Un “selfie” nella Babele di Saint-Savin

La chiesa è lunga, e verrebbe da dire più lunga del giusto. Anche se la piccola guida di Zodiaque, in apertura, dice che a Saint-Savin “l’on se trouve d’abord devant una eglise, l’une des plus harmonieuses qui soient“, in molte sue parti la chiesa dell’antica abbazia sul fiume Gartempe si direbbe quasi esagerata, più che armonica. E’ alto e appuntito come la matita di un architetto il campanile che sorge sopra l’ingresso, e fatica ad integrarsi con il resto della struttura. E’ lunga la navata, che è evidentemente il risultato di una somma: alla basilica originaria, costituita dalle sei campate più vicine al transetto, si aggiungono infatti posteriormente, e anche un po’ fuori asse, altre tre campate, costruite al posto del precedente nartece, di epoca carolingia. Anche i sostegni, in questa lunga navata, sono alti alti, lunghe canne diritte che senza alcuna interruzione salgono fino a reggere la volta della navata centrale; alte più del solito anche le navate laterali, coperte ciascuna da nove crociere.

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L’abbazia sulla riva del fiume

Sembra che tutto, a Saint-Savin, prepari a quella che è la grande attrazione, e cioè alla lunghissima volta a botte che corre, completamente e splendidamente affrescata, sopra la navata centrale. Armonia? E’ una qualità che Saint-Savin lascia volentieri ad altre abbazie: qui chiunque entra deve guardare in alto, verso la magnifica opera di cui la chiesa va fiera, e così il campanile punta il cielo, la navata si allunga per regalare metri alla volta, e i singolari pilastri rotondi si innalzano per permettere alla luce di entrare dalle finestre delle navate laterali, e non c’è spazio per matronei, o marcapiani, o giochi di volumi…

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La navata e la volta affrescata

La volta, allora. La navata di Saint-Savin è coperta da un tappeto di affreschi lungo più di sessanta metri e largo sei. La fascia affrescata si stende dall’ingresso della chiesa al transetto, e in tutta la sua estensione è a sua volta divisa in quattro lunghi registri paralleli. Anche se con un complesso percorso, questa impressionante striscia di scene susseguenti racconta una storia continua, con le vicende della Genesi e dell’Esodo: dalla creazione di Adamo al passaggio del Mar Rosso, dai fatti tragici di Caino e Abele alla storia di Giuseppe e dei suoi fratelli alla consegna delle tavole della Legge a Mosè.

Tra le scene più note di questa opera unica – purtroppo non tutte sono ben conservate e pienamente leggibili – c’è quell’Arca che attraversa un mondo invaso dall’acqua, e galleggia sui cadaveri, mentre i figli di Noè si arrampicano sulla tolda in cerca, finalmente, di terra emersa. Ancor più nota, quasi il simbolo di Saint-Savin, è la scena della costruzione della torre di Babele: mentre il Signore, sceso sulla terra per fermarne l’edificazione, sembra frenato dalle proteste di un gruppo di operai, quasi incastrato in una discussione tra condomini, sulla torre si continua a lavorare; tre carpentieri portano ciascuno una grande pietra squadrata, e due per volta ne reca il gigante Nimrod a coloro che, sulla Torre, continuano alacremente ad impastare malta.

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La costruzione della torre di Babele

Per questa scena in particolare, la chiesa di Saint-Savin sur Gartempe guadagna un posto di primo piano nella storia dell’arte romanica: mentre racconta devota le storie antiche della Bibbia, la sua lunga volta affrescata scatta anche un’istantanea a se stessa; ritrae e tramanda, così, in questo singolo preziosissimo affresco, il lavoro coraggioso e incessante che servì per costruire quest’abbazia, e tutte le altre che il tempo romanico seppe edificare, pietra dopo pietra, puntando ad arrivare in alto, infine anche più in alto dell’altissima volta della stessa Saint-Savin.

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Non solo la volta, però. La chiesa di Saint-Savin presenta affreschi interessanti anche nel piccolo nartece sotto il campanile – vi sono rappresentati alcuni degli eventi dell’Apocalisse e altre scene collegate alla storia e al trionfo della Chiesa – e in una delle cripte, con le belle rappresentatazioni del martirio dei santi Savino e Cipriano. Anche se lontani tra loro quanto al tema, gli affreschi di tutta l’abbazia possono dirsi coevi, e vicini nelle modalità di rappresentazione. La quale a sua volta è significativa, perché abbastanza “alta”: gli studiosi sono orientati ad attribuire il grande ciclo pittorico ad un’unica bottega, che avrebbe operato in riva alla Gartempe intorno all’anno 1100.

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Guardando la volta

3 pensieri su “Un “selfie” nella Babele di Saint-Savin

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Ammetto la mia ignoranza: non la conoscevo.
    Impressionante “hallenkirche” ante litteram, con la tipica volta a botte molto più frequente oltralpe, in terra di Francia, che nelle terre italiche, dove si alternvano capriate e coperture a crocera, costolonate o meno. Curiosissimi i pilastri cilindrici (a rigore colonne non sarebbe corretto perché fuori scala “vitruviana”), un anticipo dell’ordine gigante creato nel terdo manierismo e d’uso massiccio in epoca barocca.
    Così anche e soprattutto straordinaria la volta affrescata, assai rara in ogni epoca, quasi (perdonate l’accostamento) una Cappella Sistina del medioevo.

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  2. Marco Squarcini ha detto:

    C’è un albergo ristorante quasi davanti, stile ‘vecchia Francia’. La specialità gastronomica è una specie di verza gigante farcita di carni di maiale e cotta in forno. Credo che sia il cibo di maggior peso specifico che abbia mai assaggiato. E credo – per questo ne parlo – che abbia dato energia ai costruttori raffigurati nella metaforica Torre di Babele.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Specialità “mostruose” a parte 🙂 il gusto di un viaggio sta anche nell’abbinare la scoperta di un luogo artistico alla sua più estesa cultura locale, anche gastronomica. Io non dimenticherò mai le cene al “Vecchio Mulino” di Autun, che mi hanno fatto innamorare quanto il portale di Gisleberto. E se a Saint-Savin sono innamoratidelle verze fuorimisura, beh, il viaggiatore appassionato si ricorderà anche questa loro… specialità.

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