La Pasqua romanica e le sue tre icone

Passione, morte e resurrezione… di ognuno di noi: nel tempo romanico i giorni che precedono la Pasqua, e il giorno stesso della Resurrezione, sono incisi nella carne degli uomini, che soffrono e muoiono con Cristo e infine con lui risorgono. Questa piena con-passione, che nel tempo romanico le liturgie e i riti e le sacre rappresentazioni rendevano concrete nelle chiese e sui sagrati, torna anche nell’arte di quei secoli, con chiarissime e radicali scelte iconografiche, che sono almeno tre, e che possiamo riassumere così: alla crocifissione si preferisce la deposizione; il Cristo che risorge non viene rappresentato, e al suo posto è invece narrata moltissime volte la discesa agli inferi; e infine molte e molte volte si rappresenta la scena della visita delle pie donne al sepolcro vuoto.

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L’architrave del Museo della Cattedrale

Ognuna di queste scelte iconografiche – ci sono tutte, magistralmente riassunte, nell’architrave di Monopoli, vero e proprio manuale di iconografia della Pasqua romanica – coinvolge l’uomo, il fedele, nella passione, nella morte e nella risurrezione di nostro Signore.

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La scena della deposizione

Rispetto alla crocifissione, mille volte rappresentata dall’arte successiva, che isola il Signore nel suo estremo patire, la deposizione, preferita dal tempo romanico, mette la sofferenza del Cristo morto nelle mani di Maria e degli uomini che con Lei vegliarono le ultime ore: a Monopoli la Madre si piega verso la piaga già liberata dai chiodi; e intorno gli amici di Gesù – l’umanità intera, e ogni singolo fedele – si affrettano in un operare vorticoso, come se potessero con i loro gesti pietosi rimediare il crimine, il deicidio appena commesso.

A sinistra, l’architrave mostra il momento in cui il Cristo, sceso agli Inferi nel sabato che sta tra la morte e la Pasqua, ne distrugge le porte, e porta via con sé Adamo ed Eva e i giusti. La Sua risurrezione è la risurrezione degli uomini, di ciascuno di coloro che confidano in Lui, da Lui presi ad uno ad uno per mano; ben differente sarà il Risorto in tanta arte rinascimentale: sfolgorante, ma drammaticamente solo.

Al centro dell’architrave di Monopoli si impone la terza icona della Pasqua romanica. Le tre donne, giunte per onorare il cadavere, guardano al sepolcro; ma la pietra è sollevata, e un angelo annuncia loro la Resurrezione. Di nuovo, la religiosità romanica consegna l’evento più importante di tutte la storia a tre persone che rappresentano l’umanità intera. Nello sguardo delle pie donne, che spesso l’artista romanico – accade anche qui a Monopoli – rappresenta come aperto in direzioni diverse, sta insieme la scoperta, la domanda e l’annuncio.

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Le pie donne e l’angelo al sepolcro

La Pasqua, nella sensibilità romanica, non è una questione a cui si può assistere come spettatori inerti: gli uomini e le donne di quel tempo sentivano, al contrario, di avere un ruolo e un compito: si sentivano protagonisti insieme al Cristo intorno alla croce, nel Sabato della rinascita, e infine davanti al sepolcro vuoto, che chiede di essere visto e annunciato.

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L’architrave nel Museo della Cattedrale

L’architrave “della Pasqua” è custodito a Monopoli nel Museo della Cattedrale. Proviene probabilmente da un portale laterale, o forse faceva parte di un’iconostasi collocata all’interno della chiesa. Insieme ad altri rilievi provenienti dall’antica cattedrale, è stato datato, senza certezza, all’inizio del XII secolo; a partire da una valutazione stilistica, si ipotizza sia stato realizzato da uno scultore “nordico”, cioè proveniente dall’area lombarda o addirittura d’oltralpe; l’iconografia presenta invece richiami alla liturgia pasquale greca o comunque tardobizantina. Perfettamente chiaro nel suo messaggio – quindi – l’architrave resta invece di difficile collocazione storico-artistica, specie nel contesto del romanico pugliese. 

 

2 pensieri su “La Pasqua romanica e le sue tre icone

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