Aquileia “difficile”, la cripta è un’oasi

Aquileia è “complessa”: è insieme romana, bizantina, romanica, veneziana… Ma la cripta della basilica, con i suoi affreschi tutti riferibili al XII secolo, consente di sottrarsi per un attimo a questa stratificazione di epoche e di linguaggi. O almeno così pare.

Aquileia è “difficile”. Il sito archeologico conserva fortissimo il ricordo, oltre che i pregevoli resti, dello splendore della città in epoca romana; ma anche limitandosi alla basilica il visitatore incontra “storie” diverse: la struttura – forte, massiccia, autorevole – è di epoca romanica (XI secolo) nell’aspetto complessivo; ma la facciata è complicata dal collegamento con il battistero antistante, di molti secoli precedente; e com’è noto affiorano dovunque, anche sotto alla grande chiesa, resti di epoca antica; il vastissimo  pavimento a mosaico delle navate riporta ai primi secoli del cristianesimo; più su, l’affresco dell’abside è di nuovo databile all’XI secolo, ma risalgono al Trecento avanzato gli archi acuti della navata con tutta la sua parte alta, ed è ancora più tardo il soffitto ligneo a carena di nave, per non dire della tribuna … Aquileia è “difficile”, e anche per questo è autorevole come pochi altri siti, e preziosa.

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La basilica di Aquileia

Per ritrovare un po’ di rassicurante “unità di stile”, l’appassionato di arte romanica cerca respiro nella cripta sottostante il presbiterio. Qui sì, tutto sembra ricondurre ad un’epoca, e tutto sembra ricondurre ad un pensiero, quello romanico. La cripta, quindi, riporta anche Aquileia ai secoli del medioevo “prima di Chartres”: costruito probabilmente nell’VIII secolo, questo ambiente di rara eleganza viene affrescato nel XII secolo. Due i cicli, realizzati da due mani differenti: il primo, sulle volte, racconta le storie del primo vescovo di Aquileia, Ermagora, e il suo legame diretto con l’apostolo Marco; il secondo ciclo è costituito dalle lunette di fondo della cripta, quattro delle quali narrano episodi evangelici, tra cui la crocefissione e la deposizione.

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Una veduta complessiva della cripta

Non che spariscano, in questi affreschi, le differenti suggestioni e le lezioni di Roma, di Ravenna, di Bisanzio, di Venezia… E però la “cripta degli affreschi” costituisce, come desiderava il visitatore, un ambiente di grande unità spirituale e di grande coerenza artistica, che si lascia gustare e regala una pace profonda. Ci si può davvero fermare, e l’abbandono pieno del Cristo morto, che nella bellissima Deposizione tutto si lascia tra le braccia di Maria, costituisce giustamente la “cifra” di questa visita. E’ vero: i più acuti osservatori possono rintracciare negli affreschi influenze tedesche – anche questo vento del nord, così, si aggiunge a quelli che già abbiamo visto soffiare ad Aquileia – o addirittura lampi di anticipazione del gotico… Ma nel volto della Madre, le cui lacrime bagnano gli occhi del Figlio, le ansie superflue e gli eccessi eruditi si quietano per forza, e la cripta si conferma come oasi preziosa e sicura, nella “difficile” Aquileia.

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La Deposizione, la più nota tra le scene affrescate nella cripta

 

12 pensieri su “Aquileia “difficile”, la cripta è un’oasi

  1. Paolo Salvi ha detto:

    Sempre ottimi gli articoli di “before Chartres”, mostrano cultura e sensibiltà artistiche di livello.
    Sono ottimi spunti di riflessione e splendidi suggerimenti di visita. Per chi spesso li ha già visti, come me, sono lieti ricordi che rinnovano desideri di visita.

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