Romanico? E’ il cerchio sul quadrato

Più ancora che la presenza di un campanile, a farci distinguere a colpo d’occhio una chiesa da un edificio “laico” è la presenza della curva dell’abside. Anche il più piccolo sacello dei primi secoli, infatti, e anche la più semplice delle chiese rurali del Medioevo presentano un’abside. Per questo, osservandola all’esterno, una chiesa medievale può essere ben poco differente, quanto alle mura e al tetto, da una struttura agreste o da una grande abitazione; ma la curva dell’abside ci permette di riconoscerla a colpo d’occhio.

La pianta elementare di una chiesa, così evidente, così certa, è dunque la fusione di una parte quadrangolare – l’aula o navata – con una parte semicircolare, l’abside. La pianta elementare di una chiesa, quindi, è la fusione del simbolo primo del mondo terreno – il quadrato – e del simbolo primo del divino – il cerchio –. La pianta elementare della chiesa, in sostanza, evidenzia come in essa, tra quelle mura che uniscono quadrangolo e cerchio, si uniscono anche l’umano e il divino. La Salvezza viene dall’Incar­nazione, dal Dio che si è fatto uomo; e si ripete ogni volta che divino ed terreno si incontrano di nuovo nel sacrificio eucaristico, cioè nella chiesa, che rappresenta l’Incarnazione e la Salvezza con la fusione di quadrato e cerchio.

FromistaNavata

San Martin a Fromista, la navata

Questa associazione tra quadrato e cerchio torna più e più volte nell’edificio religioso romanico. Abbiamo visto come nella chiesa vengano fuse la terminazione tonda dell’abside, luogo del sacro, e la struttura quadrilatera dell’aula, luogo del terreno; ma anche nel portale si ripete la stessa fusione tra il quadrato (l’ingresso) e il cerchio (l’arco che lo copre); e anche nel cammino interno delle colonne, collegate l’una con l’altra dagli archi sovrastanti, si ripresenta molte volte la stessa figura complessa, un quadrilatero fuso ad un cerchio. E poi l’abside stessa, luogo dell’Eucarestia, del Dio che si incarna, è di nuovo, vista di fronte, un quadrato su cui si incastra un cerchio, che lo domina.

Il romanico è quadrato e cerchio fusi insieme. Il romanico è archi tondi a completare aperture quadrate. Il romanico è migliaia di archi e archetti circolari (“a tutto sesto”) a concludere migliaia di linee rette sulle murature, migliaia di colonne, e migliaia di finestre. Linee diritte concluse in un arco di cerchio sono l’essenza del romanico (tanto che il romanico muore proprio quando l’arco a tutto tondo si spezza e diventa acuto).

Poteva quindi, l’architetto romanico, non porre sopra le proprie chiese una volta “tonda”? No, certo che no. Tra i motivi per cui la navata romanica è coperta da una volta, e non più da un tetto piano “a capriate” tipico della basilica paleocristiana, anche questo è fondamentale: dev’essere coperto con una volta, e non certo con un tetto piano o a spioventi, l’edificio che deve mostrare ai fedeli l’unione del terreno e del divino.

Ai motivi strutturali ed estetici che portano gli architetti romanici a costruire volte sopra le loro chiese, si somma un nuovo decisivo motivo simbolico. E in molti modi differenti i costruttori romanici riusciranno nell’impresa di concludere le loro chiese con soffitti “tondi”. Le copriranno con volte a botte, o con sezioni di esse, o con volte trasversali, o con cupole e file di cupole – comunque linee tonde a coprire spazi quadrangolari –. E infine sceglieranno la soluzione magica, inventando la volta “a crociera”. La storia di questa ricerca e di questi risultati è la storia dell’evoluzione dell’archi­tettura religiosa romanica… che è nata dal desiderio di mettere un cerchio sopra al quadrato.

 

P.S.: E in Italia? E le tante meravigliosa chiese medievali italiane, tutte coperte da tetto in legno a capriate? San Miniato a Firenze, le cattedrali di Cefalù e Monreale? E quella di Pisa, col soffitto a cassettoni, o San Zeno a Verona…?

Pubblicato in: Idee

9 pensieri su “Romanico? E’ il cerchio sul quadrato

      • Giulio Giuliani ha detto:

        Irma de Ceglia (da Fb):
        Lo era. Il contributo è molto interessante. Tuttavia credo che l’architetto romanico, così come gli architetti di tutte le epoche, abbia progettato e costruito sulla base di tanti “accattivanti” condizionamenti. Il primo fra tutti risiede nella storia. Nessuno inventa nulla. È un lavoro molto umile. Innalzare l’architettura sul piedistallo della materializzazione formale di un simbolo è seducente, ma probabilmente poco realistico.

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        • Giulio Giuliani ha detto:

          Condivido, certo. Non a caso, ogni chiesa romanica, pur essendo romanica, è differente, e in molti vasi anche moltissimamente differente, dalle altre chiese romaniche. Però insomma quel quadrato e quel cerchio ci sono e ritornano, si riconoscono… anche se magari un po’ allungato, schiacciato, sporcato, questo binomio si fa notare.

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