Vic: la pittura di nuovo danza e recita

Abitò nell’antica casa attigua alla chiesa, il pittore di Vic? E’ qui che l’ospitarono mentre, affrescando la chiesa, insegnava alla pittura medievale il segreto della danza e del movimento, dimenticato da secoli? Fingo di poter dimostrare che avvenne proprio così: fu accolto al villaggio, fu alloggiato nei pressi della chiesa affidata ai suoi pennelli, perché fosse comodo alla chiesa … e sognandole nelle notti passate nel Berry, di giorno poi dipinse via via le scene che, per la prima volta dopo secoli, mossero finalmente la pittura, e introdussero nell’arte romanica movimento, ritmo, costruzione scenica.

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Nohant-Vic, la chiesa e le case intorno

Oggi Nohant-Vic, nella Valle della Loira, conta meno di cinquecento abitanti, e mai dovettero essere tante più di ora le case raccolte intorno alla piccola chiesa. Eppure la comunità volle la propria chiesa decorata a dovere, come si usava, e si affidò ad un artista di livello, a cui domandò di affrescare le pareti in ogni parte: avranno cercato un pittore di buona fama, ovviamente; ma non sapevano certo che avevano tra le mani un innovatore di primissimo livello. Tra tutti quelli che operarono in quel secolo nella dolce Francia, spiega Raymoind Oursel, “il pittore di Vic non è, e ci manca molto, né il più dotato, né quello più spontaneamente geniale”. Ma nelle grandi scene – ed è per questo che non si può non andare a Vic – egli dimostra un’eccezionale maestria nel costruire la trama, nel disporre i corpi e raccontare grazie a loro. Più di ogni altro artista prima di lui, sa disegnare i rapporti di movimento e tensione tra gli elementi della composizione, “sulla base stabile di curve (…) partendo da punti scelti che le trattengono e imprimono al loro divergere una traiettoria rigorosa”.

Ciò che si farà sui dipinti dei grandi artisti dal Rinascimento in poi, e cioè tracciare le linee a partire dalle quali è stato scientemente costruito il quadro, lo possiamo già fare sul “Bacio di Giuda”, la scena più bella tra le tante affrescate a Vic.

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Vic: le linee di costrizione e movimento del Bacio di Giuda

A sinistra una curva tesa come un arco, che dalla spada sguainata scende lungo la linea della veste di Pietro; al centro un triangolo con il vertice alto occupato dall’incrocio magnetico degli sguardi di Gesù e di Giuda; a destra di nuovo un arco. E in mezzo, la tensione del corpo di Cristo, trattenuto dal bacio traditore e insieme trascinato verso il supplizio. E come onde si susseguono da un capo all’altro della scena, sulle curve delle braccia quasi tese di tutti i protagonisti, le direttrici del movimento che sta portando il Cristo altrove, là dove indica il dito puntato dell’ultimo armigero.

Con il maestro di Vic, quindi, le scene ricominciano a danzare. Ed è sempre con questo maestro senza freni che i personaggi dipinti… riprendono a recitare: nei suoi grandi affreschi la rappresentazione frontale e statica dei soggetti diventa finalmente “l’animarsi di un discorso a più voci, che fa sì che ogni personaggio, come a teatro fanno i buoni attori, ostenti di disinteressarsi di chi guarda o di dimenticarlo, e porti avanti in permanenza il proprio ruolo”. Accade nell’Ultima Cena, ma anche nella splendida Venuta ed Adorazione dei Magi, e nell’Ingresso a Gerusalemme, in cui “ogni figura umana realizzando una costruzione geometrica perfetta e autosufficiente, si lega al tempo stesso alla vicina, in modo tale che sembrano attirarsi a vicenda”. Si rispondono reciprocamente, i personaggi di Vic, proprio come fanno gli attori a teatro. In questo modo costruiscono la narrazione e, in una parola, vivono. E con essi torna a vivere e a danzare la pittura medievale.

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Il “Bacio di Giuda”, la più bella tra le scene affrescate a Vic

 

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Vic: una veduta dell’interno dalla prima sala

La chiesa di Saint-Martin a Nohant-Vic fu affrescata completamente da una sola mano, e accadde nel XII secolo. Nella prima aula, quella riservata dell’assemblea, restano parte degli affreschi su una delle pareti laterali e, praticamente completa, la decorazione della parete di fondo, dove si apre la porta che conduce all’aula successiva, e cioè al presbiterio. Completamente affrescata è anche questa seconda sala, sul fondo della quale, infine, si imposta un’abside. I temi sono tutti desunti dai testi biblici, e in tutti stupisce la capacità compositiva del maestro di Vic.

Per l’uso regolare dei colori e per la vivacità della partitura, fatta di sbuffi e ventagli – oltre che per quel suo modo un po’ piatto e manieristico di tratteggiare i volti – gli affreschi di Vic sono inconfondibili. La mano dell’artista che li realizzò, riconoscibile quindi a prima vista,  non si ritrova altrove. 

2 pensieri su “Vic: la pittura di nuovo danza e recita

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Rodolfo Papa (da Fb):
    La chiesa di Saint Martin è molto interessante, ma penso che il movimento sia una intenzione molto diffusa ed interpretata in vario modo. L’arte romanica è molto interessante per tanti, tanti motivi.

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