Antichi romani a caccia nel Medioevo

Sono splendide immagini di caccia. Scolpite nel tempo romanico, nel pieno XII secolo, profumano fortissimamente, e per più motivi, di arte classica. Belli di una bellezza antica, i capitelli dei pilastri del Battistero di Pisa sono un certificato di continuità: dimostrano che tra la scultura “romana” e quella “romanica” non c’è un burrone, un vuoto di secoli in cui si è persa la capacità di rappresentare. Anzi.

PisaBattisteroCapitello1

In uno dei capitello è già il soggetto, quanto mai “bucolico”, a farci sentire il gusto di Roma. Alla scena di caccia al cinghiale – che richiama addirittura la Grecia – partecipano i cani: non assistiamo ad una uccisione di frodo, ad una cattura nascosta tra le sterpaglie, ma ad una vera e propria battuta, con uomini e animali, e con una vittima predestinata. Poi sono gli abiti, e la foggia delle armi – siamo davvero in un Mediovevo “romano” – a riportarci all’età classica; e lo stesso fanno i virgulti che circondano la scena. Quel volto, poi, centrale, quel medaglione, trasforma il capitello in un sarcofago, in una lastra antica.

PisaBattisteroCapitello2

Ha i tratti di un rilievo romano anche il capitello successivo: un cane maestoso, a cui il collare aggiunge ulteriore nobiltà, azzanna una volpe; un uomo vestito di pelliccia lascia già il campo della caccia con la preda appesa al bastone: svolge il compito riservato ad un servo, mentre il padrone probabilmente prosegue il suo divertimento e con la muta insegue altre prede. Ancora, al centro, un volto barbuto, quasi figura mitologica.

Appiattiti come metope, questi capitelli del Battistero di Pisa sono il trait-d’union tra l’arte classica romana e l’arte trecentesca che ne rinverdirà i fasti – si pensi solo al pergamo di Nicola Pisano che proprio nello stesso Battistero gareggia in bellezza con i più belli tra i pezzi antichi -. Forse è accaduto che in giro per l’Europa la scultura, per alcuni secoli, abbia perso consapevolezza di sé, sia arretrata, sia tornata primitiva; forse davvero nelle terre d’oltralpe, e nel nord, per tornare a scolpire il Medioevo ha dovuto reinventare l’arte, e prendere lezioni dai barbari… Ma in Italia l’insegnamento antico non è mai stato dimenticato: bastano queste due scene a dimostrare che la grande lezione classica non è mai scomparsa nelle nobili città italiane. Il genio e l’attitudine si sono forse offuscati nell’Alto Medioevo; ma là dove l’arte antica aveva dispiegato a piene mani la sua ricchezza sono sopravvissuti, pronti a rinascere al primo segnale di rinascenza.

Pubblicato in: Idee

3 pensieri su “Antichi romani a caccia nel Medioevo

  1. Gianluigi Vezoli ha detto:

    Caro Giulio, stavolta non sono d’accordo con lei. Apprezzo il suo entusiasmo nel rivalutare l’arte medioevale, ma citare come esempi di legame col classicismo queste sculture, non mi trova d’accordo. Io i concetti che caratterizzano i modelli classici : valorizzazione del corpo umano e dell’anatomia, plasticità delle figure, rapporti e canoni, proporzioni (fondamentale quella aurea), composizioni non solo simmetriche, dinamicità delle figure ( qui rappresentate solo dagli animali), io non ce li trovo. Anche per il fatto che per quasi tutto il ME la rappresentazione rimane ancorata al solo simbolo religioso ( anche nel gotico ) . Non a caso la rivoluzione culturale e formale successiva, quella sì profondamente legata al modello classico, prenderà il nome di Umanesimo. Cmque un discorso complesso che rischia di peccare di eccessiva soggettività.

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    • Giulio Giuliani ha detto:

      Eppure… Una caccia, che non ha nulla di religioso; uomini ed animali che non hanno nulla di deforme, o di mostruoso; un’impaginazione lineare, non intricata come certi capitelli del Cabestany… Io lo sento, questo riferimento al “classico”, almeno a quello tardoantico, che pure è lontano quasi dieci secoli da questi capitelli! Poi certo: ognuno ha la propria sensibilità, e il mio post è senza dubbio un post fondato sulle prime sensazioni, “di pelle”, più che su studi specifici su queste opere.

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