Il museo da cui partire? Il Trocadero

Trocadero1

In Francia, invece, hanno fatto al contrario. E a Parigi hanno costruito un luogo magico, in cui potrei stare per ore. E’ andata così: invece di “strappare” gli affreschi romanici dalle chiese e di radunarli in un museo, come hanno fatto in Catalogna, i Francesi hanno costruito un Museo… pieno di copie. Così, se vai a Saint-Savin, nella lunga volta della chiesa trovi gli  affreschi originali e splendidi; e se vai a Tavant, la magnifica cripta è là, e conserva tutte le sue pitture con tutto il loro fascino. Però a Parigi, nel Museo del Trocadero, vedi raccolti in poche sale, ridipinti, tutti i più importanti cicli pittorici romanici di Francia. Sono copie, sì, ma perfette. E la collocazione in ambito museale ti permette di ammirarle quanto vuoi, con comodo.

Nello stesso museo, sotto la Tour Eiffel, i Francesi hanno raccolto le copie di tutti i capolavori della loro scultura, e quindi anche le copie – in dimensione naturale – di tutti i più grandi portali romanici, e di molti tra i capitelli più belli.

E’ proprio in questa sala che io, innamorato del romanico e maniaco del confronto, potrei trattenermi un giorno intero, a guardare accostati i timpani scolpiti di Aulnay e Moissac, di Autun e di Vezelay. Copie, certo. E tutte drammaticamente bianche. Però la visita a questa sezione del museo è un’esperienza mistica. E’ quasi un punto di rifornimento: mentre guardi la copia desideri partire per andare ad ammirare l’originale, e già pregusti il momento pieno, quando vedrai, là dov’è posto da nove secoli, il capolavoro che hai davanti agli occhi in anteprima, come un assaggio.

Trocadero2Mi affascina poi l’idea che il Museo del Trocadero muti col tempo. Nella foto a colori, recente, si vede la riproduzione del grande portale di Moissac ora posto in posizione dominante, e riprodotto in tutte le sue parti, anche nella complessa struttura di sculture e rappresentazioni che fanno da cornice al timpano col Cristo in Gloria. La vecchia foto in biano e nero, invece,  ci dice che il timpano di Moissac in origine stava su una parete laterale – quasi a far da ancella a quello di Vezelay! – e che ne era stato riprodotta solo la lunetta del Giudizio. Sono copie, certo. Ma la competizione a chi sta più in alto, a chi vale di più, è partita quasi un millennio fa, e Moissac non poteva non primeggiare.

6 pensieri su “Il museo da cui partire? Il Trocadero

  1. Daniela ha detto:

    inutile negarlo, li definiamo un popolo di grandeur ma sicuramente investono intelligentemente risorse in cultura e da ciò sanno anche ricavarne buon ritorno economico. l’iniziativa del Trocadero oltre a offrire la possibilità di vedere certe opere in ” anteprima” consente anche di mettere a confronto le stesse nella loro intierezza, non solo su carta. I buoni esempi sarebbero da seguire, ma il condizionale è d’obbligo

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Proprio così, Daniela. Adoro la Francia, luogo in cui il romanico ha dato frutti importanti e soprattutto ha compiuto un percorso molto più lineare che in Italia… Ma non c’è nulla da fare: il nostro Bel Paese ha una ricchezza e una raffinatezza (anche nei secoli romanici) di molto superiori a quelle d’Oltralpe. Noi però non valorizziamo ciò che abbiamo; probabilmente siamo adagiati su questa sovrabbondanza di capolavori e di bellezze che ci circondano, quasi soffocati e incapaci di dare a tutto il giusto risalto.
      E’ un po’ quello che accade nella mia Venezia: troppo bella, troppe cose belle… I turisti vengono comunque, quindi perché preoccuparsi di valorizzare ogni singolo palazzo? E così piano piano tutto diventa scontato, dimenticato, trascurato. E i turisti vedono solo Rialto e Piazza San Marco.

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      • Daniela ha detto:

        il problema è che ciò che viene sistematicamente trascurato a poco a poco cade nell’incuria, e si deteriora sino alla rovina. Invece bisognerebbe integrare nelle visite anche i beni di contorno, che spesso sono altrettanto interessanti

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  2. Dario Banaudi ha detto:

    La Francia ha avuto un Mérimée scrittore innamorato del Romanico giunto a dirigere le Belle Arti che invitò Il giovane a restaurare Vézélay, il giovane Viollet le Duc, il quale senza timore e con competenza profonda iniziò la tecnica del rifacimeno in copia anche nei monumenti originali (come ad esempio Vézélay dove le copie non si distinguono o a Carcassonne interamente reinventata) mentre in un Italia troppo ricca di storia e di architettura incompresa prevalse la teoria romantica di Ruskin che poetizzò la bellezza delle rovine (in effetti da noi D Andrade alla Sacra di San Michele e Beltrami al castello di Milano, inventarono)

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Andrea Rui (da Fb):
    Le copie sono veramente straordinarie e spesso solo toccandole ti rendi conto che non sono fatte di marmo. Lo stesso vale per gli affreschi riprodotti. Un lavoro certosino e straordinario, un museo dove passarci l’intera giornata, con tantissimi modelli e spaccati architettonici.

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