Ed Eva ammise: La tentazione sono io

Anno 1130, o giù di lì: una figura femminile, nuda e piena di sensualità, viene scolpita sopra uno degli ingressi della chiesa principale di Autun, in Borgogna. Il corpo, il viso, il seno, i capelli di questa Eva lasciva sono il grido di vitalità prorompente del medioevo romanico – qualcuno ha ancora il coraggio di considerarlo un’epoca repressa e oscura? – giunto all’apice della sua forza espressiva. Qualche decennio ancora, e l’arte gotica tirerà il freno, e riempirà i portali di algide Madonne in trono; ma prima di Chartres, e questa splendida figura lo testimonia a gran voce, il tempo romanico sentiva e scolpiva la pienezza dei sentimenti, vissuti con un’intensità che raramente si è ripetuta in altre epoche.

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Il troncone di architrave con la figura di Eva

La provocante Eva di Autun si stende come una sirena sulla metà di destra di un architrave: di fronte, nella metà di sinistra andata perduta, stava ovviamente Adamo. Verso il suo compagno, Eva si dirige con tutta se stessa. Il suo corpo, sinuoso come un’onda che va verso la riva, conduce ad Adamo la seduzione del peccato: una mano si sporge all’indietro per cogliere il frutto, dal ramo proibito che proprio il Tentatore piega verso la donna; l’altra mano, affiancata alle labbra, prolunga il sussurro della tentazione e la fa giungere fino all’orecchio di Adamo. Ma con un salto di grande modernità, Eva diventa essa stessa la tentazione: è il suo corpo provocante, e non più la mela, l’oggetto del desiderio che viene proposto ad Adamo; ed Eva è già tutta percorsa dalla seduzione del peccato, lo incarna, se ne fa strumento, e anzi ne diviene protagonista.

Anno 1130, o giù di lì: lo scalpello di Gislebertus disegna sul portale di Saint-Lazare questa icona della profonda complessità dell’esistenza, impasto di perdizione e bellezza: “…prodigio di tecnica e opera singolare – la definisce Raymond Oursel – unica in tutta la statuaria romanica, per la sensualità lasciva del nudo, la posizione felina, l’inquietante voluttà che ne emana e condensa su quell’attimo decisivo tutto il dramma della tentazione e della caduta” (Bourgogne Romane, Zodiaque).

Anno 1130, o giù di lì: in questa figura nuda, un’intera comunità di uomini e di donne si riconosce portatrice di una rischiosissima ma meravigliosa libertà. Ammette e rappresenta il fascino e il pericolo del vivere; ricorda a se stessa che sarà pure il Serpente ad indicare la via del peccato, ma che poi tutto ciò che accade – il bene e il male – si fa realtà attraverso il cuore, la mente e il corpo degli uomini e delle donne. Potenza dell’arte romanica, che il tempo gotico perderà: “Presto, come si può osservare nelle figure del portale occidentale di Chartres – scrive Uwe Geese – questa libertà di espressione sarà assorbita dalla ‘spiritualità di corpi quasi incorporei’, e trasformata in un contenuto iconografico positivo e completamente sottomesso” (“Scultura romanica”, in Arte Romanica, Gribaudo).

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Un dettaglio del rilievo

La splendida Eva di Autun è stata scolpita da Gislebertus – autore anche del grande portale maggiore e dei meravigliosi capitelli – per il portale laterale della basilica di Saint-Lazare, che domina la città. Il troncone di architrave, unico frammento rimasto, è conservato nelle sale del Museo Rolin, a pochi passi dalla cattedrale: insieme al portale occidentale e al ciclo di capitelli conservati nella navata e nella Sala Capitolare della stessa chiesa, costituisce il grande lascito di uno degli scultori più potenti del tempo romanico.

Sul culmine della potenza rappresentativa dell’arte romanica, e sul successivo declino di questa potenza nel tempo gotico, Before Chartres propone anche una riflessione sull’Isaia scolpito a Souillac, altro capolavoro, questa volta al maschile, di un tempo che faceva danzare i profeti, pur se scolpiti nella pietra.

 

9 pensieri su “Ed Eva ammise: La tentazione sono io

  1. Giulio Giuliani ha detto:

    Giovanna Bigalli (da Fb):
    È stato uno dei miei primi post nel gruppo! Mi sono emozionata anche solo a postarlo ricordando il colpo al cuore quando finalmente l’ho vista dal vero per la prima volta….perché Eva va vista dal vero, per coglierne tutto il fascino e la monumentalità.
    È come se il suo corpo di donna si facesse tutt’uno con il serpente….
    Grazie, splendida riflessione per un’opera che amo particolarmente, insieme alle altre di Gislebertus, e che a suo tempo mi fecero innamorare del romanico….

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  2. Giulio Giuliani ha detto:

    Filippo D’Avola (da FB):
    C’è chi ritiene l’arte medievale un arte “asservita”. Qui la bellezza femminile anticipa i tempi.Lo scultore troverebbe il suo posto accanto a Cellini o Rodin senza sfigurare.Asservita solo al Bello!

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  3. Giulio Giuliani ha detto:

    Silvano Pepe (da Fb):
    Sì…diciamo che è un bell’esempio di romanico…altorilievo di ottima fattura…ricco di preziosi particolari…magari un po’ troppo assembrati ma così si esprimevano le maestranze di allora ( credo sia anonimo l’autore…no?)…ma volerci trovare sensualita’ ( piena per giunta), lascivia…sì….certo…tale era l ‘intenzione dell’autore…e poi si tratta di Eva….figurarsi!….la responsabile del Peccato per antonomasia…sì…magari per le psicologie primordiali e ingenue del tempo…credo però che noi riguardanti di oggi siamo portati , per la suggestione della lontananza temporale , a mitizzare le cose e a farle vivere di una vita che in realtà non hanno…l’avessero scolpito quei burloni di ragazzi-Modigliano ( ricordate lo svarione di Argan ?) magari senza saperlo anche noi avremmo magnificato un falso…quindi la nudità, la sensualità , la lascivia…attenzione all’effetto placebo…
    Ciò detto confesso spudoratamente anche io ” sbavo ” per il romanico e per il gotico…posso dire di essermi formato sui testi di H.Focillon e di E..Male…quindi…

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      L’autore non è anonimo, Silvano: l’Eva di Autun è attribuita a Gislebertus, che scolpì in Saint-Lazare anche il grande portale e i capitelli. Quanto alle tue considerazioni, ovviamente il giudizio personale è difficilmente contestabile… Chi però ha visto un po’ di scultura romanica, non può non vedere la qualità particolare di quest’opera. Secondo me.

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  4. Giulio Giuliani ha detto:

    Maria Cristina Civitareale (da Fb):
    “Lasciva” mi sembra un tantino fuori contesto come commento. Provo a motivare: Eva sta prendendo la mela offerta dal Serpente. Pare che il gesto della mano alla bocca sia rivolto ad Adamo. Dopo aver mangiato entrambi la mela vi è stata la scoperta della sessualità. Eva convinse Adamo a mangiare la mela con gli stessi argomenti del serpente.
    Vedo più una Eva “seducente”. Lasciva è una forzatura. Mi pare un aggettivo della morale borghese appiccato a una Madame Bovary.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Sono d’accordo. Aggiungo che il termine “lasciva” è usato da Raymond Oursel per evidenziare un atteggiamento dello scultore, che si è permesso un nudo particolarmente provocante per il periodo, e non per giudicare Eva. Una scultura “lasciva”, più che una figura “lasciva” nel suo comportamento.

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