Entrare a Liget, privilegio per pochi

Le località in cui si trovano gli affreschi più belli della douce France disegnano un pentagono; e al centro di questo pentagono, persa tra le terre coltivate, sta, tonda come una perla, una sesta irraggiungibile meta: Saint-Jean du Liget, cappellina dolcissimamente affrescata.

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Il “pentagono” della pittura romanica della douce France

Ai vertici del pentagono stanno cinque luoghi che gli appassionati del romanico conoscono bene – Saint-Savin, la cui abbazia presenta una lunghissima e notissima volta affrescata; Vic, con la sua cappella e i suoi bruni affreschi; Brinay e la sua chiesa dimenticata in una corte privata, Montoire, con triabsidata Saint-Gilles e il suo meraviglioso Cristo bianco; e infine Tavant, con la sua cripta delle meraviglie – a ciascuna delle quali Before Chartres ha già dedicato una breve presentazione. Sono messe così, davvero, a disegnare un pentagono; e non c’è nulla di magico, in questa peculiare disposizione geografica, se non la bellezza dei luoghi; nulla di trascendentale, se non la profondissima forza spirituale delle pitture, tutte, che le cinque località conservano e ci ripropongono. Tant’è: in un’area ristretta – ogni tappa, ogni lato del pentagono, prevede un viaggio di circa cento chilometri – si conserva un articolato tesoro visitabile in successione e in pochi giorni.

Ma nel gioco degli itinerari e dei piani di viaggio stupisce che la sesta tappa, la sesta località, specialissima nel percorso attraverso la pittura romanica d’Oltralpe, sia posta proprio al centro del pentagono. E stupisce ancora di più che, vista dall’alto, sia proprio un punto, un tondo, un centro. La cappella di Liget, infatti, è una piccola costruzione circolare, del diametro di meno di dieci metri; e sta là, piantata in mezzo alla campagna intorno a Loches, come una puntina da disegno su una mappa appesa al muro.

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La cappella rotonda di Liget

Saint-Jean du Liget, è una rotonda pura, senz’absidi. E’ un cerchio. Lo è ancor più da quando è andata perduta la navata rettangolare che le si addossava e che la completava. I pesanti restauri hanno restituito la cappella liscia e piana nella muratura esterna, salvandola del degrado più truce in cui era caduta, e ricoprendola di un nuovo tetto, poiché la cupola originaria era sfondata e al suolo.

Ma è all’interno, che Liget è specialissima: perduta la grande apocalisse che doveva occupare la copertura di un tempo, le tonde pareti però conservano i resti del ciclo di pitture che tutta la decoravano. Sotto la cornice di santi, profeti e patriarchi, sei grandi scene, disegnate di tenerezza, restano tra le pareti. Raccontano sei episodi decisivi nella storia dell’incarnazione del Cristo che si è fatto uomo tra gli uomini. Apre il percorso una Natività, ovviamente, seguita da una Presentazione al Tempio, e ad esse risponde una rappresentazione dell’Albero di Jesse: tre scene per dire la Venuta, e il senso eterno della stessa. Ne seguono altrettante che dicono la piena umanità di Gesù, fatto uomo anche fin dentro la morte: una Deposizione dalla Croce, e a fianco le Pie donne al Sepolcro di Gesù; e infine – tenerissima – la rappresentazione della Dormizione della Santa Vergine, che Raymond Oursel descrive così:

…gli apostoli vegliano, inchiodati nel loro dolore, (…) il corpo inerte di colei che tutto ha donato e tutto ha sofferto. Sul suo capo, che la morte apparente ha ancora nobilitato (…) essi han disposto la corona regale: “Salve Regina, Mater misericordiae”. Ne hanno avvolto il capo in un sudario coloro ocra, e non bianco, affinché su questa scena di lutto statica, di raccoglimento funebre, di sepoltura, e sulla loro immobilità triste, risplendesse in un bianco puro e trionfale la gloria del Risorto vittorioso che – solo vivente e solo attivo tra tutti questi “afflitti” accasciati – viene a sradicare dal corpo di sua madre l’anima immacolata, che rivendica per sé, e, lo sguardo fisso con una tenerezza indicibile sul volto dagli occhi chiusi, la consegna agli angeli perché la collochino alla Sua destra…

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La “Dormitio Virginis” di Liget: Gesù risorto coglie e consegna agli angeli l’anima di Maria

Beati coloro che aspirano all’incontro con tanta arte e tanta spiritualità, e che sapranno percorrere, abbandonandosi ad esse, le cinque tappe del pentagono d’oro della pittura della “dolce Francia”. E beati in particolare coloro a cui sarà concesso di entrare nella rotonda meraviglia di Liget, per tutti troppo spesso chiusa, da tutti troppo presto dimenticata, nonostante consegni, a chi ne varca l’uscio, il più intenso messaggio di vita mai raccontato attraverso una scena di morte.

∼    ∼    ∼

Come testimonia la foto che completa questa pagina, siamo giunti fino a Liget, e presso la cappella tra campi e boschi abbiamo parcheggiato l’auto, per qualche foto. Avevamo visto così tanta bellezza in quel viaggio francese di trent’anni fa, e tanta ancora ci preparavamo a vederne, che non feci un dramma trovando chiusa la porta della bianca rotonda. Sbagliavo. Liget avrebbe reso ancor più bello il cammino di quei giorni, e anche quello successivo, che dura ancora.

Ed ora? Per la difficoltà di conservazione degli affreschi, pur se restaurati ancora nel 2008, Saint-Jean du Liget resta un luogo difficilmente accessibile – apre, dicono, solo in occasioni eccezionali – e non è facile trovare, anche nel web, documentazione fotografica completa e di qualità. Documentatissima e di grande qualità è la pagina Saint-Jean du Liget su Wikipedia (da cui ho preso anche la foto della Dormitio Virginis); un bel capitolo – “Storia di Le Liget” – è dedicato alla cappella nel sacrosanto Revelation de la peinture romane, di Raymond Oursel, edito in Francia da Zodiaque e in Italia da Jaca Book con il titolo La pittura romanica, irrinunciabile punto di partenza per la scoperta dei più begli affreschi romanici, non solo francesi.

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Saint-Jean du Liget, trent’anni fa

 

2 pensieri su “Entrare a Liget, privilegio per pochi

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Un bell’itinerario che terrò presente nel mio prossimo viaggio in quella zona della Francia. Uno splendido gioiello campestre che non conoscevo. Pecato che difficilmente ne potrò vedere l’interno così prezioso. Grazie mille.

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