterne ed entrerà il re della gloria”. L’Ade udì e disse a Satana: “Esci e resistigli, se puoi!”. Satana dunque venne fuori, e l’Ade disse ai suoi demoni: “Rafforzate bene le porte bronzee, tirate le spranghe di ferro, osservate tutte le chiusure, vigilate tutti i punti. Se egli entra qui, guai a noi!”. Venne allora una voce che diceva: “Aprite le porte!”. Udita questa voce per la seconda volta, l’Ade rispose come se non lo conoscesse, dicendo: “Chi è questo re della gloria?”. Gli angeli del padrone gli risposero: “Un Signore forte e potente, un Signore potente in guerra!”. A queste parole, le porte bronzee furono subito infrante e ridotte a pezzi, le sbarre di ferro polverizzate, e tutti i morti, legati in catene, furono liberati e noi con essi. Ed entrò, come un uomo, il re della gloria e furono illuminate tutte le tenebre dell’Ade. Poi il re della gloria afferrò per il capo l’archisatrapo Satana e lo consegnò agli angeli, dicendo: “Con catene ferree legategli mani e piedi, collo e bocca! Poi datelo in potere dell’Ade dicendo: “Prendilo e tienilo fino alla mia seconda venuta!”. Il re della gloria stese la sua mano, afferrò e drizzò il primo padre Adamo; si rivolse poi a tutti gli altri e disse: “Dietro di me voi tutti che siete morti a causa del legno toccato da costui! Ecco, infatti, che io vi faccio risorgere tutti per mezzo del legno della croce”. Così dicendo li mandò tutti fuori, mentre il nostro primo padre Adamo fu visto pieno di gioia, e disse: “Ti ringrazio per la tua grandezza, o Signore, avendomi tratto fuori dal profondissimo Ade”. Così tutti i profeti e i santi, dissero: “Ti ringraziamo, o Cristo, salvatore del mondo, poiché hai tratto fuori la nostra vita dalla corruzione”. Dopo che si erano espressi così, il salvatore benedisse Adamo con il segno della croce sulla sua fronte, ed ugualmente fece per i patriarchi, i profeti, i martiri, i primi padri e, presili, salì dall’Ade. E mentre egli proseguiva il cammino, i padri lo seguivano salmodiando e dicendo: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Alleluia! A lui la gloria di tutti i santi”.

12 pensieri su “La vera resurrezione, nel Sabato buio

      • Giulio Giuliani ha detto:

        Il testo che presenti, Viviana Cammilleri, e che accenna alla discesa agli Inferi, è, se non sbaglio, il Credo “Apostolico”. E’ vero che nel Credo “Niceno-Costantinopolitano”, che si recita comunente nelle chiese, si parla, come dice Maurizio Di Stefano, di un Gesù che morì, fu sepolto, e risuscito, senza dire della sua “discesa agli inferi”. Ma sempre più spesso viene riproposto – e anche nei foglietti liturgici – appunto il testo “degli Apostoli”, che la cita espressamente.

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  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Jaume Carreras Laserrada (da Fb):
    Todo para camuflar el culto agrario de celebrar la “resurreccion” anual de la naturaleza por primavera, al igual que la navidad encubre el solsticio de invierno, gran plagio al ciclo anual de los evangelios!

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Senza dubbio. Ma non c’è solo la natura. Esiste anche l’uomo e il suo cuore. Anche dentro al cuore dell’uomo si verificano cadute, paure, inverni… e poi rinascite, resurrezioni. Che la mano del Salvatore sostiene, e a volte rende possibili.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Direi che il Cristo dei mosaici di San Marco porta la croce orientale, o croce patriarcale. E’ la croce di derivazione “ortodossa”, che presenta in alto un a seconda barra orizzontale più piccola (che è il cartiglio con la scritta INRI) e in basso il “suppedaneo”, dove appoggiavano i piedi del crocifisso.

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  2. Lucs ha detto:

    Non esiste nessun cartiglio. Il titolus era la menzione legale in tre lingue del capo d’imputazione del reo. Su tavoletta di legno era inchiodato sulla croce sopra la testa del condannato. Il reperto archeologico esiste (rinvenuto da Elena madre di Costantino) durante la famosa campagna di scavo ed è conservato nella Chiesa di s. Croce in Gerusalemme a Roma.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      E’ molto probabile che il “cartiglio” fosse in legno, e appunto per questo in alcune rappresentazioni della croce finisce per essere rappresentato come una barra orizzontale minore, proprio come accade nelle croci orientali. Quanto al “titulus crucis” conservato a Gerusalemme, è cosa perlomeno dubbia che sia stato rinvenuto in epoca costantiniana, come vuole la tradizione, visto che gli studiosi lo datano all’epoca medievale. Comunque sia, proprio il “titulus” ligneo è quello rappresentato in alto sulla croce che Cristo tiene in mano nella “discesa agli inferi” della Basilica di San Marco.

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