In questa cripta la pittura si impennò

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Tavant, la cripta (©www.touraineloirevalley.com)

Stanno in una cripta, faticosamente aggrappati a spazi strani e angusti, gli affreschi più sorprendenti del Medioevo romanico. Appiccicati come figurine di pochi decimetri. Messi lì, su improbabili ritagli di muro intonacato, tra una colonna e l’altra. Eppure moderni, maledettamente moderni.

Siamo a Tavant, nel nordovest della Francia, tra Tours e Poitiers. La chiesa di Saint-Nicolas è una costruzione romanica senza infamia, il cui interno – a tre navate chiare, con abside affrescato – è a sua volte senza lode.

Ma la cripta, stretta, quasi un budello, conserva e propone nelle sue viscere una serie di figure affrescate verso la metà del XII secolo e che pure, in alcuni tratti, sembrano opera del Novecento più coraggioso.

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La Madonna addolorata

Un Cristo in mandorla – al quale altrove sarebbe dedicato l’intero catino di un abside – qui a Tavant si conquista a fatica lo spazio sul triangolo di volta sopra la colonna di fondo. Appresso, una “deposizione” commuove, disegnata solo di rosso e arancio e verde – verde è anche il legno della croce -, come ogni altro affresco in questa cripta. Ma poi di fronte, nella “Discesa agli Inferi”, si sprigiona la forza di un artista che modella i corpi e i movimenti come farebbe un pittore impressionista.

Si considerino, ancora, le braccia della Madonna addolorata; aperte come a mostrare stupore e rassegnata accoglienza del volere superiore, sono disegnate per linee nervose, le mani perfettamente riproposte, l’anatomia coraggiosa e impeccabile nel piegarsi dei polsi. E impeccabili sono la resa prospettica, l’inclinarsi della testa sul collo, l’aprirsi delle maniche a volo, l’abito che fascia il corpo e lo segue. Con il Maestro che dipinge a Tavant, scrive Raymond Oursel, “tutti i convenzionalismi tecnici sui quali si era creduta fondata sino ad allora la pittura monumentale bizantina, preromanica, ottoniana, e persino romanica vengono (…) messi a soqquadro e polverizzati. Tolte di mezzo le accurate tinte piatte, i contorni e i segni condotti razionalmente e i sapienti lumina, è proprio, in una parola, il tocco moderno che egli inventa”. (La Pittura Romanica, Jaca Book, p. 204)

La Lussuria, poco più in là, trafigge con una lancia entrambi i propri seni in un gesto crudo. Un guerriero infilza invece un demone bruno e mostruoso. Adamo ed Eva conoscono la fatica del lavoro. Davide suona e riposa… Un viandante, pellegrino a Gerusalemme, è l’ultima figura che, mentre si esce ormai dalla cripta, ricorda al visitatore l’importanza del cammino.

Ti guardano occhi senza pupille, e figure costrette dove mai ti immagineresti di trovare un capolavoro. Ma Tavant è questo: un sotterraneo esprimersi di pittura senza tempo, così inattesa e visionaria da regalare un’emozione inquieta.

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Il pellegrino di Tavant

Ci sono due modi differenti per vedere le bianche volte affrescate di Tavant. Il primo è ovvio – si tratta di arrivare a Tavant e di accedere alla chiesa – ma non è scontato: quando la visitai io, cent’anni fa, dovetti tornare due volte, perché solo un’arcigna custode apriva e dava accesso; e lo faceva, inoltre, ben sorvegliando che non si prendessero foto, e aspettando impaziente, poco disposta a lasciare tempo e poesia alla visita. Ora è tutto più semplice, e le modalità di accesso alla chiesa e alla cripta si possono consultare nella pagina web di St-Nicolas.

Si possono vedere gli affreschi di Tavant, poi, andando a Parigi, nel Museo del Trocadero, dove si conservano le “copie” di moltissimi monumenti francesi, e quindi dei grandi portali romanici, e anche dei principali cicli affrescati del Medioevo. Nel Museo è stata ricostruita anche la nostra cripta, e sono stati ridipinti, fedelmente, anche gli affreschi che la rendono unica. 

Infine, si tenga presente che Tavant fa parte del “pentagono magico” della pittura romanica, di quel gruppo, cioè, di località, vicine e disposte come un poligono a cinque vertici (con una perla ulteriore al centro), in cui restano i più bei cicli di affreschi del XII secolo francese. Con qualche giorno a disposizione, non si vada a Tavant senza visitare le altre località.

 

 

5 pensieri su “In questa cripta la pittura si impennò

  1. Anonimo ha detto:

    A parte lo stile popolare dei monaci transfughi dell’iconoclastia, qui c’è la mano di un grande maestro che con scarsi colori e poco spazio, si esprime in maniera decisa e personalissima

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Marianna De Padova (da FB):
    Sconvolgente. Splendido. Chissà se rimase un caso isolato o influenzò altre opere nelle vicinanze. O nei secoli dopo. Ps: e io che ieri ho scritto una dispensa sulla rivoluzione espressiva di Giotto…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Se vuoi approfondire come le pitture di Tavant sono una perla dentro il meraviglioso percorso della pittura romanica, ti suggerisco il testo di Oursel che cito nel post. Un viaggio meraviglioso – Reichenau, Civate, Sant’Angelo in Formis, Brinay, Vic, Montoire… – letto con occhi profondissimi.

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